Di Sandro Bonvissuto

Non ho scritto un “Piccolo Principe” e la mia dedica non sarà bella come quella indirizzata a Leone Werth.
Ma devo dedicare un po’ di stima e di affetto a una persona colta, gentile e coraggiosa: una persona che accetta le difficoltà e cerca quotidianamente di sopravvivere da buon essere umano.
Ce ne sono tante? No, poche. Perché se fosse il contrario il mondo sarebbe un posto più decente.
Questa persona si chiama Sandro Bonvissuto e vive a Roma.
Non è ancora bravo a vivere una vita perfetta, senza provocare e provocarsi dispiaceri o incomprensioni ma chi lo è di noi?
Ha scritto dei libri che celebrano la vita come premio, resilienza e rinascita.
Meriterebbe più attenzione e cura da parte degli editori e dei lettori ma per una sorta di provocazione dolosa della vita stessa, si ritrova solo.
Non dovrei dirlo che è laureato in filosofia e che è costretto a lavorare come cameriere per poco più di 1000 euro al mese.
In bici ogni giorno, escluso quello di riposo, percorre chilometri in bici sia  d’inverno che d’estate sino a dove lavora: una macchina non se la può permettere.
Chi non ha una laurea nel nostro Paese ed è costretto ad un lavoro poco gratificante?
Sandro però ha scritto un libro umanamente sbalorditivo: “Dentro”.
E altri. Ma il mio cuore di lettore si è fermato a “Dentro”.
Buona sera
Il libro “Dentro” è un piccolo capolavoro.
Piccolo perché il vero grande capolavoro è la vita che racconta.
E i personaggi, esseri umani, i pochi rimasti e rinchiusi fragili e impauriti per incomprensioni più grandi di loro in posti con poca luce ma pieni di crepe: basta aspettarla la luce che entra.
La gioia degli abbracci e degli sguardi, del silenzio.
Il dialogo del bambino con il padre, immenso, commovente e vero.
Gli insegna ad andare in bici.
Poi tanti miracoli, frasi, quasi monumenti di parole:

«La vita è una cosa complicata; quando scendi dalla giostra, poi non ci risali piú».

“L’orologio è insieme sacerdote e tempio della piú grande delle religioni dell’umanità, i cui fedeli adorano solo un determinato metodo nella ripetizione. E tutti lo osservano per non restare esclusi da quella liturgia. Una liturgia che è come una procedura per misurare quello che è piú grande di noi’.

“Scrivere e vivere sono i due estremi della stessa corda. Due risposte differenti ma ugualmente buone alla stessa domanda. E perciò devi scegliere di usarne solo una per volta, non le puoi usare insieme. Però puoi usarne una per amministrare l’altra e muoverti nel trascorso scomposto e lacerato”.

Un inno all’essere umano.

I libri che aprite, sfogliate, studiate in tutte le scuole e università del mondo non possono sostituire quelli come “Dentro”.
Perché? Sono libri che non spiegano un essere umano ma solo gli eventi che lo coinvolgono.
Per spiegare un essere umano ne occorre un altro: serve che quest’ultimo usi se stesso per misurare l’odio e la gioia.
Detto questo, desidero dedicare la mia vita poco speciale, normale, alle vite straordinarie dei tanti libri che ho letto.
Leggere è avere un letto pulito e una doccia ovunque nel mondo che si conosce e quello che si vorrebbe conoscere.
È avere una partenza improvvisata che diventa casa.
Provate a leggere i libri di Sandro Bonvissuto. Chiamatelo nelle scuole, invitatelo nelle librerie a spiegare quello che la vita ci sbatterà in faccia prima o poi, per farci desistere ma anche crescere.


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