Se c’è in ballo la promessa della felicità e dell’eterno benessere, il popolo ci crede, ha interesse a crederci

Caro Direttore,

leggo i commenti e le opinioni degli esperti di politica e di tendenze che esaltano il linguaggio di Salvini e le sue promesse del solito sol dell’avvenire. Ora, a parte la globalizzazione e le sue colpe delle quali parla il mondo intero ormai, mi pare che ci sia troppa banalità nello spiegare il trionfo del Truce ministro di polizia.

Si dice, come se fosse la scoperta dell’atomo, che Salvini ha vinto perché ha detto alla gente quel che vuole sentirsi dire. Bella forza e bella scoperta. “Prima gli italiani”, slogan affascinante cent’anni fa., in piazza San Sepolcro a Milano. O davvero pensiamo di poter affrontare il mondo da soli, a mani nude e con pacchi di cambiali da pagare? O pensiamo di risolvere la migrazione epocale dei popoli annegando qualche “negro”?

Ora Salvini fa il suo interesse personale e di partito sparando balle zuccherate. Ma davvero esse coincidono con l’interesse dell’Italia? Se il mercato della politica si riduce al banco del pesce del chi offre di più, non sarà difficile per i pescivendoli demagoghi vincere le elezioni e anche le Olimpiadi delle bugie conclamate.

Io non penso che il popolo sia stupido. Se c’è in ballo la promessa della felicità e dell’eterno benessere, il popolo ci crede, ha interesse a crederci. Fra il truffatore e il truffato, chi è più colpevole? Il truffatore, direi, anche se non mancano nella pratica i casi di ex-equo. I problemi non mancano nel nostro Paese, ce ne sono fin troppi.

Abbiamo bisogno di capacità e di soldi per risolverli. La capacità devono metterla i governanti, i soldi ce li prestano i maledetti Mercati, la garanzia ce la dà l’Europa. Bene, noi non abbiamo governanti capaci, salvo qualcuno; insultiamo i Mercati e attacchiamo l’Europa. Il nostro cerchio giottesco.

Allora, tanto di cappello alla volontà del popolo, tanto di cappello ai populisti e al primato degli italiani, tanto di cappello alla capacità di Salvini di parlare la lingua degli analfabeti (qui c’entra anche Di Maio). Ma abbiamo risolto il problema o lo abbiamo peggiorato? Boh. Gli italiani sono stati per un anno grillini, adesso sono leghisti. Io rimango scettico e preoccupato per una sola ragione.

Se continuiamo sputare su chi ci paga i debiti, non faremo molta strada. Cerchiamo di mantenere salda la democrazia, in modo che quando gli italiani scopriranno la beffa, magari decideranno di essere “secondi” e rimetteranno i piedi per terra. Sarà un bel giorno, quello. E non sarà importante che vinca la destra o la sinistra. Sarà una festa quando, dopo il grillismo, ci liberemo di questa pericolosa caricatura di fascismo che è Salvini.


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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).