Il premio gli sarà conferito dalla Fondazione Porta Sant’Andrea, mercoledì 21 dicembre, ore 18.30, presso l’auditorium del Liceo Scientifico “Nuzzi”. In beneficenza, per scelta dello stesso dott. Piccinelli, l’ammontare del premio.

Enrico Piccinelli, giovanissimo e già brillante medico: tanto brillante che la Fondazione “Porta Sant’Andrea” ha individuato lui come il più giovane e meritevole andriese laureato in medicina e, dunque, vincitore della Borsa di studio “dott. Marano”. Il riconoscimento e il relativo premio in denaro gli saranno conferiti mercoledì 21 dicembre, alle ore 18.30, presso la sua ex-scuola, il Liceo Scientifico Nuzzi.

Ma c’è dell’altro, che rende ancora più ammirevole il giovane dott. Enrico. Lasciamo che sia lui stesso a raccontarci una storia triste e nobile…

Come ci si sente a vincere questo riconoscimento dopo tanti sacrifici?

Sono davvero onorato di ricevere questo riconoscimento, nella mia città, in mezzo alla mia gente, nel mio Liceo. Ancor più, sono contento che sia forte il desiderio di investire sui giovani. Questo non solo mi inorgoglisce, ma allo stesso tempo mi carica, piacevolmente, di responsabilità nei confronti di chi ha creduto in me, stimolandomi a far sempre meglio.

Ho la grande fortuna di fare nella vita quello che ho sempre sognato e di non sentire, per questo, il peso del sacrificio. Nel raggiungimento di questo obiettivo devo ringraziare tutti coloro che ho incontrato sulla mia strada, a partire dalla mia famiglia che, da sempre, ha illuminato il mio percorso e continua a farlo tutt’oggi anche a quasi mille chilometri di distanza.

Colgo l’occasione per sottolineare come molti altri miei giovani colleghi andriesi in egual misura si siano distinti per l’eccellente percorso universitario e di questo la nostra comunità può esserne fiera.

Conosci la fondazione “Porta sant’Andrea” ed il premio di studio intitolato alla memoria del Dott. Marano?

Con enorme piacere seguo le iniziative della Fondazione Porta Sant’Andrea che da anni è impegnata nel sociale e finanzia progetti tesi a migliorare la città, investendo sui giovani andriesi. In tale solco rientra a pieno titolo il premio in memoria del Dott. Marano che dai racconti dei miei genitori so essere stato un illustre concittadino che si è adoperato durante la sua vita per il bene della nostra comunità.

Quanto ti è stata comunicata la notizia che ti vedeva vincitore della borsa di studio, hai immediatemente espresso la volontà di devolverne l’importo in beneficenza. A chi? e perché?

Credo che la professione medica sia intimamente legata al dovere e alla necessità di dare un contributo concreto alla propria comunità, in termini di impegno, informazione e sensibilizzazione.

A volte poi le storie professionali si incrociano con le vicende personali, per cui una particolare tematica ti entra nel cuore e la naturale evoluzione è impegnarsi alacremente per migliorare le cose.

Ho la fortuna di essermi laureato, di essere abilitato alla professione medica e di inseguire il sogno di diventare cardiologo in un grande centro milanese e spesso rifletto su chi questa possibilità non l’ha avuta.

Il 14 gennaio, durante una partita di calcetto, il mio amico e collega Luigi Ladisi, studente brillante, disponibile, sorridente e amante della vita cade al suolo privo di vita.

Il suo cuore smette di battere e a nulla valgono i primi soccorsi prestati dai presenti. La struttura non era dotata di un defibrillatore, l’unica speranza che forse avrebbe potuto salvarlo.

L’arresto cardiaco improvviso è una delle principali cause di morte in Italia ed in Europa. Nel 25-50% dei casi viene evidenziata una fibrillazione ventricolare, aritmia cardiaca mortale se non trattata, che può insorgere anche in soggetti giovani con cuore apparentemente sano.

Il trattamento raccomandato per l’arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare è la rianimazione cardiopolmonare immediata e la defibrillazione elettrica precoce già da parte degli astanti, ancor prima dell’arrivo del personale medico.

Ci deve far riflettere come la defibrillazione fatta entro i primi 3-5 minuti aumenti la sopravvivenza fino al 50-70%. Risulta evidente come questo risultato possa più facilmente essere raggiunto solo grazie alla presenza nelle immediate vicinanze di un defibrillatore e di personale laico istruito adeguatamente.

Il grande problema è che pur esistendo da quattro anni il Decreto Balduzzi che obbliga la dotazione e l’utilizzo di defibrillatori in ambito sportivo dilettantistico la commissione bilancio del Senato ha approvato un emendamento che rimanda l’obbligo a luglio 2017.

Per cui, gran parte dei piccoli centri sportivi, dei campetti di calcio, degli oratori restano privi di questo essenziale strumento salvavita.

Credo che TUTTI NOI abbiamo l’OBBLIGO MORALE DI PRESERVARE LA VITA DEI NOSTRI GIOVANI per cui in ricordo di Luigi ho ritenuto giusto dotare un oratorio andriese, che sarà individuato insieme al Dottor Figliolia e alla Fondazione Porta Sant’Andrea, di un defibrillatore semiautomatico.

La mia speranza è che questo non sia un sassolino buttato in uno stagno, ma l’incentivo a sensibilizzare un’intera comunità.

I restanti fondi del premio saranno devoluti alla Onlus “OLTRE OGNI LIMITE” nata in ricordo di Luigi, con l’obiettivo di seguire i suoi passi, impegnandosi in iniziative benefiche tra cui l’acquisto di altri defibrillatori.

Un consiglio per chi comincia a studiare adesso, tanto nelle Superiori quanto all’Università …

Ringrazio per questa domanda e sorrido al fatto che sono lungi dal poter dare un consiglio essendo ancora nel pieno del mio percorso e con moltissimo da imparare.

Quello che posso suggerire è essere appassionati e lasciarsi incuriosire. Credo che la curiosità sia la vera linfa che deve spingere noi giovani, non solo nell’ambito accademico ma, in generale, nel modo di porsi al mondo e agli altri.

La curiosità insieme alla forza di volontà sono a mio parere i mezzi essenziali per affrontare le sfide di ogni giorno e inseguire i propri sogni, non lasciandosi abbattere dagli immancabili ostacoli quotidiani.

Desiderare ardentemente e investire su se stessi, sacrificarsi e rischiare senza paura di sbagliare.

Soprattutto seguire l’esempio di tutte quelle persone che il destino ci fa incontrare, a volte quasi per caso, che mettono passione in ciò che fanno.

Io ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi ha sempre stimolato, coccolato ed educato al sacrificio ecco perché ritengo che puntare sui giovani non possa prescindere dal ruolo degli educatori. Solo con solide basi il giovane, lo studente può maturare e mettersi in gioco, scommettendo su se stesso.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...