Attrice e scrittrice, cittadina di se stessa, viaggiatrice dello spirito, errante fra sentimenti, utopie e paure. Dopo Primo Amore, la scrittrice Angela Liso torna nelle migliori librerie con un lavoro editoriale destinato a ripetere il primo successo. Ad un passo da me (Europa Edizioni) demarca il territorio con il proprio io, scartando tutto ciò che è superfluo

Ciao, Angela. Come mai hai scelto di intitolare il tuo secondo libro “Ad un passo da me”?

Ero seduta al tavolo di una trattoria romana con mio cognato, di passaggio per Roma. È stato lui a suggerirmelo…Probabilmente non dovrei dirlo, ma il titolo per me sarebbe dovuto essere “Guardata” perché la protagonista non vuole altro che essere guardata. Ma, ahimè, la mia proposta non ha riscosso alcun successo, non piaceva a nessuno, mi sono dovuta arrendere. Al contrario di “Ad un passo da me” che è divenuto immediatamente orecchiabile. Per giunta era meravigliosamente riconducibile al momento in cui la protagonista si perde nel bosco confusa tra la “nebbia”. Così ha vinto!

Lungo un percorso di quasi trecentocinquanta chilometri, Nicole e Francesca ritrovano, nei paesaggi di Umbria, Toscana e Lazio, il significato spirituale della vita. Quanto è importante imparare ad ascoltare se stessi per superare ostacoli e recuperare ottimismo e positività?

Ascoltarsi, conoscere i propri bisogni e desideri, credo sia fondamentale per stare al mondo; come anche avere il coraggio di affrontare i momenti bui. Del resto i momenti bui li superi solo attraversandoli con consapevolezza.

Cosa impedisce, generalmente, agli uomini di diradare la nebbia e vedere ad un passo da noi?

Il tran tran quotidiano, i falsi condizionamenti, i pregiudizi, i falsi luccichii ti tarpano le ali come scrivo nel libro. Ne è pieno il mondo. Siamo in continuo e inutile affaccendarci. Bisognerebbe assaporare il piacere di fermarsi e fare silenzio per ascoltarsi. Spero che questo libro susciti il piacere e la curiosità di fare esperienze simili, approfittando di uno dei tanti incantevoli percorsi che la nostra terra ci offre.

In cosa ti senti migliorata, come donna e come scrittrice, rispetto a “Primo Amore”, tuo esordio letterario edito da Mondadori?

Sono alla continua ricerca, non si smette mai di imparare. Scopri di non sapere che la vita è imprevedibile, ma non c’è niente che non si possa superare se ti affidi a Dio, alla natura. Ecco la natura è la nostra maestra di vita. È questo ciò che non va, non viviamo più seguendo le regole della natura. In quanto a me, sono una quarantenne ricca delle sue consapevolezze ed esperienze. Le esperienze sono una risorsa, dipende da come le si affrontano. Quando penso a me all’età di 27 anni sono fiera della giovane donna caparbia che sono stata, per le scelte fatte. Certo, ero una giovane donna con gli strumenti dell’epoca. Oggi sono un’adulta che coltiva e alimenta la parte bambina per preservarne il buono. Nell’amore per esempio. Mi piacerebbe tanto scrivere un terzo romanzo d’amore con la consapevolezza di un’adulta. Spero che questa esigenza si infuochi a tal punto da partorirne l’idea.

Step by step, sei passata dalla carriera di attrice a quella, appunto, di autrice di romanzi. Nell’ottica di un’epifania creativa, a cui ogni artista dovrebbe anelare, qual è il sottile confine che divide l’apparenza dall’ispirazione introspettiva?

L’apparenza, lo dice la parola stessa, non è essere. È importante essere prima di fare, altrimenti si esauriscono le risorse. L’apparire scava e amplia dentro quel buco nero che tutti abbiamo, chi più chi meno; l’essere lo colma, lo illumina. Non c’è alcun confine: si recita e si scrive con i cinque sensi. Semplicemente un attore mette a servizio la propria immagine e le proprie emozioni per interpretare un personaggio che non ha scritto lui, uno scrittore paradossalmente è più coinvolto in prima persona. Dirige i fili del burattinaio decidendone il percorso e l’evoluzione. Ciò che distingue le due forme è il modo. In quel senso “essere e apparire”.  Scrivere è un lavoro solitario, di clausura. Recitare è un lavoro di squadra in cui ci si avvale dei propri strumenti che sono, sì, le emozioni, ma ogni artista vive con i sensi spalancati, un attore usa anche la propria fisicità. In questo senso appare. Io ho un animo molto spirituale e non sempre ho voglia di apparire.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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