Dietro a un libro della De Lellis c’è una libreria che lavora, una tipografia che stampa e il bar accanto alla Feltrinelli di turno che vende qualche bibita in più

Una storia di Instagram e l’odore della carta stampata ormai si incontrano più spesso di due vicini sul pianerottolo di casa. In questi giorni ho seguito il caso De Lellis e nemmeno con tiepido entusiasmo visto che il web è pieno di commenti poco carini ed alcuni esagerati sul chiacchierato libro diventato già caso editoriale di fine anno: un 2019 che per la Giulia nazionale è stato pieno e intenso di lavoro e gossip (certo si sopravvive piacevolmente a giornate lavorative da influencer).

Una breve storia di attualità. Abbiamo un libro stravenduto on-line (non specifico a caso che è stato più venduto su piattaforme e-commerce che in libreria perché hanno due target differenti di riferimento) e una neo non-scrittrice che ha dichiarato con tutta la franchezza tipica del suo carattere che abitualmente non pratica l’hobby della lettura, ma invece si dedica con maggior piacere ad abbinare vestiti e proporre outfit nel tempo libero, e sullo sfondo (neanche tanto lontano) quell’opinione pubblica pronta a creare puntualmente due fazioni a cui siamo storicamente abituati. La prima formata dai colti criticoni indignati dal successo di un libro così commerciale che oscura casi editoriali che a loro dire meriterebbero maggiormente di essere più discussi, e dall’altra parte la fazione dei “l’importante che si muova qualcosa” perché se ci pensiamo bene dietro a un libro della De Lellis c’è una libreria che lavora, una tipografia che stampa e il bar accanto alla Feltrinelli di turno che vende qualche bibita in più.

Chi è pronto sempre a criticare tutto quello che non è altamente culturale e non facente parte di circoli elitari può iniziare a pensare che magari il libro della de Lellis può avvicinare i giovani alla lettura, vai a vedere che una giovane ragazza possa appassionarsi allo strano mondo della lettura, lontano da schermi a led e dai social mentre è in fila alla Feltrinelli in attesa del suo autografo? Che poi se ci pensiamo bene chi siamo noi per criticare Giulia che ha come pregio quello di essere popolare e di aver sfruttato a suo favore questa popolarità?
L’imprenditoria digitale è ormai una realtà con cui necessariamente bisogna interfacciarsi, dobbiamo comprenderla, analizzarla e magari per alcuni ragazzi potrebbe diventare uno spunto per ispirarsi a nuove figure professionali.

Se il mondo cambia non ci resta che cambiare insieme a lui riconoscendo tutto quello che ci arriva con spirito critico e curiosità. Quindi vogliamo un mondo con delle De Lellis (non possiamo farne a meno ormai), ma consapevoli dei messaggi che lanciano e della responsabilità che si assumono diventando casi mediatici o persone della porta accanto, dipende dal punto di vista e dipende dal mezzo che utilizziamo per osservarle, l’importante e che sfruttino il momento in maniera positiva e che chi la segua possa attraverso di loro trovare ispirazione, chi per un nuovo colore di capelli, chi per un nuovo lavoro che potrebbe cambiargli la vita.


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