Un nuovo “parto” per Odysseo e i suoi lettori: l’iscrizione di Damiano all’albo dei giornalisti.

Il fil rouge che unisce Damiano Landriccia e Odysseo è l’indefessa voglia di verità da cavalcare su onde che si infrangono sul battello del nostro giornale. Una navigazione colma di speranza la sua, un informatico approdato sulle coste del giornalismo d.o.c., porto aperto che anela all’informazione, migrante di cultura da salvare dalle carceri di indottrinamenti anacronistici, un desiderio di attualità  che il lettore ha potuto tastare nell’empatia dei suoi articoli.

Ciao,  Damiano. Da poco iscritto all’Albo dei Giornalisti/Pubblicisti, in cosa credi che Odysseo ti abbia migliorato?

Ciao Miky. Grazie per questa piccola intervista. La mia riservatezza, fraintesa talvolta, mi stava tentando col chiederti di sorvolare, evitarla. Alla fine, ho accettato perché sarà occasione per ringraziare Odysseo e il suo direttore Paolo Farina: è stato ed è un amico e un fratello da cui ho preso e prenderò il necessario per la vita; che mi ha aiutato a realizzare e raggiungere questo gradino di una scala che ne conta tanti altri. Non è una meta, ma solo un inizio. È la miglioria di ciò che ero ieri. Uno dei Padri della Chiesa affermava: “Quid prodest strepitus oris muto corde?”(“A che serve lo strepitio della bocca, se il cuore tace”, ndr).

Per un giornalista la credibilità è fondamentale. Dove ritieni inizi la responsabilità di chi scrive e quella, invece, di chi legge?

Il giornalista, l’autore, è solo un uomo e come tale può dare e condividere solo ciò che possiede. Quando improvvisa, vive di apparenza e cose rubate, prima o poi inciampa in chi ne sa più di lui. 

La responsabilità sta nell’avere rispetto per il lettore. Sono state scritte milioni di parole, alcune preziose e indimenticabili, altre servite solo a riempire il vuoto del bianco. 

Cosa ti aspetti dal mondo dell’informazione del domani?

Non mi aspetto nulla. So solo che dovrò dare. E se darò, riceverò per una sorta di splendida legge morale. 

La verità e la bellezza, le si devono andare a scovare, sono nascoste. Parlando, leggendo, ascoltando, restando in silenzio e talvolta urlando. 

Informano un giornale, un libro, la televisione, gli uomini e le cose. Tutto parla e insegna. 


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.