Vincenzo Camuccini, "Morte di Cesare", 1798,

Chi fu, chi sarebbe stato Giulio Cesare?

“Quoque tu, Brute, fili mi!”. Dopo queste gelide parole spirava Gaio Giulio Cesare, strappato alla vita nell’apice della sua gloria.

Figura controversa quanto cruciale, per la storiografia rappresenta sin da subito il primo vero “imperatore” romano, anche se, raggiunto il massimo potere nell’ultima parte della sua vita, gli venne attribuito il titolo di dictator perpetuus, un mandato che sostanzialmente gli attribuiva le maggiori cariche magistrali: insomma, un vero e proprio “sovrano politico” e non solo “capo militare” (originario significato del lemma imperator), che pose le basi per l’ultima grande tranche della storia romana, l’Impero. A conferma di tutto ciò, Svetonio nella sua De Vita Caesarum, una delle più importanti fonti storiche sulla figura di Giulio Cesare, colloca la figura del dictator all’inizio dell’opera, a stigmatizzare l’inizio di un nuovo corso nella storia dell’Urbe.

Detto questo, chi era effettivamente Giulio Cesare e come ha raggiunto questa indiscussa fama?

Gaio Giulio Cesare nacque intorno al 100 a.C. nel quartiere “popolare” della Suburra, da Gaio Giulio Cesare e Aurelia Cotta. Nipote del celebre Gaio Mario, la sua gens vantava di essere diretta discendente di Enea, o meglio di suo figlio Ascanio Iulo, eletto a capostipite: era uso presso le gentes patrizie romane legare le proprie origini a personaggi illustri, al fine di fondare quantomeno un prestigio di sangue.

Cesare crebbe in una situazione di grandi disordini nella res publica: l’ascesa di Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla, rispettivamente rappresentanti delle classi sociali di populares, desiderosi di riforme che statuissero sui loro diritti, e optimates, membri della nobiltà senatoria interessati a conservare i propri privilegi, aveva portato a una guerra intestina, terminata dopo la morte di Mario e la conseguente ascesa di Silla (86 a.C.). Il giovane Cesare, in quanto portatore delle istanze dei populares e a causa della parentela con Gaio Mario, dovette fuggire in Sabina per evitare la rappresaglia delle liste di proscrizione. In seguito partì per l’Asia chiamato al servizio militare, rimanendo lì fino alla morte di Silla (78 a.C).

Tornato a Roma, si distinse nella carriera forense,e in politica si guardò bene dallo schierarsi apertamente contro la politica sillana: si rifiutò di partecipare a una ribellione capeggiata da Lepido e successivamente non rientrò tra i responsabili della fallita congiura di Catilina, anche se è probabile che avesse almeno in parte collaborato.

Dopo essere stato eletto questore ed edile, nel 60 a.C. strinse un sodalizio (conosciuto nella storia come “primo triumvirato”) con i più potenti uomini della res publica, Gneo Pompeo e Marco Licinio Crasso, che gli permise di giungere al consolato nel 59 a.C. e successivamente al proconsolato in Gallia Cisalpina nel 58 a.C. Negli anni successivi Cesare compì operazioni militari che portarono alla sottomissione dell’attuale Francia e che gli permisero di raggiungere un enorme prestigio militare (si dice che sotto il suo comando vi fossero almeno 5 legioni, tra quelle stanziate originariamente in Gallia e quelle offerte dai suoi alleati).

Nel 53 a.C. Crasso morì in battaglia contro i Parti, e questo avvenimento provocò l’attrito tra Cesare e Pompeo: quest’ultimo, approfittando dell’assenza di Cesare, si fece eleggere consul sine collega prendendo di fatto il controllo della res publica. Cesare, estromesso dal potere, decise di giungere a Roma in armi oltrepassando il fiume Rubicone (il confine dell’Italia che poteva essere superato solo se disarmati: Cesare compì, quindi, un atto senza precedenti!): siamo al 49 a.C., e Roma, già dilaniata dalla crisi politica, venne scossa da una seconda guerra civile. Pompeo fuggì in Dalmazia, dove fu raggiunto da Cesare e sconfitto a Farsalo nel 48: fuggito in Egitto, Pompeo trovò lì la morte per mano di Tolomeo XII. La vittoria finale avvenne a Munda, in Spagna, dove Cesare sconfisse le ultime forze pompeiane riorganizzatesi (45). Tornato a Roma, venne accolto con giubilo dal popolo e seguirono settimane di giochi per celebrare il trionfo militare.

L’ascesa senza fine di Cesare venne interrotta improvvisamente: il 15 marzo (Idi, nel calendario romano) del 44 a.C. Secondo le fonti, i giorni che precedettero la morte di Cesare furono tempestate da oscuri presagi: incubi notturni, sacrifici “sfortunati”. Emblematici furono la frase che un aruspice rivolse allo stesso Cesare (“guardati dalle idi di Marzo!”), e un incubo della moglie Calpurnia, che sognò di sostenere il cadavere del marito mentre la loro casa crollava.

Come tutti i giorni, Cesare si recò in Senato, dove lo attendevano i congiurati, tra cui i pretori Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino che, scontenti dello scarso riconoscimento ricevuto dal dictator, si erano fatti portatori delle insofferenze della nobilitas, giungendo a coinvolgere diversi senatori in precedenza vicini a Pompeo.

Giunto al suo scranno, Cesare venne circondato dai suoi assassini e pugnalato ben 23 volte prima di morire. Il suo fedelissimo Marco Antonio non poté accorrere in tempo, trattenuto fuori dal Senato.

Venne spezzata così, in un attimo, la vita di Giulio Cesare: magari avrebbe potuto compiere le riforme e le conquiste che aveva programmato una volta ottenuto il potere, ma il fatto che non abbia mai potuto farlo non cancella la sua “indiscussa fama” che ancora oggi vanta. Per quanto discutibile possa essere stata la sua opera, almeno dal punto di vista morale, è altrettanto indiscutibile che Giulio Cesare abbia lasciato un segno negli avvenimenti dell’Antica Roma, in quanto capace, con la sua morte, di infliggere un colpo altrettanto mortale alla già debole res publica, e voltare un’ulteriore pagina nel grande libro della Storia…


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Giacomo Zingaro
Ho 22 anni, sono studente di Giurisprudenza all’Università di Trento, ma oltre al diritto coltivo altri interessi, in particolar modo per la storia e la musica. I miei hobbies preferiti sono la chitarra e la guida. Mi piace molto viaggiare, il che ben si addice alla mia voglia di conoscere e “curiosare”. Il motivo per cui scrivo? La scrittura allarga le frontiere della mente, la scrittura è confronto e condivisione, la scrittura è crescita, la scrittura è un viaggio nella conoscenza, proprio come la traversata di Odisseo nel Mediterraneo…

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