Di Tina Ferreri Tiberio

Quando si parla di droga tutti noi ci chiediamo se è possibile l’educazione alla libertà, come è mai possibile la persistenza di questo fenomeno e perché è così difficile estirparlo.

La droga è un tema difficile e complesso, è un tema legato soprattutto all’età adolescenziale, perché l’adolescente è il bambino che vive il disagio psichico/ morale/ emotivo attraverso il corpo. Qual è la caratteristica dell’adolescenza se non quella di fare uso di meccanismi di difesa, quali l’impulsività, il bisogno di sfidare il pericolo e il mondo? L’adolescenza è una zona di frontiera, in cui può avvenire di tutto; le esperienze sono mediate dalle sensazioni corporali.

La tossicodipendenza è una condizione di coscienza particolare, un bisogno che si restringe intorno alla droga; il tossicodipendente è un adolescente permanente preso dal senso della noia, dal senso di vergogna verso qualcosa che desidera e di cui ha bisogno.

Fra le altre cose, la droga copre anche uno stato depressivo, il confronto con sé stesso, con gli altri, con i sogni, con le progettazioni scalza la possibilità di sperimentare sé stessi. Nel drogarsi vi è un riscontro molto forte di piacere, è un piacere autoprocurato che può lenire il dolore dell’anima, ma la droga chiude a doppio nodo sé stesso.

Il tossicodipendente vive in uno stato di “anomia sociale”, non si riconosce nelle regole di appartenenza, vive un’esperienza di sradicamento; vive anche, quella che chiamiamo “autogenia”:attraverso l’uso della droga diviene genitore di sé stesso, “do a me stesso le regole”. Non esiste il desiderio, ma la costrizione, la compulsione, perché la droga è la perdita della possibilità che il mio io cresca; l’io del tossicodipendente è una forma di narcisismo infantile, non ha affinato le proprie competenze sociali e i ragazzi “come tu mi vuoi”, sono perdenti nelle relazioni; essere tossicomane significa non avere un’identità ed essendo l’aggressività  autodiretta, la trasgressione è il tentativo estremo di cercare la propria identità.

l destino del tossicomane si concretizza nella sua infanzia tra i 3 /6 anni, non vi è un’infanzia specifica, stigmatizzata. Nei primi mesi di vita la madre è come uno specchio, il bambino si riflette nella madre, è solo fra i 6/ 18 mesi che si scopre altro da sé e la tossicomania è lo specchio rotto; mentre la figura paterna è in rapporto con la legge, immaginaria ed è quella che dà le regole.

L’eroina è il desiderio di tornare allo stato fusionale (fino ai 6 mesi) nell’utero materno e l’anfetamina ne è il riscatto fantastico/fantasioso; il tossicomane ha l’impressione che la comunicazione con l’altro sia profonda.

Le canne (gli allucinogeni, in genere) le fa lo studente, il quale ha un particolare modo di fumare che è preludio alla tossicità; “farsi le canne” costa poco, solitamente si fa la colletta fra gli amici e questo è importante per il legame del gruppo; la caratteristica è la ridarella.

Il giovane che si avvicina alle droghe ha difficoltà di sognare, ha timore del futuro, ha problemi di affettività e sessualità, rifiuta il padre e cerca un capo per sentire di essere qualcuno; ritiene che non sia giusto dire tutto ai genitori, perché dire tutto è sintomo di mancanza di crescita e di maturità. Il genitore è una persona autorevole, per cui io giovane che mi avvicino alle droghe <voglio ammazzarti per distaccarmi, ma senza distruggerti>.

Inoltre, fra gli elementi che caratterizzano il disagio esistenziale, morale è il ritenere inutile la cultura, perché per il tossicomane, la cultura appartiene ad un mondo che non esiste più, non esiste più la concezione del bene, ma esiste soltanto il mio bene.

Dalla necessità del sogno alla necessità dello sballo: l’alcool e le canne sono una felicità che ci si procura pagando. Abbiamo così una diffusa micro-illegalità: totale mancanza di rispetto delle regole significa mancanza di rispetto degli altri.

Nella nostra odierna società vi è una massiccia adesione di minori ad associazioni mafiose, ad organizzazioni criminali: la famiglia criminale viene prima della famiglia di sangue. Il tossicomane ha un’estrema arroganza che si manifesta nello spaccio degli stupefacenti, nel furto delle auto, nelle estorsioni.

La causa di queste devianze può essere, anche, la depressione adolescenziale, la quale  può essere biologica, e l’anoressia, il chiudersi in sé stessi, il non frequentare i coetanei, tutti questi atteggiamenti possono essere l’inizio di fatti psicotici, schizofrenici. E allora, che senso ha educare alla libertà?


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