Come la Weil ha dialogato con tutti ma entrando anche in conflitto,  così Giorello ha attraversato più punti di vista scontrandosi anche con i propri maestri

Ci sono diverse modalità con cui interrogarsi sullo spessore concettuale e la coerenza di un pensiero come quello di Giulio Giorello,  filosofo della scienza recentemente scomparso che  è stato un umile navigatore nelle acque sempre impetuose della conoscenza col dare dei significativi contributi ai dibattiti culturali in altri campi del sapere; una di queste  è quella di individuare con quali figure sia del passato che del Novecento ha avuto modo di confrontarsi, a volte in maniera esplicita e a volte meno evidente. Nella sua avventura filosofica costellata da molteplici interessi con oltre cinquanta volumi, alcuni dei quali scritti con scienziati come Umberto Veronesi ed Edoardo Boncinelli, un certo peso ha avuto la figura di Simone Weil (1908-1943),   pensatrice difficile da inquadrare in classici schemi filosofici e animata per le sue scelte radicali di vita da un non comune ‘sacro fuoco della verità’, per usare un’espressione di Pavel Florenskij, studiato in particolar modo in Italia da Silvano Tagliagambe che come Giorello è stato un allievo di Ludovico Geymonat. Tenere presente questa particolare figura, caratterizzata da una parte per l’interesse costante per la scienza e per la matematica in particolar modo e dall’altra impegnata nel campo sociale e politico nel combattere ogni forma di totalitarismo e di fanatismo sino alla finale esperienza mistica, può essere d’aiuto nel dare una certa coerenza e unità al  percorso di Giorello che l’ha tenuta spesso presente come compagna ideale, anche se non in modo troppo visibile, nelle sue diverse randonnées in campi molto lontani tra di loro; ne fanno fede i molteplici e costanti riferimenti che non sono stati occasionali e generici, ma frutto di comunanza di intenti e a volte di prospettiva.

Sono stati innanzitutto i continui interessi  per alcuni cruciali problemi di  filosofia delle matematiche, come quello della scoperta e del loro applicazione al reale,  e per matematici come Federigo Enriques prima e poi ad esempio André Weil, fratello di Simone, e Alexandre Grothendieck, a fare incontrare Giorello già negli anni ‘80 con la Weil e le  molteplici considerazioni sul pensiero matematico, contenute in alcune lettere al fratello negli anni ’40 ed in numerosi altri frammenti, poi confluiti nei quattro Cahiers, tutti postumi  che hanno fatto parte integrante del suo cammino. Pur non dedicando espressamente alla Weil nessun scritto particolare, basta scorrere le sue opere per trovare continue citazioni  tratte dai Cahiers dove viene intravista una idea di  scienza matematica come continua avventura dello spirito e dotata di una intrinseca dimensione artistica;  ne viene inoltre elogiata la scelta teoretica del frammento, dove bastano poche righe per entrare nel vivo delle questioni concernenti la particolare natura della ‘conoscenza matematica’. Viene condivisa appieno l’idea della  estrema libertà in essa implicita, il suo essere stata la prima scienza a liberarsi dal ‘fatto bruto’ e dall’’empirismo dei fatti’, a ‘svincolarsi dall’intuizione sensibile’ come dicevano Enriques prima e dopo i due   Weil, André con la  ricerca delle più generali strutture matematiche   e Simone in base alla  conoscenza della scienza greca da Pitagora ad Archimede e alla particolare lettura di figure come Eulero, Gauss, Galois, Riemann e Poincaré.

Giorello poi in una recente e breve recensione al volume La fredda bellezza. Dalla metafisica alla bellezza del 2014, che contiene una lettera alla sorella  ed un altro scritto di André Weil del 1960,  ha evidenziato questo fatto  col sottolineare la estrema creatività delle matematiche nonostante il duro lavoro del matematico sia simile a quello di uno scultore quando si trova di fronte ad una pietra come il porfido da piegare alle proprie tensioni conoscitive citando uno dei tanti frammenti di Simone: “Matematica: universo astratto in cui io dipendo unicamente da me”. Nello stesso tempo  è rimasto affascinato sia da André Weil, chiamato ‘matematico avventuroso’ e sia dalla sorella a sua volta definita ‘pensatrice sospesa tra ‘l’ombra e la grazia’, ed  ‘entrambi amanti dell’Orsa Maggiore’ per la loro capacità di andare oltre i confini delle conoscenze date, di esplorare senza nessuna reticenza  quelli che vengono chiamati ‘nuovi continenti dello spirito’; poi grazie alla conoscenza del pensiero popperiano insieme a quello di Lakatos e di Feyerabend, rivede il momento metafisico del pensiero matematico  facendo sua l’espressione di André Weil, poi estesa anche alla sorella affascinata a sua volta dal senso ‘aurorale’ di questa scienza avuta nel mondo greco: ‘Matematica: scienza che si nutre di foschia’ con la ‘nebbia di idee metafisiche che preludono alla costruzione di teorie controllabili’.

Ma Simone Weil, rispetto al fratello André e grazie alla sua particolare ricezione delle idee di Riemann, Poincaré, Einstein e di un certo Hilbert,  ha offerto a Giorello qualcos’altro a proposito del cruciale e sempre vivo problema  dello stretto rapporto fra matematica e mondo reale, aspetto questo com’è noto non tenuto nella debita considerazione  dai bourbakisti e che sarà una delle cause della crisi di tale gruppo e dello stesso allontanarsi da parte di Grothendieck;  e non a caso in più scritti vengono riportati e commentati  altri significativi frammenti, sempre tratti dai Cahiers, aspetto questo sviluppato in un recente volume scritto insieme col fisico teorico Vincenzo Barone, La matematica della naturadel 2016: ‘Matematica: andare mediante le forme al senza-forma’; ‘Pensare matematicamente la natura sensibile. Il bello nella matematica è l’imprevedibile, l’a posteriori dell’a priori, senza il quale non ci sarebbe scoperta’ e ‘Ma la matematica stessa, studio a priori della natura, è già un miracolo’.

Questo continuo sottolineare da parte della Weil  la specificità e  la libertà della ricerca matematica nello scoprire, grazie ai suoi processi di astrazione e di generalizzazione, i livelli del reale pur non dipendendo da nessun reale particolare coll’arrivare poi, come diceva Einstein, ad essere insostituibile nel comprendere il reale più in generale, può aiutare a spiegare meglio il costante engagement da parte di Giorello in difesa della libertà e del pluralismo delle idee; quella che è stata definita esperienza irrégulière  della Weil, che in nome della verità sino al sacrificio delle sue  idee e della vita stessa non accettava nessun dogma o dictat sia imposto da una istituzione plurisecolare come la Chiesa che da movimenti laici in nome di presunte rivoluzioni, può aiutare a capire meglio  la sua ‘etica del ribelle’, come viene chiarito in un libro-intervista del 2017. In tale volume  si mette in evidenza lo stretto rapporto tra verità, tempo e conoscenza che sono i cardini ritenuti dalla stessa Weil per elaborare progetti di cambiamento  dove diventa essenziale confrontarsi con le rivoluzioni scientifiche, campo in cui l’uomo si confronta più che in altri con i propri limiti.

Come la Weil  ha dialogato con tutti ma entrando anche in conflitto mantenendo la propria autonomia col creare anche inevitabili malintesi,  così Giorello ha attraversato  più punti di vista scontrandosi anche con i propri maestri e ha saputo dialogare pur da ateo, ad esempio, con i credenti e sentirsi a volte in sintonia  come  con il Cardinale Martini nel volume del 2010 Ricerca e carità; non ha poi esitato  a sottoscrivere un vero e proprio manifesto per avviare un confronto critico e costruttivo col mondo cattolico nel volume scritto con Dario Antiseri, Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti nel 2008, libertà ritenuta un bene comune da difendere in primis con le armi della ragione. Questo aiuta a capire meglio anche il suo ‘eretico’ confrontarsi con problematiche di tipo teologico sino  a fare un  commento da laico all’Apocalisse insieme all’unità di fondo a base del percorso intrapreso, dove acquista più senso anche l’interesse per Simone Weil ritenuta una figura ‘tormentata dalla sfida congiunta di politica e arte’.


Fontehttps://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Giorello4.jpg
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Mario Castellana
Mario Castellana, docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.

1 COMMENTO

  1. Bellissimo e interessantissimo
    Mario è forse il fratello di Franco che ci seguì con pazienza nei ns discorsi a Ostuni? Insegna forse anche a Lecce?
    Ho conosciuto Giorello al primo anno di filosofia (fine 2012) e grazie alla sua apertura mentale ho iniziato lo studio su Pauli e (Jung, quest’ultimo totalmente assente in statale). Mi propose lui la tesi sul dialogotra questi due scienziati (che continuo tuttora). Ebbi pochissimi e brevissi incontri: tutti molto incisivi (poi andò in pensione.. ).
    Grazie Paolo, bravissimo!!

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