Se Trump fosse meno borioso, antipatico, incauto, forse troverebbe un modo più dolce per indorarci la pillola. Ma la (tesi) supposta non cambierebbe…

Dopo l’evidente fallimento del G7 di Taormina (che per Gentiloni “è andato alla grande”… sic!), Angela Merkel ha dichiarato, visibilmente stizzita, che sono finiti i tempi dello zio d’America, quelli in cui l’Europa poteva fare affidamento sugli altri: ora deve imparare a camminare da sola, priva di Trump-olini di lancio.

Bello, giusto, brava. Bene così.

E dopo che lo abbiamo detto? Dopo l’applauso al più che comprensibile scatto di orgoglio teutonico? I fatti che dicono? Perché, si sa: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e, se il concetto non fosse ancora chiaro, basterebbe chiedere a chi nel Mare di mezzo ci annega, magari proprio perché c’è il G7 e allora i gommoni, che normalmente attraccano in Sicilia, devono fare il giro più largo…

Tornando alle parole della Merkel: non G. siamo. Dove la “G.” sta per “Grandi”. Non siamo Grandi. Punto. O, se preferite, punto G.

Lo sappiamo bene: da quanto Colombo ha “scoperto” l’America (che, in realtà, di suo viveva già benissimo, e all’aria aperta…) noi tutti del Vecchio Continente siamo ammalati di eurocentrismo. La teoria della relatività di Einstein non ci ha insegnato niente e continuiamo a dividere il globo terrestre in Oriente e Occidente a partire da noi: sta a Oriente chi sta a est dell’Europa e sta a Occidente chi sta a ovest dell’Europa. Ma il fatto è che noi non siamo, o almeno non più, l’ombelico del mondo e il “politically uncorrect” di Trump non fa che ricordarcelo. Tutto qui.

Siamo piccoli. Piccoli per la nostra popolazione (che è anche sinonimo di “mercato di consumatori”), piccoli per le materie prime (che non abbiamo e saccheggiamo da altri), piccoli negli armamenti (almeno in confronto a quelli delle superpotenze; siamo però bravi a venderle, le armi…), piccoli come peso politico (anche perché, euroscettici a parte, l’Unione Europea è ancora in larga parte un progetto più che una realtà…). Ci vantiamo di essere ancora una società della conoscenza, ma per quanto ancora? Risposta: vedasi BRICS

Conclusione: siamo piccoli e Trump ce lo ricorda, prendendoci a pesci in faccia, che si tratti di discutere della salvaguardia dell’ambiente, della lotta al terrorismo o delle politiche protezionistiche.

Certo, l’arroganza non fa mai piacere e incita a reagire. Romano Prodi ha persino dichiarato che un giorno, forse, dovremmo ringraziare il presidente USA per avere innescato un moto di risorgimento europeista. Ma la reazione resterà velleitaria, finché i fatti non cambieranno, e, almeno fino ad oggi, non si vede come possano cambiare.

Se Trump fosse meno borioso, antipatico, incauto, forse troverebbe un modo più dolce per indorarci la pillola. Ma la (tesi) supposta non cambierebbe: non G. siamo. Punto.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...