Di te mi piace l’incavo del collo, quando ti rimane un po’ la spalla scoperta, fino alla clavicola

“Molte persone vanno in crisi quando qualcuno chiede loro “Senti ma… cosa ti piace di me?”. Perché magari si perdono nelle banalità. Tipo che ne so “sei solare” o “sei simpatica”. O qualcosa di impersonale tipo “hai un bel viso”. Molti non sanno distinguere una caratteristica fisica da una emotiva. Per me non è mai stato così. Io adoro le persone. Tutte. In ogni persona c’è una caratteristica soltanto sua che mi piace ricordare o osservare. Qualcosa tipo, non so… come si sposta dall’orecchio alla mandibola quando sorridono. O il modo di impostare le frasi.

Come quel mio amico che entra in gelateria e grattandosi la testa, un po’ impacciato, dice “Ti prendevo una coppetta da 2, fragola e crema, per favore”. E quel per favore non lo dimentica mai. O le persone che si toccano spesso i capelli. Le donne per esempio. Quelle coi capelli lunghi che ogni tanto devono tirarsi indietro il ciuffo e poi rimangono spettinate, ma sono così belle. O quelle coi capelli corti che se metti loro una mano dietro restano un po’ scompigliati. Gli uomini che si aggiustano la cravatta. O quelli che si lasciano il colletto della camicia un po’ disordinato, ma volontariamente. Le nonne, quando fanno la pasta del pane e si tolgono i pezzettini dalle dita sempre nello stesso modo. O mio nonno, che quando sorride gli sorridono sempre anche gli occhi. Non mi ha mai messo in crisi la domanda “cosa ti piace di me?”.

Di te mi piace l’incavo del collo, quando ti rimane un po’ la spalla scoperta, fino alla clavicola. Mi piace il modo che hai di camminare, come se stessi facendo una passeggiata su un sentiero di montagna: ogni volta col naso all’insù, perché potrebbe esserci qualcosa di molto bello da vedere sopra la tua testa. Mi piace come muovi le mani, vorrei che me le mettessi sempre sul lato del collo, accarezzandomelo un pochino, quando mi saluti con un bacio sulla guancia. Mi piace come accavalli le gambe: una volta da signorina, l’altra con la caviglia sul ginocchio. Che tu puoi essere delicata come neve, ma quando serve forte come un tuono in Estate. Mi piace come ti muovi. Non dai niente per scontato. Non possiedi movimenti bruschi nei confronti degli altri. Quelli li conosci solo rivolti a te.

Mi piacerebbe infatti ovviare a questo problema, prendendomi carico io della tua persona e dei tuoi sentimenti. Mi piace come ti sta quel maglione blu, con lo scollo largo. Mi piace quando fai la vocina da bimba piccola, come se di lì a poco ne uscisse un mescolino. E mentre lo fai sorridi. E automaticamente viene da sorridere anche a me. Poi parliamo in due così. Mi piace quando mi prendi in giro. Questo forse lo adoro. Perché non sei mai seria. Mi stuzzichi e se ti faccio la faccia arrabbiata, quella arancione delle emoticon, poi fai la voce da bimba e io che dovrei fare? Beh… vedi sopra. Mi piace come ti piace la musica. Ci immagino in un prato, solo io e te, a cantare qualcosa di sereno, da gita. Ci immagino in un posto, davanti ad un piano, che mi chiedi come si fa la scala di Re, mentre ci circonda un sacco di gente, o magari solo un uomo seduto ad un tavolo al quale piace il jazz.

Ci immagino in macchina, a cantare a squarciagola, che prendi il mio telefono e spulci la mia playlist, e in quel momento lo so che sono sotto esame, ma mi piace anche stare sotto esame con te, perché so che comunque, anche se nascosto, trovi del buono in tutto. Perché tu guardi queste cose. È un’eterna lotta fra te e il bello nascosto. Come se fossi un cercatore di tesori. Non te ne sei mai persa uno. Ed è una cosa bellissima. Mi piacciono i tuoi capelli bianchi, anche quando esci scontenta dal parrucchiere. Sarà che forse anch’io trovo sempre il bello. Però è anche vero che tu ne hai un sacco. Mi piace il colore e il taglio dei tuoi occhi, perché riflette sempre quello che provi. Mi piace come ti cadono addosso i vestiti eleganti. Perché ti cambiano l’atteggiamento. Ma mi piace anche quando metti solo un paio di jeans e una maglietta, perché stai bene quando “e chissenefrega!”.

Mi piace come guardi gli anziani, come parli ai bambini, come racconti di qualcosa che ti piace. Mi piace che se qualcuno ha qualcosa da dire tu comunque lo ascolti, anche se dice delle stronzate. Perché dai importanza a tutti. Mi piace come educhi il cane e come fai no con la testa, guardandolo mentre scava una buca, perché pensi sia irrecuperabilmente un disastro. Mi piacciono le cose che leggi, i particolari che guardi, il tono di voce che usi a seconda della situazione. Mi piace la fiducia che riponi in me, quando mi chiedi qualcosa di medico, tanto che potrei prenderti in giro raccontandoti di malattie che manco esistono, perché tu, sicuramente, ce le hai. Mi piace che hai sempre una canzone da mandarmi. Che 9 volte su 10 non conosco. E io di canzoni ne so veramente un casino.

E mi piace da morire che quando sono io a mandarti una canzone, poni sempre l’attenzione sui versi che piacciono anche a me. Mi piace come ti hanno fatto il viso. Dalla fronte al mento. Penso che abbiamo preso le misure: 1/3 dai capelli agli occhi, 1/3 dagli occhi al naso, 1/3 dal naso al collo. E poi mi piace come parli. Un logopedista ci andrebbe a nozze con te, per me invece si può anche licenziare e, come direbbe Benigni, si potrebbe smontare tutta questa storia del cielo e delle stelle, mettere tutto arrotolato su un camion e portarlo via, che se non ci fossi tu non importerebbe poi più così tanto.
E niente. Non ho mai avuto problemi con la domanda “ma… cosa ti piace di me?”.
Mica come con “come stai?”. Cazzo “come stai” è difficilissima.


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Virginia Di Vivo
Sono Virginia Di Vivo, una ragazza come tante altre. Mi piace lo sport. Da quando ho 4 anni gioco a calcio, ma ho ottenuto le mie soddisfazioni anche nel judo dove ho conquistato la cintura nera prima di rompermi le clavicole. Ho tanti interessi, per esempio suono il pianoforte, mi piace molto l’arte e la letteratura e sono innamorata della Medicina. Ho molto da studiare. Ho 26 anni, vivo a Parma, che sento come la mia città, ma sono nata in un piccolo paese in provincia di Napoli, da genitori napoletani. Tutto ciò che sono è frutto del loro lavoro e un giorno vorrei dare loro indietro tutto ciò che loro hanno dato a me. Ho un motto, che mi ha insegnato il mio migliore amico, recita: “Studio tutto il giorno, per avere tutto, un giorno”. Sono molto innamorata dell’amore (sempre “colpa” dei miei), non ho ancora mai capito se preferisco la razionalità o la filosofia. Mi piacciono le persone e cerco sempre di giustificare tutti, andando alla ricerca del perché delle cose, mi aiuta molto la logica, anche se a volte può essere limitante, però è una zona di comfort alla quale non voglio rinunciare. Questo non esclude che a volte io decida di non usarla e dedicarmi all’empatia e all’istinto, che penso siano altrettanto irrinunciabili. Spero un giorno di riuscire a metterli nel mio lavoro. Dalla seconda elementare, come mi racconta sempre mia madre, dico di voler fare “il medico del cuore”, che nel corso degli anni si è meglio definito nella figura del cardiochirurgo. Da un annetto a questa parte sono indirizzata verso la cardiochirurgia pediatrica, che a mio avviso è più interessante dal punto di vista clinico e si sposa abbastanza bene con la mia attitudine. Adoro il profumo dei libri, le camminate in montagna, il silenzio dei musei, il mio fratellone e il mio cane e dico solo queste cose perché non penso sia opportuno andare ad elenchi puntati quando si parla di ciò che si ama e in questo contesto non ci si può dilungare in descrizioni poetiche. Non saprei bene cos’altro dire di me, anche perché ci sono giorni in cui scopro cose nuove che manco sapevo!

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