Da sempre considerato la dimora dell’Imperatore Federico II di Svevia, il Castel del Monte appare, dal 1240, come una corona in cima ad un territorio esteso e ricco di storia, un meltin’ pot di culture e mistero che, ancora oggi, suscita curiose domande. A rispondere ad alcuni dei latenti quesiti sul maniero federiciano (raffigurato anche sulla moneta del centesimo di euro) è Angela Ciciriello, giornalista, guida turistica e fondatrice ArtTurism:

Ciao, Angela. Dal 1240, anno della sua costruzione, ad oggi, cosa ha conservato e cosa ha perso il Castel del Monte?

Già la stessa data da te citata è tutt’oggi fonte di dibattito. Secondo alcuni storici, infatti, il 1240, anno riportato sul documento che l’imperatore Federico II Svevia invia al giustiziere di Capitanata, Riccardo da Montefuscolo, ha avuto diverse interpretazioni e traduzioni. Per alcuni la richiesta di invio materiale per la costruzione del castrum di Santa Maria del Monte si riferisce al completamento del solarium, in tal caso significherebbe che nel 1240 il castello era quasi finito; per altri, invece, tale richiesta farebbe riferimento all’inizio della sua costruzione. Da ciò si evince quanto complessa possa essere la ricostruzione di ciò che realmente era presente all’interno del castello e di ciò che invece sono solo supposizioni, ipotesi e, talvolta, pura fantasia. Sicuramente il castello è stato realizzato ponendo molta attenzione verso le decorazioni, in parte sopravvissute, ma perlopiù oggi danneggiate o inesistenti (si vedano le tracce di pavimento a mosaico, sculture e bassorilievi danneggiati). Era presente, tra le tante cose andate perdute, nel cortile interno, all’altezza del piano superiore, un ballatoio in legno, una sorta di balconcino, posto sulla mensola aggettante (tutt’oggi ben visibile) che correva lungo tutto il perimetro interno dello stesso cortile utile ad agevolare il passaggio da una stanza all’altra. Sempre nel cortile alcuni studiosi ipotizzano anche la presenza di una vasca a forma ottagonale, ma sulla quale non vi è certezza.

Tra conferme e smentite, quali sono state le ipotetiche destinazioni d’uso della fortezza federiciana?

Anche in questo caso le ipotesi sono tante, ed in alcuni casi si lavora davvero di fantasia. Parlare di questo castello è tanto semplice quanto complesso poichè ogni teoria può essere veritiera, ma contemporaneamente smentita da altre.

Si parla di rifugio di caccia, castello di difesa, dimora imperiale, centro astronomico, centro culturale, hammam, luogo esoterico. Ad ognuno il suo, mi verrebbe da dire, purché se ne parli. A mio avviso non è necessario farsi le “guerre” tra quella che è l’ipotesi più attendibile. Se fosse di facile lettura, non sarebbe certo, dei siti UNESCO, uno dei più misteriosi, e lasciamo quindi che questo fascino continui ad avvolgerlo.

Se invece dovessi leggerlo con gli occhi di un bambino che, giungendo in questo luogo da Andria lo osserva così appollaiato su quel colle, direi proprio che appare come una semplice corona sulla sommità di una collina che domina il paesaggio. Una sorta di corona in pietra, costruita con una roccia intrisa di quella materia prima “grigia” che è la mente eclettica e poliedrica di colui che lo fece costruire: Federico II di Svevia.

Perché il numero 8 torna, prepotente e simbolico, in ogni forma, in ogni angolo, in ogni torre del maniero?

Anche in questo caso non vi è una ed una sola risposta valida. L’imperatore svevo forse prese spunto da architetture, che riprendevano in qualche modo l’ottagono come forma, che lui stesso aveva visitato prima di farlo edificare? Oppure questo numero 8 sta a rappresentare, se posto in orizzontale, il simbolo dell’infinito? E perché l’infinito?

Forse perché Federico ambiva all’onnipotenza, ad essere il predestinato che alcuni preannunciavano? Per quelle supposte teorie esoteriche?

Chi lo sa con certezza il perché? Anche in questo caso, inutile accanirsi.

Il connubio fra potere temporale e spirituale del Castel del Monte confluisce, effettivamente e storicamente, nel sapere politico, astrologico, mistico e culturale di Federico II di Svevia?

Si, sicuramente il castello è la rappresentazione in pietra di quella che è la figura dell’imperatore svevo.

In che modo si può rendere più attrattivo e redditizio un, forse troppo bistrattato, Patrimonio dell’Unesco?

Questo argomento meriterebbe un capitolo a parte. Sicuramente non sarebbe male se le sale interne del castello fossero allestite con qualcosa che faccia capire qualcosa in più ai visitatori. Va detto, tuttavia, che ad oggi una delle sale del castello ospita una video-proiezione utile alla comprensione del castello svevo.

È pur vero che essendo difficile ricostruire, come già detto in precedenza, ciò che effettivamente poteva esserci nelle sale, si darebbero indicazioni incerte e neanche questo andrebbe bene, ma magari anche porre dei semplici manichini con abiti d’epoca (riproducendo immagini note dell’imperatore svevo e/o delle imperatrici) potrebbe essere un’idea, giusto per fare un esempio, come ce ne sarebbero altre.

A questa domanda però preferisco rispondere non solo come guida turistica, ma soprattutto in qualità di vicepresidente della coop. soc. PUGLIA SOCIAL CLUB firmataria della convenzione con il GAL “Le città di Castel del Monte” per l’affiancamento nella gestione di alcuni servizi dell’Info Point sito ai piedi del maniero federiciano.

Mi spiego meglio: “Nelle stagioni turistiche 2021 e 2022, in occasione dell’apertura, da parte del GAL, dell’info point posto nell’area di arrivo delle navette, la nostra cooperativa di servizi alle imprese, in seguito ad un avviso pubblico, ha siglato una convezione con il suddetto GAL per l’affiancamento nella gestione dei servizi di accoglienza, visite guidate e altre attività.

Un’area strategica dal punto di vista della posizione, se non fosse per le varie problematiche che poi ci si è trovati ad affrontare.

In questo siamo rimasti soli. La nostra proposta progettuale prevedeva diverse attività di animazione in quell’area, progettate soprattutto per rendere più completa l’esperienza dei turisti che giungono al castello e che, al di là del meraviglioso maniero, oltre al bar e ristorante qui presenti, non trovano altro.

Un vero dispiacere per noi operatori turistici che avremmo voluto allietare in maniera più adeguata anche le soste dei turisti in attesa della navetta sotto il sole cocente.

Con questo non stiamo dando responsabilità di tutto ciò a nessuno.

Sappiamo soltanto che abbiamo creato dei tavoli tecnici con i diversi attori/amministratori di quest’area (e sono tanti) col fine ultimo di risolvere problematiche che non possono in alcun modo ricadere sul singolo privato poiché di difficile risoluzione. Possiamo dire però che noi avremmo fanno la nostra parte e tutto ciò è stato proposto in maniera chiara e soprattutto senza alcuna richiesta economica.

Infatti, tengo ad aggiungere che la cooperativa non ha percepito nessun contributo pubblico per i servizi succitati, e non ne ha richiesti nemmeno per la realizzazione di altre attività di animazione dell’area antistante l’info point, ma ahinoi così è rimasto, tutto caduto nel silenzio, a scapito dei viaggiatori che avrebbero invece potuto vivere in maniera più completa le loro meritate vacanze giungendo in visita a Castel del Monte.

Non abbiamo potuto far altro che offrire servizio di informazione turistica ed eventuale attività di visita guidata.

Volendo essere propositivi, come è nostro solito fare, abbiamo anche proposto, e cogliamo l’occasione per riproporlo, di istituire un gruppo di gestione super partes per le attività da svolgere in quest’area composto da figure che effettivamente conosco con mano, perché lo vivono quotidianamente, quelle che sono tutte le problematiche qui presenti (includendo tra queste anche le immagini di cartoline che riproducono litigi e scontri tra guide in affanno nell’accaparrarsi i turisti)”.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.