Dai lupanari di Catone il Censore alla nipote di Mubarak: una rilettura tra storia, libere interpretazioni e piccola attualità.

Per il resto, ritengo che Cartagine debba essere distrutta”. La ferrea posizione di Marco Porcio Catone è lì, trascritta nei libri di storia, tramandata nelle scuole per delineare i tratti caratteriali di un politico che ha reso grande Roma, conducendola dalle macerie alle inesplorate vette del Mondo. Soprannominato “il Censore”, diede lustro e prestigio a tutto l’Impero difendendo i suoi uomini con l’integrità morale ed il coraggio spirituale che solo un generale poteva infondere, un guerriero dagli occhi azzurri che Plutarco, nella sua opera Vite parallele, descrisse come uomo sano, forte ed intraprendente. Durante le innumerevoli campagne militari a cui partecipò, Catone trovò anche il tempo per opporsi all’abrogazione della Lex Oppia che limitava il lusso e la sfarzosa ostentazione revisionando, con inflessibile severità, la lista dei senatori e degli equites, allontanando definitivamente dalla composizione degli atti legislativi tutti coloro ritenuti indegni ed eticamente spregevoli.

Ciò che però restituì decoro e contegno all’immagine pubblica di Roma fu il senatoconsulto emesso da Catone nel 186 a.c., attraverso il quale consoli e questori si rifiutavano categoricamente di riconoscere i valori del Baccanale, una festività quasi orgiastica composta da rituali dedicati al dio Bacco. Fortemente radicata nei territori campani e lucani già ai tempi della Magna Grecia, la ricorrenza rappresentava, in soldoni, un’ars propiziatoria agli dei in occasione della semina. La scelta di Catone di scioglierne il culto attraverso la distruzione dei templi, la confisca dei beni, l’arresto dei capi e la persecuzione degli adepti, incontrò il favore popolare quando il Baccanale sfociò negli eccessi che tangevano il più umiliante degrado umano. Emulando lo spicciolo ellenismo di colonie devote a Dioniso, le celebrazioni raggiunsero connotazioni prettamente mistiche praticando sodomia e violenze sessuali anche sui pastori tornati dalla transumanza di un’intera stagione, favorendo, così, il rimescolamento del patrimonio genetico di differenti popolazioni che, altrimenti, non avrebbero potuto interagire fra loro.

Associazioni di potere e religione, insomma, case di tolleranza dove far crescere e sognare un’intera nazione, illudendo gli elettori e professando una dedizione fasulla. Case infestate da fantasmi di convenienza e disonestà, lupanari oscuri che spengono la luce negli occhi di un giovane che costruisce il proprio domani frantumando la speranza ed il salvadanaio di genitori incatenati al metodico patibolo di un mutuo a tasso fisso e stipendio variabile.

Prestando servizio in Africa al fianco di Scipione, Catone ne contestò gli sperperi, testimoniando contro di lui al processo per corruzione da cui fu immediatamente assolto. D’altronde, l’aurea di illibatezza non lo aveva mai abbandonato, a precederlo era una nomea ricca di princìpi, onori attribuitigli persino dai sovrani d’Egitto, quelli che qualche secolo più tardi avrebbero mandato in una sperduta villa di Arcore, niente meno che la nipote di Mubarak. Ma questa, in effetti, è un’altra storia…