«Dalla mollezza di una spugna bagnata fino alla durezza di una pietra pomice, ci sono infinite sfumature. Ecco l’uomo»

(Honoré de Balzac)

Ernest Hemingway scriveva che i libri belli si distinguono da quelli mediocri perché sono più veri delle storie vere: a dargli ragione, è lecito presumere che, anche per te e per me, il più bel libro potrebbe essere la nostra stessa vita.

Prova a immaginare: non era detto che nascessimo né che nascessimo in un luogo dove qualcuno si prendesse cura di noi e ci insegnasse a parlare, a camminare, poi a leggere e scrivere, infine ad amare e coltivare il bene e il bello. Non mi par poco.

Ma questo non è che il punto di partenza: certo, non è scontato ed è tutt’altro che comune. Solo che a me che scrivo e a te che leggi probabilmente è toccato in sorte qualcosina in più; se si dovessero raccontare tutti i crocevia del nostro percorso, tutte le svolte decisive, gli incontri, le gioie, le fatiche, le ferite, le rinascite, gli errori e i doni, gli imprevisti e le sorprese, altro che romanzo si potrebbe comporre! E si sa: un romanzo, per essere avvincente, non può essere lineare, come lineare non è la vita di ciascuno di noi. A volte può pungere come una spina, altre volte accarezzare come il velluto di un petalo.

«Ecco l’uomo!», scrive Honoré de Balzac, ecco cioè le millemila sfumature che gradano dalla più molliccia e inzuppata delle spugne ad una roccia dura più del marmo, dall’uomo più ammirevole ed eroico all’essere più infimo ed abietto.

Inferno e paradiso, meschinità ed eroismo, coerenza e contraddizione: cosa non si potrebbe leggere nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, cosa non nasconde e svela ognuno di noi? Quanto resteremmo disorientati, se potessimo leggere nella mente di ciascuno o se gli altri potessero leggere i nostri pensieri, le nostre aspirazioni?

Siamo, al contempo, labirinto e Minotauro, prigione e prigioniero: e non è detto che sia una sfortuna! Forse, non saremmo in grado di reggere in un colpo solo la “nostra” verità, quella che tocchiamo un giorno alla volta, una briciola per volta, un inciampo dietro l’altro. Un giorno di sempre che aspettiamo da mai.

Albert Camus scriveva che un uomo labirintico non cerca la verità, ma sempre e solo Arianna: ad ognuno la sua Beatrice, mi vien da commentare. Del resto: forse non riflettiamo abbastanza sul fatto che anche l’ultimo canto del Paradiso è stata scritto dall’adultero più famoso, e più perdonato, della storia.

Lucio Anneo Seneca: «C’è un tempo per capire, un tempo per scegliere, un altro per decidere. C’è un tempo che abbiamo vissuto, l’altro che abbiamo perso e un tempo che ci attende». Salvo precisazione del medesimo autore: «Perdoniamo gli uomini: sono tutti pazzi».


2 COMMENTI

  1. Un coacervo di contraddizioni e coerenze nella nostra vita, soffrenze e gioie, progetti falliti ed insuccessi, resilienza quantica e cadute. E’ proprio bella la vita in tutte le sue sfaccettature.
    Grazie per gli imput.

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