
Il ruolo dell’opinione pubblica
Sergio Fabbrini, professore emerito di Scienza Politica e Relazioni internazionali presso la LUISS, con i suoi editoriali sul Sole 24 Ore degli ultimi anni, è diventato il punto di riferimento più autorevole in materia di politiche europee. Ha elaborato una proposta organica di Unione federale a cerchi concentrici, a partire da un nucleo di volenterosi per la politica estera e di difesa comune, mantenendo una Unione a 27 per l’Euro ed il mercato unico, fino ad una Comunità politica di oltre 40 Stati europei. Recentemente ha approfondito il tema dei nazionalismi 2.0. Ultima pubblicazione è Tsunami Trump. Il nazionalismo americano e l’Europa, Il Sole 24 Ore, 2026.
L’elezione di Trump rappresenta una rottura strutturale che sta modificando la democrazia americana in senso nazionalista ed autocratico? Avremo una risposta dopo le elezioni di mid- term di novembre. Capiremo se sono ancora attivi gli anticorpi nella società civile degli Stati Uniti. Per Fabbrini è comunque una “rivoluzione” che ha messo a nudo l’Unione Europea, di fronte alla sua dipendenza militare dagli Usa ed alla sua fragilità politica. Esplodono le contraddizioni tra sovranismi nazionali dei singoli Stati e necessità di una sovranità europea condivisa per poter resistere alle pretese esterne. La scienza politica deve rinnovarsi per comprendere un mondo frammentato in sfere di influenza di potenze illiberali. Per sopravvivere in un mondo di predatori, l’UE deve superare subito il diritto di veto in modo da ritrovare l’autonomia strategica necessaria.
Trump è indubbiamente un catalizzatore, un leader con aspetti carismatici, che riesce a mobilitare notevoli masse di elettori impoveriti e arrabbiati, con un linguaggio trasgressivo e molto aggressivo. È la voce del nuovo nazionalismo americano, del nativismo, della white supremacy dopo Obama. È sostenuto dal populismo religioso delle chiese evangeliche, caratterizzate da un linguaggio messianico e antistatale. Ha stretto una forte alleanza con gli ultramiliardari delle Big tech come Elon Musk e Peter Thiel di Palantir. Egli ha saputo unire queste diverse correnti politiche sotto lo slogan Make America Great again. Il governo di Trump è basato su ordini esecutivi, su direttive presidenziali estranee al regolare processo legislativo. Sono strumenti previsti ma solo per situazioni straordinarie nei limiti della Costituzione. È evidente la torsione presidenzialistica del sistema di governo USA, basato su checks and balances. L’obiettivo concreto è lo smantellamento tramite il Dipartimento per l’Efficienza governativa (DOGE) del deep state, degli apparati federali. È stata eliminata l’autonomia di dipartimenti istituzionalmente indipendenti dal presidente come il Dipartimento di Giustizia o la stessa FBI. Insomma, sta delineandosi un governo presidenziale di tipo autocratico anche se i poteri di controbilanciamento del potere presidenziale sono formalmente attivi (Congresso e Corte Suprema). Anche la società civile è sotto attacco: università prestigiose a livello internazionale, il sistema dei media, in particolare network televisivi, avendo già il sostegno di Fox News e X. Si vuole politicizzare anche le forze armate. Si trasforma ICE, Immigration and Customs Enforcement, in una sorta di forza paramilitare per la deportazione degli immigrati. Si vogliono riattivare leggi del 1798, mai applicate, per contrastare il dissenso nei confronti del Presidente come norme anti sedizione.
L’ obiettivo a livello internazionale è la neutralizzazione del sistema multilaterale per ripristinare le sfere di influenza delle grandi potenze sul piano della forza. Un nazionalismo di tipo illiberale vuole scardinare l’internazionalismo liberale degli ultimi decenni. Per questo è necessario azzerare i vincoli del multilateralismo delle Nazioni Unite e della COP 30 sull’ambiente. Prevale l’unilatelateralismo per fare solo gli interessi della Nazione nei rapporti tra gli Stati. La politica estera è orientata dal transazionalismo, dal ritorno economico di ogni scelta per gli USA e per la famiglia del Presidente. Per questo ci si affida all’immobiliarista Witkoff ed al genero Kushner. Altra corrente politica prevalente è l’antieuropeismo. L’ UE è percepita come parassita e ostile soprattutto per le norme antitrust nei confronti dei giganti digitali statunitensi. L’ Unione Europea va semplicemente disintegrata. Nel frattempo emerge tutta la fragilità e la solitudine europea. Protesa verso la stabilità sociale con un Welfare avanzato, si è resa subalterna alla NATO e agli USA per la difesa militare. Per soddisfare la richiesta dell’alleato americano si porta la spesa della difesa rispetto al Pil fino al 5%. Si appronta un riarmo su base nazionale, Readiness 2030, invece di puntare su una politica estera e di difesa comune. Non si sceglie di rafforzare decisamente l’industria europea delle armi per una forza di difesa sovranazionale.
L’ Italia, condizionata da correnti nazionaliste e sovraniste, si è mossa con difficoltà tra vicinanza ideologica a Trump e processo di integrazione europea, in quanto Paese fondatore. Il ponte con gli USA tuttavia non ha funzionato per ‘l’oggettiva non convergenza degli interessi nazionali. L’Italia si è posta al fianco di altri Stati che puntano a rafforzare la dimensione intergovernativa dei Capi di Stato e di Governo nel Consiglio Europeo. Si è difeso il principio di unanimità che di fatto blocca l’Europa a 27. Per il Governo italiano l’Europa deve essere solo una Confederazione di Stati. Per Sergio Fabbrini invece” Solamente trasferendo la sovranità, sui temi della sicurezza o della fiscalità (due facce della stessa medaglia), dal livello nazionale a quello sovranazionale, sarà possibile che l’Europa difenda sé stessa, cioè gli interessi degli europei (tra cui quelli italiani). È il nazionalismo europeo che manca nella cultura del nazionalismo italiano “. (op. cit, p. XLIII)
In conclusione, cosa avverrà in Unione Europea e negli Stati Uniti dopo Trump? Non lo sappiamo. Tuttavia, la rivoluzione trumpiana non si è ancora definitivamente consolidata. Il suo consenso non è così diffuso da superare gli ostacoli del sistema elettorale. A novembre potrebbe formarsi una maggioranza al Congresso diversa da quella presidenziale.
Non sappiamo ancora come reagirà l’Europa unita al trumpismo, ora che è sola e minacciata da Est e da Ovest. Ha sicuramente interesse a proteggere il mercato unico, l’Euro, la democrazia liberale ed il suo avanzato sistema di welfare. Certamente dovrà proteggere la competitività europea come suggerito da Mario Draghi. Va superato il potere di veto, va rafforzato il Parlamento europeo insieme al potere esecutivo modificando i Trattati o al di fuori di essi con una Unione federale a cerchi concentrici. È sicuramente una sua esigenza vitale controbilanciare Trump e la sua ” rivoluzione “, un inedito passaggio dalla democrazia ad una forma autoritaria di governo. Ciò avverrà però solo se si mobiliteranno le opinioni pubbliche in America ed in Europa.























