Solo la rivoluzione del cuore può salvarci

Sebbene da qualche tempo si siano spenti i riflettori mediatici sui migranti, nel Mediterraneo si continua a morire. L’ennesima tragedia che poteva e doveva essere evitata. Un gommone con 130 persone, fra cui donne e bambini, è affondato tentando la traversata.

La notizia dell’ennesima strage nel Mediterraneo dovrebbe toglierci non solo il respiro, ma anche il silenzio che regna nelle nostre strade in questo interminabile tempo di emergenza. Un sentimento di pietà che necessita di essere riaffermato di fronte ad una notizia che rischia di scivolare in secondo piano in questo amaro tempo di pandemia.

Quanti ancora dovranno ancora morire? Persone che potevano essere salvate, per salvarle sarebbe bastato permettere loro di giungere in salvo nei nostri Paesi, nel nostro continente, in modo legale e sicuro, fuggendo alla fame, alle guerre, ai trafficanti di esseri umani, agli orrori che insanguinano tanta parte del mondo.

Uomini, donne, bambine, bambini costretti ad abbandonare le loro case, i loro affetti più intimi e i loro Paesi d’origine con la speranza di poter sopravvivere, di vivere una vita degna, di salvarsi e di trovare in altro luogo pace e sicurezza.

Sembra che prevalga quasi una sentenza di condanna a morte, si preferisce farli morire di stenti nella traversata di montagne e deserti, farli morire di torture e di sofferenze in Libia, in Turchia e nei Balcani, farli morire affogati nel Mediterraneo.

Perché non si insorge dinanzi a un simile crimine contro l’umanità?

A fatica scendono le lacrime, si borbottano poche parole di circostanza, si fa retorica di dolore e d’indignazione quando l’orrore e la vergogna trabocca, ma nulla si fa per far cessare le innumerevoli stragi.

Siamo ostinati a definire politiche migratorie, quelli che sono accordi stipulati con governi non democratici, scialacquando capitali che potrebbero essere impiegati per gestire le migrazioni in modo sicuro e legale. Non è possibile tollerare che vite perse in mare non provochino reazioni e risposte umanitarie. Le vere istituzioni democratiche hanno come compito principale di assicurare una vita degna e libera a ogni essere umano.

Delle tante stragi degli innocenti l’umanità non potrà assolverci.

Dalle generazioni future, futura umanità, saremo considerati alla stregua di tanti criminali dell’umanità perché complici delle tante atrocità che avvengono nei lager libici. La disumanità si diffonde a macchia d’olio.

Davanti a quest’orrore come non insorgere? Come non decidere di contrastare tanta e tale mostruosa brutalità, non con la forza della violenza, ma con la forza della rivoluzione del cuore per riconosce il diritto alla vita, alla dignità?

Siamo tutti in cammino e alla ricerca di Vita.

Il male si sconfigge facendo il bene.

La violenza si annienta con la forza del cuore.

L’indifferenza si distrugge con l’essere sempre uomini e donne di salvezza e di resurrezione

Siamo una sola umanità viviamo nella casa comune, che è di tutti, e difendere gli esseri umani vuol dire difendere e curare il mondo intero e salvarlo dalla devastazione.

Chi salva una vita salva il mondo.


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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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