Successo.

Sin da piccoli cresciamo con l’idea che bisogna avere successo nella vita per poter andare avanti: bisogna avere i migliori voti a scuola, bisogna trovare il miglior lavoro, bisogna essere il miglior partner, solo per citarne alcune. Eppure l’eventualità che qualcosa di inaspettato faccia fallire un progetto apparentemente perfetto c’è e può darci molte preoccupazioni.

Intervistiamo oggi Giannandrea Inchingolo, ex studente del Liceo “Nuzzi” di Andria e attuale vicepresidente e cofondatore di FAIL!, un evento nato al MIT di Boston che si propone di portare sul palco accademici da tutto il mondo per condividere i loro fallimenti e da essi imparare.

Ciao Giannandrea, ti andrebbe di raccontarci subito da quale esigenza nasca FAIL! ?

FAIL! nasce dall’esigenza di sfatare qualche mito sulla nostra concezione del fallimento: fallire non è la fine del mondo. Le migliori carriere si sono costruite su precedenti fallimenti, eventi inevitabili quando nella vita si cerca di raggiungere traguardi di ogni tipo.
Certo, fallire comporta delle conseguenze, ci obbliga a cambiare piani, ci può far star male, ma ci da anche un’incredibile opportunità di riflessione su noi stessi, sui nostri limiti e ci permette di superarli. Dai fallimenti impariamo sempre qualcosa, anche solo la forza di rialzarsi ed andare avanti. Ciò che davvero manca al giorno d’oggi è il coraggio di condividere questi fallimenti per paura di essere identificati come “falliti”. FAIL! si propone come una soluzione a questo, fornendo un palco sul quale le persone possono condividere le loro storie.

Sembra facile a parole, ma concretamente come è possibile affrontare un fallimento e insieme imparare da questo? E soprattutto, in che modo FAIL! può contribuire a questo processo?

FAIL! è un evento pensato per trasformare la mentalità delle istituzioni a cambiare il loro approccio al fallimento, esaltando il valore della “resilience”, un concetto anglosassone che si traduce come la capacità di riprendersi dalle difficoltà, dalle sconfitte invece che soccombere ad esse o al timore che si ripetano. Il ruolo di FAIL! in questo processo è promuovere la condivisione di storie personali e professionali di gente che è riuscita a riprendersi dai propri fallimenti ed andare avanti. Questo, da un lato, esorcizza il terrore del fallimento, che è ciò che limita la nostra produttività, creatività e mette in pericolo il nostro equilibrio. Dall’altro, offre esempi pratici in modo tale da creare una coscienza sociale e rendere più facile per noi stessi trovare la strada adatta per riprenderci dai nostri fallimenti.

Francesco Benedetti (a sinistra) e Giannandrea Inchingolo (a destra),
rispettivamente presidente e vice presidente di FAIL!, 
durante la cerimonia di premiazione degli MIT awards 2018

In concreto, come nasce FAIL! ?

Questo progetto nasce al Massachusetts Institute of Technology, da decenni una delle migliori università al mondo. Qui abbiamo creato una comunità di studenti internazionali (VISTA – the Visiting Student Association), all’inizio solo per vivere la nostra esperienza all’estero a pieno: organizzare gite, vedere un film, bere una birra assieme. E beh, si sa che davanti ad una birra si spazia dagli argomenti più futili alle discussioni più profonde. Ed è proprio in questo contesto che ci trovammo a riflettere sulla pressione psicologica che un’eccellenza come il MIT può esercitare su chi ci lavora. Cosi è nato FAIL!

Quindi è un evento pensato per la comunità del MIT o comunque riservato solo a Università Top?

In verità questo è un discorso che vale in tutte le realtà accademiche, visto che la paura del fallimento accomuna tutti, e in particolare in tutti gli ambienti competitivi. Non a caso, molto spesso persone sviluppano depressione e ad esempio da anni si studiano fenomeni come “la sindrome dell’impostore” che trasforma questa pressione psicologica nella convinzione immotivata di non essere mai “abbastanza preparato” per il compito che si svolge, a qualunque livello e circostanza venga esso svolto. È proprio per questo vasto interesse che non vogliamo che le storie di FAIL! rimangano solo dentro le mura del MIT. Il punto di forza di FAIL! è proprio la condivisione: grazie ai vari social media, FAIL! vuole portare queste esperienze ovunque, nella speranza che possano essere di ispirazione personale per tutti.

Francesco, Richard e Giannandrea alle prese con gli ultimi ritocchi
la sera prima di FAIL!

Da come ne parli sembra che il progetto sia in continua evoluzione. Significa che avrete un seguito?

Esattamente. Supportati dall’apprezzamento della prima edizione, FAIL! sta per tornare sul palco del MIT il prossimo autunno e a Lisbona nella prossima primavera, portando alla ribalta nuove storie e nuove esperienze. Sono anche in cantiere collaborazioni con TEDx, ma questi sono solo i primi passi, chissà cosa accadrà in futuro.

Nel caso in cui dovessimo fallire, ci basterà rivedere i video degli interventi tenuti a FAIL! per ricordarci (cito Daniel Jackson, professore del MIT e speaker della prima edizione) che “The real failure is the fear of future failures”: il vero fallimento è la paura dei fallimenti futuri…

Speakers della prima edizione di FAIL! sul palco 
durante la sessione interattiva con il pubblico

Pensate che progetti come questo possano avere una rilevanza anche in Italia? Se ad esempio un italiano volesse seguirvi o partecipare, come potrebbe fare?

Crediamo che in Italia FAIL! potrebbe avere una risonanza eccezionale, perché in Italia siamo poco inclini a percepire il valore formativo che può esistere nel fallimento, a tutti i livelli. Ad esempio, il panorama italiano è ancora piuttosto nuovo al fenomeno delle start-up, che fanno del prova-fallisci-riprova il loro mantra. Non vediamo l’ora di organizzare il primo evento FAIL! in Italia, anche solo per rendere merito al fatto che quasi metà dell’organizzazione di FAIL è gestita da studenti italiani.

Per rispondere in modo diretto alla domanda: per seguirci o avere ulteriori informazioni basta seguirci sui diversi canali social:

Twitter: https://twitter.com/FailInspiringR1?lang=it

Facebook: https://www.facebook.com/FAILsharing/

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC1Z9a0Pdxa4vF3O9_HofRBw

Instagram: https://www.instagram.com/failsharing

Ok, Giannandrea, grazie per la disponibilità, buona resilienza e… speriamo di vedervi presto da queste parti!

Grazie a voi e come dico sempre ai miei collaboratori internazionali: tante care cose!


FonteFoto di copertina: logo di FAIL! disegnato nei corridoi del MIT
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

1 COMMENTO

  1. Ottimo.
    Non siamo soli nella ricerca della bellezza della vita, una esaltante altalena fra slanci e dietro front, per esprimere l’idea che hai dentro.

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