«L’anima nobile si fa un alimento di quelle cose che per l’essere volgare sono veleno»

(Gustave Thibon)

Caro lettore, adorata lettrice,

il caffè che ti propongo questa mattina potrebbe qualificarsi in diversi modi.

È un caffè triste e mesto. Un caffè grato e sincero. Un caffè di saluto e presenza. Un caffè che rende merito a chi merita. Un caffè di luce.

Un caffè dignitoso.

Ho già avuto modo in passato di scrivere di dignità. In quell’occasione, scelsi questa parola come l’ultima che vorrei consegnare a chi amo se oggi dovessi morire.

E dignità è la parola con cui ho salutato un’amica che piangiamo in tanti.

Si chiamava, si chiama Angela.

Ora è un angelo di nome e di fatto, ma lo è stato anche finché era in vita.

Chi ha avuto il dono di conoscerla, sa che non esagero.

Chi ha assistito al suo funerale, chi ha ammirato l’estrema compostezza del dolore che si manifestava negli occhi lucidi di suo marito Giuseppe e dei suoi figli Giulia, Francesca e Vincenzo, comprende bene perché la vita e la morte di Angela potrebbero essere incoronate dalla parola dignità.

Angela, come hanno commentato a caldo gli amici, era mitezza, dolcezza, l’immagine della vitalità, un sorriso sempre pronto per tutti.

Angela era discrezione, riservatezza assoluta.

Angela non è mai stata amante delle prime file.

Angela era una parola buona in ogni circostanza.

Angela ponderava, non emetteva giudizi.

Angela sapeva usare la giusta dose di ironia.

Angela aveva un cuore amabile. Ha voluto bene. Ha voluto il bene.

Angela aveva una luce singolare e una dote straordinaria: quella di migliorare chiunque avesse la fortuna di incontrarla e percorrere con lei un pezzo di strada di vita.

Angela condivideva il suo cuore prima che la sua casa.

Angela era serena.

Angela era libera e liberante, fiera, generosa, ricca di premure, amante della misura. Un cuore magnanimo.

Angela è sempre stata credibile, affidabile, autorevole, riconoscente e riconosciuta.

Angela rispettava ed era rispettata, aveva la leggiadria dei semplici e non era ingenua.

Angela era una leader amorevole, sempre la prima quando c’era da servire e rimboccarsi le maniche.

Angela amava amare in silenzio, più con i fatti che con le parole. A partire da chi era rimasto indietro.

Angela non faceva differenza tra il progettare un evento culturale di prestigio e lavare le pentole per un campo-scuola.

Angela aveva grazia e la irradiava con dolcezza.

Angela è sempre stata fedele a stessa, alla sua famiglia, alla sua comunità, tanto quella civile quanto quella di fede.

Angela era un sostegno sicuro per tutti.

Angela sorrideva anche nell’oscurità. Non riesco a ricordarla senza la luce del suo sorriso.

Angela è morta come è vissuta: amata da tanti, tantissimi. Al suo funerale non c’era posto neanche in piedi.

Angela non si è lasciata prostrare dalla sofferenza e dalla malattia. Umana nella sua finitudine, incomprimibile nella sua grandezza.

Angela era degna. Assolutamente degna. Attraverso la sua intera e completa umanità.

La sua vita è stata una beatitudine.

Ed io credo che sia nel novero di quelle grandi e umili persone per cui, se il Paradiso non esistesse, toccherebbe inventarlo.

Angela è viva.

Di lei ha scritto Giuseppe:

«Angela è stata una persona straordinaria: aveva un cuore grande e sensibile che la rendeva sempre attenta, disponibile, presente. Ascoltava e sosteneva chiunque la incontrasse. Era ironica, ma mai aggressiva e le sue parole erano piene di dolcezza e di raffinata intelligenza. Era entusiasta della vita, credente e profondamente felice di stare con noi, in qualunque istante. Io assieme a Giulia Vincenzo e Francesca siamo profondamente grati a tutti coloro che l’hanno amata e continueranno a portarla nel cuore. Adesso la sua anima grande continua a illuminare la nostra vita e il nostro essere. Siamo grati a Dio di averci arricchito della sua presenza. Per questo e per tanto altro mi sento un privilegiato. Buon viaggio Angela».


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

1 COMMENTO

  1. Grazie Paolo
    non potevi descrivere meglio le note sulla figura splendida di Angela che anche io con mia moglie ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare già da anni. Mentre piangiamo la sua scomparsa ci consola la consapevolezza e la speranza che persone come lei ce ne siano intorno a noi e che sta a noi scoprire , sostenere e valorizzare. Un forte abbraccio a Giuseppe e ai suoi amati figlioli.

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