Il tempo sospeso

Ariaferma segna il ritorno dietro la macchina da presa del regista napoletano Leonardo Di Costanzo che, seppur fuori concorso, presenta, alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, uno spaccato sulle carceri italiane, il resoconto giornaliero di una vita che procede costretta ma senza intoppi, un’esistenza priva della dicotomia guardie e ladri ma, anzi, satura di sterili alleanze ed effimeri incarichi, il menù perfetto  di una convivenza non voluta ma, non per questo, del tutto indesiderata.

I protagonisti sono apolidi nel senso etimologico del termine. La prigione di Mortana è fittizia, nulla rimanda alla realtà neppure il rapporto tra l’ispettore Gaetano Gargiulo e il criminale Carmine Lagioia, interpretati da magistrali Toni Servillo e Silvio Orlando.

Un non luogo, dicevamo, ma anche un non tempo. Un tempo sospeso, un ritmo che incalza nel limbo del vorrei ma non posso, la potenza e l’atto aristotelici che curano l’anima della matricola Fantaccini, servo e commensale come tutti i componenti di questo amaro spettacolo, illuminato dal carisma di Servillo e Orlando ma rabbuiato dal blackout di un plot, o forse, di una cena i cui ingredienti creano una ricetta già trita e ritrita.

La sottile differenza, però, con capolavori del calibro de “Le ali della libertà”, “Il profeta” o “Il castello”, sta proprio nella mancata agnizione, nessun colpo di scena, un epilogo che non offre sussulti se non in una parentela accennata e non giustificabile.

La pellicola mantiene fede al nomen omen del titolo e arriva al pubblico senza un refolo di vento ma con l’ansia di meritare un’ora d’aria fresca, non di certo aria…ferma!


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