Nel nome del Padre, del Figlio e della famiglia Gucci

Un segno di croce, la liturgica preghiera recitata a memoria affinché nulla di ottenuto venga tolto, affinché nessuno disperda i sacrifici di una vita, di una bella vita. ”House of Gucci” è il testamento biologico che il regista Ridley Scott dirige con sapienza, avvalendosi di un cast hollywoodiano di tutto rispetto.

Un’accozzaglia di Premi Oscar, una copiosa quantità di talento davanti al quale è impossibile restare indifferenti. Un plot da cronaca nera, rifiutato dai protagonisti in questione, in particolare da Patrizia Reggiani, moglie, mamma e omicida di suo marito, Maurizio Gucci, delfino designato alla successione, ribelle di un impero che non conoscerà cadute, se non quelle personali, quelle dinamiche familiari corroborate dalla sete di potere, un lusso che svelenisce solo la clientela di un marchio, status di ricchezza e infelicità.

Adam Driver e Lady Gaga sono sublimati negli outfit di neo sposini, il cambiamento psicologico che esprimono è un climax di vicissitudini che degenera nell’iperbole dell’assassinio, la consapevolezza dell’erede da una parte fa da contraltare all’arrivismo femminile che negli Anni Settanta cavalcava l’originalità e l’ingegno di una ragazza che, da una rimessa di camion, si ritrova catapultata nell’universo dell’alta moda.

Un matrimonio che non s’ha da fare, almeno per papà Rodolfo (Jeremy Irons), scettico nei confronti dei veri scopi della donna, in perenne conflitto col fratello Aldo, interpretato da un agee, ma sempre eccezionalmente incisivo, Al Pacino. Aldo tiene in mano le redini dell’azienda che non è intenzionato a cedere a suo figlio Paolo, caricaturato con disillusa simpatia da Jared Leto.

Lo scontro fra generazioni di Gucci è perfettamente raccontato dalle star scritturate per la pellicola, i mostri sacri del cinema sembrano passare il testimone alle nuove leve che, senza esitazione alcuna, dimostrano di avere tutte le carte in regola per calcare la walk of fame.

Seppur lungo e dettagliato, il film presenta anomalie e buchi temporali che non ci spiegano come si sia giunti alla risoluzione del caso o come si siano scoperti i legami fra la Reggiani e la cartomante Pina Auriemma (Salma Hayek), né tantomeno cosa sia successo ad Alessandra Gucci, figlia di Maurizio e Patrizia.

”House of Gucci” accentua il comandamento del ”purché se ne parli”, è la pubblicità gratuita della contraffazione, il trionfo dell’apparenza e della povertà di spirito.

Oggi la griffe Gucci non presenta alcun membro della famiglia all’interno del suo consiglio di amministrazione, ma ha lasciato in tutti noi l’inarrivabile idea di stravaganza e follia tipica di chi ha tutto, per poi accorgersi di non avere niente!

 


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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