Riceviamo e pubblichiamo:

Il PNRR è un’occasione unica per il rilancio della ricerca italiana, sulla base anche del fatto che, come rilevato da una recente inchiesta pubblicata su Nature, gli investimenti nella ricerca scientifica in Italia sono stati, negli anni, in costante decrescita e con un numero di ricercatori, rispetto ad altri Paesi dell’eurozona, inferiore in rapporto alla popolazione.

Il Piano Europeo comprende un ambizioso progetto di riforme con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.

La Missione 4 del PNRR, denominata “Istruzione e ricerca”, con uno stanziamento totale di 33,81 miliardi di euro, ha l’obiettivo di rafforzare le condizioni per lo sviluppo di un’economia ad alta intensità di conoscenza, competitività e resilienza. La Componente 2 della missione 4: “dalla Ricerca all’Impresa” destina 1,6 miliardi di euro per i partenariati estesi, altrettanti per i centri nazionali (1,61 miliardi) e per le infrastrutture (1,58 miliardi); molti meno di quanto auspicato dal Piano Amaldi (15 miliardi in 5 anni) necessari per permettere all’Italia di passare dall’attuale 0,5% del proprio Pil in spesa per la ricerca pubblica allo 0,75% del Pil.

Nonostante i ricercatori, soprattutto i più giovani, abbiano visto nel PNRR una grande opportunità per mettersi in gioco, si è constatato, da più parti e sedi, che le modalità con cui sono state veicolate le informazioni sono state spesso opache o comunque del tutto non chiare né correttamente diffuse alla comunità scientifica, oltre che confuse, facendo presagire il rischio, già paventato dall’Accademia dei Lincei: “finanziamenti diffusi e poco fruttuosi. Occorre vigilare”, recita il documento dei Lincei “affinché questa grande occasione non si trasformi in una indiscriminata corsa ai finanziamenti e sottolinea la necessità di selezionare i progetti migliori e si augura che i bandi prevedano “misure antitrust”.

Il Collegio dei Docenti di Istologia ed Embriologia rilancia le preoccupazioni e gli ammonimenti dell’Accademia dei Lincei e della Senatrice a vita Elena Cattaneo, al fine di evitare una opaca e non meritocratica ripartizione di risorse senza una vera competizione di idee.

Il rischio è anche quello di escludere dalla competizione i tanti giovani meritevoli che potrebbero essere tagliati fuori perché i parametri significativi per poter accedere ad un finanziamento si basano quasi esclusivamente sugli indici bibliometrici, non tenendo invece conto della qualità, innovatività e originalità della proposta progettuale. Appare più che ovvio che i giovani non possono possedere alti indici data l’ovvia età giovane (a meno di curricula creati ad arte). L’esclusione di molti giovani va in senso diametralmente opposto alla idea del Piano: Next Generation EU!

Le linee guida del ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) auspicano che le Università, gli Enti pubblici di ricerca (EPR) ed altri soggetti pubblici e privati, impegnati a realizzare un determinato progetto di ricerca, si organizzino in struttura consortile. Pensiamo che se questo si dovesse concretizzare, come sta avvenendo o avvenuto per alcune realtà (es. Centri Nazionali), creando cordate elefantiache di “autoproclamati” migliori o, come oggi del tutto erroneamente si eccede nel dire, “eccellenti, che possono escludere dalla competizione altri soggetti potenzialmente meritevoli e forse anche più competenti, sarebbe un grave danno per tutta la ricerca italiana e minerebbe i principi costituzionali ed etici che impongono la partecipazione di tutti gli interessati e la distribuzione delle risorse in modo competitivo.

Il sistema “top down”, che si sta adottando con il PNRR, se da un lato può sembrare, per molti Enti di Ricerca ed Università, più veloce e più sicuro per poter raggiungere i “milestones” richiesti dalla EU per le erogazioni successive (=portare a casa una fetta della “torta”), può creare aberrazioni ed escludere da una sana competizione i più meritevoli all’interno di ogni comunità accademica e scientifica.

Proponiamo quindi di:

  • riservare il 40- 50% dei fondi PNRR a progetti “bottom up”, allo scopo di incentivare la partecipazione di giovani ricercatori;
  • dare peso, soprattutto per i progetti presentati dai giovani ricercatori, alla qualità e all’innovatività del progetto di ricerca piuttosto che a preselezionare i proponenti sulla base di meri indici bibliometrici (numeri freddi) di tipo quantitativo e spesso non indicativi della qualità;
  • Incoraggiare bandi che limitino fortemente le grandi aggregazioni, favorendo invece la competizione di molti mediante l’inserimento di opportune misure antitrust;
  • Realizzare un efficiente e qualificato sistema di valutazione internazionale dei progetti di ricerca;
  • Effettuare un rigoroso monitoraggio in itinere ed ex post dei risultati della ricerca;
  • Favorire una politica che recuperi una visione di lungo periodo in grado di gestire in modo virtuoso gli investimenti.

Abbiamo tutti una grande responsabilità ed opportunità per costruire e rilanciare tutto il mondo/comparto della ricerca.

La “responsabilità” è accresciuta oltremodo dalla consapevolezza, che sfugge purtroppo a molti, che molti di questi finanziamenti non sono a “fondo perduto” ma andranno restituiti, proprio dalle nuove generazioni che pertanto hanno oltremodo diritto di avvalersene.

Dobbiamo pertanto provvedere ad essere equi e solidali, modificando subito la prevista modalità con opportune rettifiche semplici e fattibili, onde distribuire i finanziamenti nel migliore dei modi.

Ci auguriamo vivamente che tutti potremo essere orgogliosi del nostro Paese e dei nostri giovani sui quali finalmente iniziamo ad investire nel modo corretto.

Il Collegio dei Docenti di Istologia ed Embriologia


Fontehttps://commons.wikimedia.org/wiki/File:Skeletal_muscle_-_cross_section,_nerve_bundle.jpg
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