Leggendo l’opuscolo scritto da Mimmo Marrone per i suoi trent’anni di sacerdozio a San Ferdinando di Puglia

Fantasticava Kafka. Di viaggi e di memorie, mentre scriveva uno dei suoi tanti capolavori, “America o il disperso”.

Aveva sempre accarezzato il sogno di viaggiare Kafka, senza mai uscire dal proprio ambito, come don Mimmo Marrone, il nostro attivissimo Parroco di San Ferdinando che non ha mai demandato ad altri la propria missione curativa delle anime locali, sanferdinandesi.

Scrivendo di essere rimasto per così lungo tempo nella Parrocchia di San Ferdinando, paese in cui egli è nato, denota e rivela timidamente una certa “nostalgia” per quei luoghi “accarezzati” ma mai visitati.

Lo dimostra quando afferma che non è una persona con le radici ma uno con le ali. Ma con le ali si vola, servono a volare. Si vola a meno che non sia di quei pennuti che le sfoggiano ma non le sanno usare. Rimanere sempre in un posto significa anche comodità, se non pigrizia. Manzoni in una sua lirica “Il Natale”, immagina un sasso che dall’altura di un monte rotola a fondo valle. Conclude che quel sasso rimarrà fermo finché una forza esterna non lo riporterà al punto dov’era, “Se una virtude amica in alto nol trarrà”.

Don Mimmo, è una persona molto animata, non è certamente un inerme sasso. Nelle sue vesti di sacerdote, deve attendere ad ordini superiori per farsi spostare in un’altra sede. Persona perspicace, come lui, ha dato dimostrazione di gestire bene la sua Parrocchia e dalla parte dei superiori non v’è motivo di rimuoverlo.

Egli, quindi, non ha virtude amica che lo possa trasferire. Presenziare per così lungo tempo un territorio, uno impara a conoscerne le più piccole peculiarità: sia del paese sia della gente che ci vive. E poi, non aiuta pure la Confessione a saperne di più? I mezzi per gestire una Parrocchia fanno parte di un potere religioso-temporale-economico. A secondo chi lo gestisce il risultato ottenuto fa equilibrio al tempo dedicato moltiplicato per la sacralità delle azioni.

Don Mimmo non è, tutto prendere e nulla dare. Se mettiamo le sue azioni sui piatti di una saggia bilancia possiamo definirlo, orgogliosamente: l’uomo dal “peso” equilibrato al posto giusto.

Non è facile gestire le lagnanze di un paese come il nostro, dove alle zone d’ombra non arriva mai un raggio di sole; dove le mascherine anti covid19 sono state applicate sopra quelle ataviche del, non vedo, non sento, non dico; dove la legge dello Stato e della municipalità fanno fatica ad attecchire.

Don Mimmo che “Non ha paura perché segue il pastore”la dice lunga sul divario esistente tra chi issa e chi ammaina, visto che la “bandiera della legalità è quasi sempre a mezz’asta.

Il rimanere fermo per trent’anni in questo paese ha voluto significare che la sua presenza è più che necessaria, altrimenti l’avrebbero rimosso subito. Con questo posso affermare che le sue ali non gliele hanno mozzate ma solamente abilitate a voli spirituali, dove prende piede il verbo che addita gli scomodanti del Tempio, invitandoli ad una mensa allestita di pace e giustizia.

In fatto d’umorismo, don Mimmo non è secondo a nessuno.Un po’ di sano umorismo sui mali del mondo non può che farci star meglio, con la preghiera che ne rafferma lo spirito.


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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.