In attesa di leggere la versione definitiva del Recovery Plan italiano non possiamo che sperare in un maggiore confronto e ascolto degli  enti locali da parte del Governo

L’ultima levata di scudi viene dal Comitato Europeo delle Regioni, organismo comunitario che rappresenta regioni e città dell’Ue.

Il Cdr ha resi noti nelle settimane scorse i risultati di una consultazione congiunta condotta insieme al Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa sul coinvolgimento degli enti locali nella stesura dei Piani nazionali di ripresa. Da questa consultazione emerge che solo una minoranza di governi ha consultato gli enti locali e regionali nella preparazione dei piani, lacuna che – si spera – sarà colmata nelle prossime settimane, in vista delle versioni definitive dei Piani di ripresa da inviare a Bruxelles entro la fine di aprile.

La scorsa settimana inoltre, prima del Consiglio Europeo, l’Alleanza per la Coesione (Cohesion Alliance – rete di 12000 firmatari tra enti locali e cittadini) è tornata a chiedere una sinergia e un partenariato tra governi ed enti locali per la scrittura dei piani nazionali che andranno a stabilire priorità e progetti per l’impiego dei fondi del Next Generation Eu. A questa richiesta si è unito anche il Vice presidente esecutivo della Commissione Europea, Vladis Dombrovskis, per rimarcare quanto il coinvolgimento di città e regioni non sia stato rilevante fino ad ora per la redazione dei piani nazionali di ripresa.

Eppure, proprio dinnanzi alla plenaria del Comitato europeo delle Regioni dello scorso ottobre, era stata la Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen a ribadire quanto gli enti locali – in prima linea a fronteggiare l’epidemia- dovessero essere al centro del Next Generation Eu. In quella circostanza la Presidente della Commissione ha sottolineato come gli interventi per la digitalizzazione e la svolta verde rientrino nelle competenze e nelle responsabilità degli enti locali ed ha esortato le regioni e città a sentirsi coinvolte poiché “Il ruolo delle autorità regionali e locali nella ripresa dalla pandemia è essenziale” e  “le regioni e le città saranno al centro di Next Generation Eu”.

Sempre di quei giorni è una lettera da parte di nove sindaci europei tra cui i Sindaci di Milano, Barcellona e Parigi, indirizzata alla Presidente della Commissione e al Presidente del Parlamento europeo Sassoli per chiedere che una parte dei fondi del Next Generation Eu confluisca direttamente ai nuclei metropolitani.

Appello disatteso dai governi europei che sembrano – nei loro piani – aver dimenticato le città e i centri urbani – dalle capitali al più piccolo villaggio europeo.

In prima linea a fronteggiare l’emergenza sanitaria e sociale come primo avamposto delle istituzioni, ma poco o nulla consultati adesso che si progetta la ripresa e il rilancio del nostro continente, gli amministratori locali – sindaci e presidenti di regione- sono stati protagonisti indiscussi – nel bene e nel male – dei mesi del lockdown e di questa seconda ondata per scontri talvolta aspri col Governo, per Ordinanze contestate, protagonismo a volte giustificato dagli eventi, altre volte fuori luogo.

Adesso che è in scrittura il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – il Recovery Plan italiano – presidenti e sindaci alzano la voce davanti al rischio, concreto, che il Next Generation Eu dimentichi le città e gli enti locali.

Una recriminazione giusta e comprensibile da parte di chi è stato – almeno fino ad ora – poco consultato dal Governo per la definizione di scelte e priorità su come destinare i quasi 200 miliardi  del Next Generation Eu che spetteranno al nostro Paese.

Eppure, scorrendo le 40 pagine delle linee guida del nostro PNRR, in almeno 2 delle tre  linee strategiche del piano – Transizione ecologica e Inclusione sociale e territoriale – appare chiaro quanto molti interventi e progetti previsti dal piano avranno ricadute in grado di stravolgere  e impattare sulle agende urbane delle nostre città.

Parliamo di riforestazione urbana, ciclo dei rifiuti, qualità dell’aria, efficientamento degli edifici, nuovi sistemi di mobilità urbana, recupero di periferie e rivalutazione di centri storici; interventi che – senz’altro – andranno a coinvolgere tutte le città italiane con ricadute occupazionali ed economiche, occasione storica ed irripetibile per attuare una rigenerazione urbana e cambiare il volto ai nostri centri urbani, dalle aree metropolitane al più piccolo borgo italiano.

Ma se da un lato i progetti finali ultimati spiegheranno i loro effetti prevalentemente sulla qualità della vita dei cittadini nelle città, dall’altro, dal punto di vista della governance e della definizione di priorità e piani, gli enti locali rischiano di avere poca o nessuna voce in capitolo nella scrittura del Recovery Plan.

Un problema per chi – Sindaci e Presidenti di regione – dovrà trovarsi poi nella fase dell’attuazione a gestire le delicate e complesse fasi dell’implementazione e dell’execution di questi progetti in tempi relativamente brevi, se consideriamo che il 70% dei fondi del Next Generation Eu va impiegato entro la fine del 2022.

Che i sindaci e i presidenti di regione reclamino un accesso diretto ai  fondi o quantomeno uno spazio maggiore nella scrittura del nostro Recovery Plan è comprensibile  considerando lo scenario di crisi sanitaria e sociale che ci aspetta nei prossimi mesi, quando – passata l’emergenza sanitaria e scaduto il blocco dei licenziamenti – gli effetti drammatici dell’incubo che stiamo vivendo si riverseranno prevalentemente sui nostri centri urbani e nella vita concreta dei cittadini italiani  e quindi su coloro i quali – operando sul territorio – sono  chiamati a gestire e a trovare soluzioni rapide ai problemi legati alla disoccupazione  e all’aumento delle diseguaglianze.

Dal Sindaco di Firenze e Presidente di Eurocites Nardella che reclama centralità delle città europee fino al progetto “Recovery sud”, rete di sindaci del sud Italia, le iniziative per chiedere voce in capitolo nella scrittura dei piani nazionali di ripresa da parte degli enti locali sono aumentate negli ultimi mesi, quando gli amministratori europei hanno preso coscienza del poco spazio che era stato loro riservato da parte dei governi nazionali.

Per il momento, in attesa di leggere la versione definitiva del Recovery Plan italiano non possiamo che sperare in un maggiore confronto e ascolto degli  enti locali da parte del  Governo, per un rinnovato coinvolgimento ai tavoli decisionali di Sindaci e Presidenti di regioni, ovvero coloro a cui, in ultima istanza, saranno affidati i progetti del Next Generation Eu, il piano che per dirsi riuscito nell’obiettivo di pianificare il nostro futuro e costruire un paese più giusto, verde e digitale per noi e per la prossima generazione, non può dimenticare le città.


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