Stella polare del nostro viaggio

Il mare archetipo dell’anima. Presenza fraterna nel quale ci immergiamo con il corpo e con gli occhi o riflesso della nostra sensibilità, dei suoi desideri e delle sue aspirazioni? Guardando il mare osserviamo noi stessi attraverso uno specchio che riflette lo sbrilluccicare della nostra interiorità o traiamo sollievo da una presenza amica che ci rinfranca?

ARRIVEDERCI FRATELLO MARE, NAZIM HIKMET

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare

mi porto un po’ della tua ghiaia

un po’ del tuo sale azzurro

un po’ della tua infinità

e un pochino della tua luce

e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose

sul tuo destino di mare

eccoci con un po’ più di speranza

eccoci con un po’ più di saggezza

e ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare.

 

MARE MATTUTINO,  KONSTANTINOS KAVAFIS

Fermarmi qui. Per guardare anch’io un po’ la natura.

Il luminoso azzurro del mare mattutino

e del cielo senza nuvole, con la riva gialla:

tutto è bello nella effusa luminosità.

Fermarmi qui. E illudermi di vedere

quello che vidi davvero nell’attimo di sosta:

e non le mie fantasticherie, anche qui,

non le mie memorie, non le visioni della voluttà.

Esuli, ci congediamo dal mare o proviamo nostalgia di un essere più luminoso e vitale che sentiamo rispecchiare il nostro mondo interiore e a cui vorremmo disperatamente appartenere? Siamo  pellegrini che solo attraverso il sogno riescono a obliare il destino già scritto nella conclusione della nostra vita? Esiste un altrove o l’altrove è racchiuso in noi, nella luce del nostro viaggio che solo  la consapevolezza del naufragio incombente può rischiarare?

Siamo un frammento di Natura o la nostra coscienza è (SOLO?) un suo epifenomeno? La Natura ci contiene in un abbraccio fraterno, ci protegge, ci rigenera  e ci fa crescere o la Natura che vagheggiamo è solo proiezione del desiderio abbagliante di non essere soli nel Mondo e di condividere questo viaggio con dei fratelli?

Non lo sappiamo.

Ce ne andiamo come siamo venuti

Arrivederci fratello mare

Non abbiamo fissa dimora, l’uomo è nomade, legato solo alla luce e alla sua ricerca. Viviamo la dimensione del viaggio in simbiosi con la Natura (Goethe), siamo viandanti che escono nel vasto mondo attraverso la via più avventurosa: il mare. Accettando il rischio del naufragio. Solo in questo rischio sta la nostra autenticità. Nella ricerca dell’armonia tra Spirito e Natura. Qual è lo strumento principale che ci connette con la Natura e il Cosmo? L’Amore.

Ma arrivederci, dove?

NAZIM HIKMET (1902 – 1963)

Poeta Turco, visse molti anni in carcere e in esilio a causa delle sue idee politiche e per aver denunciato pubblicamente il genocidio armeno. Fu scarcerato per intervento di una commissione internazionale grazie a Picasso, Neruda e Sartre. Fu amico in età giovanile di Lenin, Esenin e Majakovskij. Candidato al Premio Nobel per la pace visse in esilio in Europa per molti anni e morì a Mosca.

La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,

senza aspettarti nulla

dal di fuori o nell’al di là.

Non avrai altro da fare che vivere.

………………………………….

Alla vita, NAZIM HIKMET

Konstantinos KAVAFIS ( Alessandria d’Egitto, 1863 – 1933)

Poeta Greco è uno dei più importanti poeti della letteratura neoellenica.

La Grecia di Kavafis non è uno spazio geografico, è piuttosto una condizione dello spirito, una Grecia interiore di miti e deità.

Poeta simbolista cerca di rischiarare con la propria luce interiore il ricordo del mondo che lo circonda.

Utilizza uno stile ironico per manifestare un atteggiamento disincantato verso la realtà.

Itaca è solo un pretesto per il nostro viaggio e se giunti alla meta ci troveremo inappagati, Itaca rimarrà il motivo del nostro viaggio.

Se decidi di tornare a Itaca,

augurati che sia lunga la tua strada,

piena di avventure, piena di cose da scoprire.

……………………………….

Itaca ti ha dato il viaggio bello.

Senza di lei non ti saresti messo in strada.

E non ha altro da darti.

E se la troverai povera, non è Itaca che ti ha ingannato.

Ora sei diventato sapiente, e hai tanta esperienza

che avrai capito, ormai, cosa significano le tante Itache.

Itaca, Konstantinos KAVAFIS

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749 – 1832)

Poeta tedesco, compose il Faust, amò Roma, Napoli e la Sicilia, amò intensamente l’Italia e la sua cultura. Morì nel 1832 a Weimar e le sue ultime parole, divenute comunque famosissime, sarebbero state: Mehr Licht («Più luce»), quasi a conferma del suo amore per la Natura e per il Viaggio e della sua convinzione che se un uomo tende instancabilmente verso la luce  allora la nostra vita non finirà, perché la propria morte diventa inconcepibile.

“Ora che ho presente al mio spirito tutto questo: coste e promontori, golfi e insenature, isole e penisole, rocce e arene, colline boscose, dolci pascoli, fertili campi, fioriti giardini, questi alberi ben curati, e i tralci pendenti e i monti che toccano le nuvole e questo ridente susseguirsi di pianure, di scogli, di dune, e il mare che tutto abbraccia con tanta mutevolezza e molteplicità di volti, ora l’Odissea è davvero una parola viva,”

Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia

La luce sconfinata del mare è la tavola cangiante della nostra anima? La bussola del nostro viaggio.

Più luce, più luce, più luce!


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