Pagine bianche da riempire: quasi una sfida nasce in me, mi piace poter raccontare i miei pensieri che non sono detti, ma scritti.

Pagine bianche da riempire: quasi una sfida nasce in me, mi piace poter raccontare i miei pensieri che non sono detti, ma scritti. Tra fascino e orrore.

Poter scrivere mi rende totalmente grondante di emozioni e mi permetto di passarle alla redazione di Odysseo invece di trattenerle nel mio mondo un po’ diverso, pieno di paure e gioie che combattono tra loro.

Oggi, guidando la mia cavalla per i sentieri della Murgia, tra i fiori di mandorlo che portavano luce ad una giornata nuvolosa ma primaverile, ho vissuto un momento di magica follia. Il profumo dolciastro dei fiori “petalosi” di mandorlo, le gocce di rugiada che rendevano l’erba brillante e il contrasto ancora evidente tra l’inverno e la primavera, tra il grigiore dei rami ancora in letargo ed il colore sfacciato, quasi invadente, dei primi fiori portavano me e la mia Kandy in un mondo fiabesco.

Frenata la frenesia iniziale della cavalla, anche lei felice di uscire dal riposo invernale, mi portavo tra vigneti e i boschi del Parco della Murgia, immerso in questa sublime armonia dove pensieri sono rivolti a Dio e dove trasformo quel momento in un momento di distacco dalla mia patologia, dove mi sento libero dalle difficoltà che mi opprimono normalmente, dove Dio è presente in ogni piccola sfumatura. La bellezza del creato è lì a portata di mano, ci sono dentro, non devo andare a cercarla chissà dove, è intorno a me e mi sento beato di questo. Poter vivere queste emozioni penso sia una grande fortuna, sentire la musica della natura, poter restare immerso in essa, poter capire la dolcezza sincera di un paesaggio forse banale perché non è una vetta di montagna all’alba o un tramonto penetrante sul mare, ma una semplice passeggiata in campagna.

Però, l’uomo è sempre in grado di mettere un “però”. Limite umano? Il diavolo fa capolino, non se lo dimentica mai! Ero intento a magnificare tutto questo quando tra l’erba spunta un colore rosso stridente e malforme di una sedia rotta. Poi allungo lo sguardo e vedo un cumulo di rottami sbranati e sparpagliati nel prato insieme alle orchidee che sbucavano con i loro colori sfumati di viola. Perché, uomo? Perché, uomo, non curi il dono che hai ricevuto? Perché non ti rispetti? Perché poi osi gioire della tua furbizia?