Si intitolano “Marco ti voglio bene” e “Il viaggio di Claudia” i due cortometraggi girati ad Andria dal regista Riccardo Cannone e dal suo vice Giovanni Cicco. Storie di discriminazione nei confronti degli omosessuali, delle persone sole, ma anche storie di redenzione e di crescita comunitaria.

Ciao, Riccardo. Perché hai scelto di adattare in un cortometraggio il romanzo “Ragazzi che amano i Ragazzi” di Piergiorgio Paterlini?

“Ragazzi che amano i Ragazzi” raccoglie i racconti di vita di alcuni minorenni italiani. Piergiorgio Paterlini ha rielaborato in questo volume -pubblicato da Feltrinelli nel 1991- varie testimonianze di adolescenti che per la prima volta parlano liberamente e con semplicità del proprio orientamento omosessuale. Una di queste testimonianze dice della necessità di cercare ascolto e della impossibilità di trovarlo. Questo tema, toccandomi profondamente, ha ispirato un racconto cinematografico da ambientare ad Andria con tinte drammatiche e  toni delicati. Il cinema permette di concentrare insieme suggestioni lievi e emozioni profonde nel tempo breve di un cortometraggio. Anche la musica può farlo, certo, e infatti la musica composta espressamente per il corto contribuisce al progetto. Una musica ispirata alla colonna musicale de “I 400 COLPI” di Truffaut.

Qual è il messaggio che lancia “Marco ti voglio bene”?

Vedi Miky, non penso che un’opera d’arte lanci dei messaggi: per quello, se posso permettermi una battuta, c’è whatsapp. Credo che un film, bello o brutto che sia, rientri nella categoria delle opere d’arte. Nel corto c’è una citazione di una altissima opera d’arte, un film di Pierpaolo Pasolini “Il Vangelo Secondo Matteo”: in una inquadratura c’è su una parete una fotografia che abbiamo rielaborato e che rimanda al film. E’ stato un modo per ricordare il grande regista e poeta nel centenario della sua nascita. Alla tua domanda rispondo ritenendo che la visione di “Marco ti voglio bene” offra l’occasione di riflettere su situazioni problematiche e sulle scelte che possano essere adottate per superare efficacemente le difficoltà anche nella nostra città, Andria.

A partire dal ddl Zan, cosa sarebbe opportuno facessero le istituzioni per favorire l’emancipazione della comunità LGBT+?

Il ddl Zan prevede “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Penso che una persona lesbica, gay, trans gender, bisessuale abbia bisogno che le istituzioni impediscano con forza le discriminazioni in base all’orientamento sessuale. Le istituzioni devono garantire diritti civili uguali per tutti: matrimonio, adozione. Le istituzioni della nostra città, di Andria, devono lavorare per aumentare la conoscenza degli effetti nefasti che comportano le discriminazioni, tutte le discriminazioni: di genere, di sesso, del colore della pelle, delle diverse abilità. E’ importante ribadire tutto questo: siamo in tempi in cui ancora qualcuno può giustificare a livello planetario una guerra atroce sostenendo che sia originata dai Gay Pride! Chiudo dunque aggiungendo che ho partecipato con orgoglio dal 1994 a tutti i Gay Pride tra Roma, Bari, e Barletta Andria Trani, e parteciperò a quello in programma per il 28 giugno di quest’anno. Vieni?

Secondo te, Giovanni, da aiuto regista, che tipo di sentimento fa da trait d’union tra “Marco ti voglio bene” ed il secondo corto “Il Viaggio di Claudia”?

Questa volta in vesti differenti da aiuto regista. Voglio innanzitutto ringraziare Riccardo, regista, di avermi dato questa opportunità di esser tornato a collaborare con lui nella realizzazione di questi due cortometraggi, che effettivamente nascondono un legame tra loro, se pur velato. Ecco, nella fase di preparazione dei due lavori, confrontandomi con lo stesso Riccardo, si è parlato di un percorso che ognuno di noi debba fare nella ricerca della felicità, nel cercare di essere se stessi, nel riconoscersi, nel sapersi valutare. A ciò, mi vengono in mente alcune parole tratte da un discorso fatto da papa Francesco proprio sulla felicità:

Essere felici è smettere di sentirsi una vittima e diventare autore del proprio destino. Essere felici è lasciare vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice. È avere la maturità per poter dire: “Ho fatto degli errori”. È avere il coraggio di dire “Mi dispiace”. È avere la sensibilità di dire “Ho bisogno di te”. È avere la capacità di dire “Ti amo”. Possa la tua vita diventare un giardino di opportunità per la felicità … che in primavera possa essere un amante della gioia ed in inverno un amante della saggezza.”.

Credo sia proprio questo cercare di essere se stessi ciò che lega i nostri due protagonisti: Michele in “Marco ti voglio bene”’ potrà diventare autore del proprio destino se riuscirà a smettere di nascondersi e si aprirà all’associazionismo; l’altra, Claudia, protagonista de “Il Viaggio di Claudia”,  potrà diventare autrice del proprio destino se saprà accettare l’aiuto che le viene offerto.

La ricerca della felicità è un percorso tortuoso, per questo non ci si deve sentire sbagliati nel chiedere aiuto, i due cortometraggi ruotano proprio intorno a questo concetto.

Dal punto di vista giovanile, il viaggio interiore che affrontano i protagonisti può fungere da rinascita partecipativa per le nuove generazioni?

Credo proprio di sì. Bello come entrambe le storie siano ambientate in una città come Andria. La rinascita di una comunità parte dall’agire e dal rimboccarsi le maniche delle nuove generazioni. Non bisogna aver paura di dire la propria, di mettersi in gioco, solo così le belle parole sul “cambiamento” di cui molto spesso ci si riempie il vocabolario possono tradursi in vera realtà. Bastano piccoli gesti per mantenere viva quella fiammella che si chiama passione. Io l’ho rivista in molti miei compagni di viaggio che hanno collaborato alla realizzazione dei due cortometraggi, Luca, Mattia, Marianna, Davide, Amedeo, Gabriele, Michele e tanti altri che hanno messo la loro passione, la loro dedizione nel realizzare qualcosa che potesse offrire all’intera comunità cittadina un monito di speranza.

 


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

1 COMMENTO

  1. Purtroppo c’è un errore di fondo che non aiuta a risolvere i problemi relativi al mondo della non eterosessualità. Per iniziare ad aiutarli, il primo fondamentale passo è sciogliere in modo definitivo quell’accozzaglia (perché questa è) di movimento che raccoglie, in uno, tutto ciò che non è eterosessuale.
    È fondamentale per il loro bene, che ogni inclinazione venga considerata specificatamente al suo orientamento. Non li si può trattare e aiutare se restano insieme, perché non sono la stessa cosa tra loro e sbagliamo noi insieme a loro, quando li definiamo e consideriamo come comunità LGBTQA+
    Quindi ogni legge a favore di un movimento così malamente composto sarà sempre origine di altri mali (ricordiamoci che durante il dibattito del DDL Zan ci furono attriti tra lesbiche e trans).

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