Quel crocifisso è nella cattedrale tedesca di Wuerzburg da più di sette secoli; quanti uomini lo avranno guardato nella speranza di sentirsi dire, al fondo dell’anima, una parola di incoraggiamento?

Da quando l’ho vista per la prima volta, non riesco più a togliermela di mente. Mi riferisco alla scultura di quel crocifisso che anziché tenere le braccia stese sul legno della croce, le tiene incrociate sul suo petto, come a voler abbracciare chi lo guardi e, nello stesso tempo, a sostenere tutto il male e il dolore del mondo.

Che tu sia credente o no, poco importa. La rappresentazione di quel crocifisso, prima ancora che ad un atto di fede, ci invita a lasciarci interrogare da tanta bellezza, fino a sentire il dovere di riappropriarci della nostra umanità, di quel sentimento che ci rende fratelli perché essere umani.

Quel crocifisso è nella cattedrale tedesca di Wurzburg da più di sette secoli; quanti uomini lo avranno guardato nella speranza di sentirsi dire, al fondo dell’anima, una parola di incoraggiamento; quante donne avranno guardato a quel figlio crocifisso, e avranno pensato al dolore delle madri che hanno perso un figlio sulle tante croci innalzate dall’ingiustizia e dalla cattiveria; quanti anziani, guardando quelle mani piagate dalla sofferenza, avranno pensato a tutta la fatica della propria vita, passata in silenzio, senza troppe pretese, a lavorare dignitosamente per preparare l’avvenire dei propri figli… Lo so, possono sembrare pensieri “romantici”, scritti solamente per cercare di trovare un senso al dolore di quel crocifisso e alla vita quotidiana di chi, da quella scultura, ha cercato come me di capirne l’intimo segreto…

Eppure, quel legno continua a provocarmi: cosa può dire un abbraccio se non amore, tenerezza e compassione? Come possono, due povere e fragili braccia, sostenere tutto il male e il dolore del mondo? Io non ho riposta, ma so che le mia braccia possono aprirsi per abbracciare e imitare, così, il gesto del crocifisso di Wurzburg; io non posso espiare tutta la sofferenza del mondo, ma so che posso alleviare quella di chi mi circonda. E rendere quella scultura più attuale che mai.


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