Sono infinite le differenze e i confronti tra Ostetricia e Midwifery. A spiegarcelo è l’andriese Adriana Forte, collaboratrice del St. Thomas’, l’ospedale più importante di Londra. Da ostetrica qualificata, Adriana mette in evidenza l’importanza dell’assistenza fisica, sociale e psicologica nel pre e post partum. Una professione, la sua, spesso sottovalutata, ma dalla vitale rilevanza.

Ciao, Adriana. Perché hai deciso di svolgere la professione di ostetrica al St Thomas’ Hospital di Londra?

Ho lasciato l’Italia nel 2011, passando prima per l’Australia, dove ho vissuto a Sydney per quasi un anno, per imparare l’inglese, con l’idea già pianificata di spostarmi poi nel Regno Unito dove la mia professione è molto ricercata e apprezzata. In Italia purtroppo è esattamente l’opposto, la mia professione è denigrata e bistrattata, ma non tutte le mie colleghe hanno il coraggio di ammetterlo. Al St Thomas’, ospedale storico della Capitale e il più all’avanguardia dell’Inghilterra, ho iniziato lo scorso dicembre. Questa posizione prestigiosa è arrivata dopo non pochi anni di sacrifici e esperienza in altre realtà ospedaliere inglesi. Io vivo a Londra dal 2012, ma devi sapere che la pandemia mi ha stravolto la vita (e so di non essere la sola)  e il destino ha voluto che lavorassi durante questo periodo storico in realtà ospedaliere italiane.

Com’è considerata l’ostetricia durante la gravidanza di una donna inglese, soprattutto nel post partum?

L’anno e mezzo trascorso negli ospedali della mia tanto cara Puglia mi ha permesso di capire che la mia pratica e la mia visione dell’ostetricia è cambiata irreversibilmente.

A tutti potrebbe sembrare abbia svolto lo stesso ruolo nei due Paesi, a me francamente no e ti spiego perché. La midwifery inglese è nota per essere la massima espressione del ruolo di accompagnare la donna in quel percorso tanto naturale quanto complesso chiamato maternità. La midwifery non si occupa solo di donna e gravidanza ma anche di tutto ciò che gravita intorno ad essa. E quindi non solo l’aspetto fisiologico, o in alcuni casi patologico della gravidanza, in Inghilterra ci si preoccupa di aggiungere alla documentazione medica in cartella anche informazioni sullo stato  psicologico e sociale della paziente. Le donne dopo il parto ricevono visite a casa dell’ostetrica per circa due settimane nel puerperio e laddove la midwife rileva problematiche di tipo psicologico-sociale le “home visits” si prolungano, perché la care non termina tra le mura ospedaliere. E in questo modo le tante donne in difficoltà troveranno tanto supporto e non sono lasciate sole. La depressione post partum, insieme a tutte le malattie mentali, sono ancora in Italia purtroppo argomenti poco discussi. La prima persona che una donna in Inghilterra vede durante la gravidanza è la midwife e non il ginecologo a pagamento perché non è ancora considerata malata. Le viene posto un questionario sul suo stato sociale e psicologico, insieme ad esami ed ecografie.

Che differenze hai riscontrato, se ci sono, fra la natalità italiana (sempre più in calo) e quella del Regno Unito?

Nel Regno Unito si fanno ancora tanti figli. è vero, ma mediamente a vent’anni un inglese ha già lasciato il tetto familiare o se ci resta addirittura paga utenze e affitto della camera ai suoi.

Quale ruolo assume, oltremanica, la famiglia di una partoriente?

In Italia purtroppo esistono ancora poche realtà di medicina territoriale, ma riconosco anche che il Bel Paese è ben noto per il modello di famiglia unita ben diverso rispetto all’Inghilterra. In Italia tutto ciò può sembrare assurdo e quindi spesso si dà per scontato che la donna partoriente abbia alle spalle il sostegno della famiglia. Anche se sappiamo bene che generalizzare è sempre sbagliato.

Pensando al futuro, in che modo intendi valorizzare l’indipendenza socio-economica che hai raggiunto ai piedi del Big Ben?

Ciò che ho sempre sognato, da quando ho messo piede Oltremanica, è svolgere il ruolo di Safeguarding Midwife che è l’ostetrica dedicata alle donne più bisognose, quelle senza un tetto per esempio, o vittime di abusi domestici o ancora con patologie mentali. Credo di avere l’esperienza sufficiente ora per poter dedicarmi al meglio a questa mission e magari presto accadrà!


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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