Ricercatori del “De Bellis” di Castellana Grotte pubblicano sulla rivista iScience uno studio finanziato dalla Fondazione Airc, sulla cura alle neoplasie

Parla tutta pugliese, e soprattutto al femminile, una importante ricerca scientifica in campo medico oncologico che limita l’uso della chemio a favore delle terapie farmacologiche.

La scoperta è stata resa pubblica sulla rivista rivista iScience del gruppo Cell, da un gruppo di ricercatori, prime autrici Paola Sanese e Candida Fasano, guidato dal professor Cristiano Simone e finanziato dalla Fondazione Airc e sviluppato presso l’Ente Ospedaliero Specializzato in Gastroenterologia “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte. Stiamo parlando di una struttura ospedaliera ad indirizzo specialistico gastroenterologico medico e chirurgico di altissimo rilievo, che opera in tale campo quale Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di diritto pubblico, così come classificato dal Ministero della Salute. La sua portata è di rilievo internazionale in quanto si è avvalsa della collaborazione dell’NIH statunitense oltre che di altri gruppi Airc di Roma, Bologna e Milano.

Ma torniamo a parlare di questa scoperta: in sostanza si interviene con terapie mirate per uccidere  le sole cellule tumorali – evitando dunque le distruzioni a tappeto di cellule sane e malate indotte dalle chemioterapie – in vari casi di cancro al seno, al colon, all’ovaio ed al pancreas.

I ricercatori pugliesi hanno individuato in laboratorio il ruolo chiave che svolge un gene, il SMYD3, che produce una delle proteine “operaie” addette alla riparazione del nostro DNA. Questo gene SMYD3, era già conosciuto da circa un decennio perché rilevato in dosi massicce in vari tipi di tumore, ma non se ne conosceva ancora la funzione. Dopo solo otto mesi di ricerca (il progetto finanziato dal Airc ha un arco temporale di cinque anni), la ricerca ha permesso di conoscere il funzionamento di questo gene, dimostrando come, in alcuni casi, bloccando la proteina con farmaci inibitori le cellule tumorali non riescano ad a riparare il proprio DNA e muoiano.

Naturalmente la ricerca si addentra molto più nello specifico spiegando il funzionamento di queste proteine “operaie” che hanno in manutenzione il nostro DNA, quando rivelano degli eventuali danni. Questa attività è vero che serve a mantenere in salute le cellule sane, ma è utilizzato anche da quelle tumorali per difendersi dai danni inflitti dalla chemioterapia.

 

«Le principali squadre operaie in realtà non sono le SMYD3, che per le cellule rappresentano una sorta di piano B, ma hanno altri nomi (BRCA1/2 e PARP) – spiega il professor Simone – . La nostra scoperta amplia l’applicabilità del cosiddetto meccanismo di ‘letalità sintetica’, che sfruttando le differenze genetiche – mutazioni – fra cellule tumorali e cellule normali, permette di uccidere in maniera mirata solo quelle cancerose, risparmiando le sane. Un principio dunque con grandi potenzialità, finora utilizzabile però solo nella terapia del cancro dell’ovaio e del pancreas e solo in pazienti oncologici predisposti a causa di mutazioni dei geni BRCA1/2, come ad esempio per il seno. Un difetto in questi ultimi geni, coinvolti nella riparazione del DNA, è associato allo sviluppo di tumori al seno o alle ovaie rispettivamente nel 5 e 15% dei casi. Utilizzando sostanze che inibiscono un particolare enzima chiamato PARP, addetto alla riparazione del DNA, la terapia basata sulla letalità sintetica va a colpire così solo le cellule difettose, quelle cioè in cui i geni BRCA1/2 risultano mutati: farmaci mirati dunque, non chemio. Ma non tutti i soggetti malati presentano questa mutazione. E ciò ha reso finora ridotte le possibilità di applicare la letalità sintetica».

Di certo, è con ricerche, così come con tante altre che vengono portate avanti nel mondo grazie alla generosità di tanti enti e semplici cittadini, il cancro non solo non fa più paura come un tempo, ma viene affrontato in maniera sempre più mirata, così da concentrare gli sforzi dei clinici verso terapie sempre meno invasive.


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Francesco Maria Cassano
Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di belle ragazze e di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.

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