Troppe le bandiere che sventolano…

Con la scusa della patria ci stiamo allontanando gli uni dagli altri. Troppo sono le bandiere che sventolano, agitate da “animi” esaltati. L’amore per la propria terra si è rivelato un vero disastro, un azzardato fanatismo da far riemergere vecchi rancori che sembravano assopiti.

Lo scomodo vicino di casa, il radicale campanilismo, il fanatico tifo per la squadra del “cuore” o per il preferito nello sport in genere, l’affannosa corsa di chi, “sgomitando”, vuole accaparrarsi l’affare migliore… tutto questo, secondo una lecita osservazione, non ci porta a pensare ad una forma di contrasto, ad un rudimentale principio di dissidio, di mascherato, elementare, pericoloso conflitto?

Si comincia sempre così. Si accende la sigaretta e, sbadatamente, si lascia cadere il “fiammifero” acceso sull’erba secca, innescando fiamme a catena; si devia il corso di un “fiume” per ragioni urbanistiche o d’interesse “speculativo” e, con le prime abbondanti piogge, è il fiume stesso che si riprende il suo vecchio corso, inondando e travolgendo la sconsiderata modifica dell’uomo coi suoi manufatti fuori luogo. Si predica che siamo tutti fratelli ma capita spesso che ci si tiene ben lontani dai veri fratelli di sangue, vuoi per ragione di eredità oppure che ci si metta una terza parte a scombinare gli affetti tra due persone che, una volta sotto lo stesso tetto, dormivano nello stesso letto.

Questi personaggi che “dividono” sono gli “Ago” che muovono “fazzoletti” posticci per mezzo dei quali adombrano le menti degli Otello di turno, iniettando loro superlative dosi di fasulli sospetti, d’indesiderati chiacchierati, da fargli salire la trebisonda e mandargli a “pezzi” l’autocontrollo.

L’America è una specialista a riguardo, bisogna pur dirlo, non fa nulla per nulla: la Storia ce lo insegna. Dall’altra parte c’è la Russia di Putin, talmente tatuata in muscolatura militare che, pur avendo un popolo che avrebbe più bisogno di un piatto caldo, è più propensa a spendere, il rimanente che non si ruba, in armamenti. I cipigli di questi figuri mi ricordano i prelati dell’inquisizione, messi in ritratti che allora mirai a Malta, nel palazzo dell’Inquisizione a Fortezza, dove rimasi a disagio nell’osservarli.

È Volodymyr Zelensky che, da bravo attore comico, sta recitando la parte della vittima di una tragedia annunciata a spese delle vere vittime: il suo popolo.

Questo tira e molla, sia d’una parte sia dall’altra, è un “gioco” dove non si tiene conto che, come capo espiatorio, potrebbe risultare il pianeta Terra. Il teatro bellico attuale, con gli scontrosi “attori”, annessi e connessi, ci sta dando l’immagine della vera “Apocalisse” in corso.

Tra Stati non esiste vera amicizia, vera collaborazione e se ciò vuol essere dimostrato, basti guardare i comportamenti nei tempi di “magra”, dove ognuno i propri mezzi li usa per sanarsi in proprio e tiene l’altro a bada con una certa diffidenza.

In quei casi sembra di stare in mezzo alla savana, o giù di lì. Con le crisi in atto non si possono giustificare gli egoismi.  La povera gente non lo fa. Non lo farebbe nemmeno, se volesse, poiché è la sua condizione a far riconoscere il disagio dell’altro.

Si salvi chi può! Di questo passo non si salverà nessuno. Forse qualche “talpa”, in profondità, coi suoi “vermi” da consumare…

A questo “genere” di esseri non serve l’aria pulita per sopravvivere. Le eventuali riserve d’ossigeno serviranno a coloro i quali hanno pensato di vivere il resto dei loro giorni nei bunker. Tanto a che varrebbe se non si vuol mirare le bellezze del cielo e delle primavere. In Ucraina ne hanno “cancellata” una floreale, sostituendola con una di veleni e di bombe.

Respiriamo “signori”! Respiriamo tutti, fin che possiamo. Facciamolo a pieni polmoni, finché ci è dato di farlo. Facciamolo prima che ci resti sol aria fittizia… sprigionata da ulteriori idiozie umane: da armi chimiche, centrali nucleari (soggette a sabotaggi), altiforni, e quant’altro serva a farci rinnegare il “giorno natio”. …Dentro covile o cuna/è funesto, a chi nasce, il dì natale. (Giacomo Leopardi).

Qualcuno ha scritto che: “La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta”.

“Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono. L’altra metà da persone che non hanno niente da dire e continuano a parlare”

(Robert Frost).


Fontehttps://pixabay.com/it/vectors/ucraina-bandiera-la-pace-colomba-7043528/
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.