“Gira voce, qualcuno lo ha visto, i miracoli fa. Esce sangue da quelle ferite. Davvero, si dice così…”. Ufficialmente riconosciuta dai Frati Minori Cappuccini di San Giovanni Rotondo, approda ad Andria il 22 agosto, nella villa comunale, “Actor Dei”, la più grande opera musicale su Padre Pio, di e con Attilio Fontana, la cui realizzazione porta la firma dell’Accademia Musicale Federiciana. A presentarci l’evento è Agnese Paola Festa, produttrice esecutiva ed artistica, con Michele Lorusso, dell’evento.

Ciao, Agnese. Com’è riuscita l’Accademia Musicale Federiciana ad intercettare “Actor Dei”, il più grande musical su Padre Pio?

L’Accademia ne conosce la genesi, in quanto esiste, da più di dieci anni, una collaborazione con i creatori Attilio e Mariagrazia Fontana. Si tratta di una produzione sempre intensa e potente.

Dove si staglia il popolo pugliese nella lotta fra il Bene e il Male del frate di Pietrelcina?

Il co-protagonista dell’opera, assieme a Padre Pio, è proprio il popolo di San Giovanni Rotondo, che rappresenta la vena caratteriale di noi pugliesi, un popolo che lotta per il suo Santo ma che, in prima battuta, lo giudica con diffidenza. “Gira voce, qualcuno lo ha visto, i miracoli fa. Esce sangue da quelle ferite. Davvero, si dice così…”. Nel brano “Monastero” si parla proprio di quest’uomo rinchiuso fra le quattro mura, un uomo avvolto dalla leggenda, dal sentito dire, un uomo costretto da imposizioni del Vaticano.

Ventitrè artisti per tre fasi significative: giovinezza, crescita spirituale e ricovero. Quali sono state le maggiori difficoltà nella realizzazione dell’opera?

All’inizio c’è un bambino che fa un incubo, di una guerra, di un conflitto interiore. Poi, abbracciando la madre, sogna e dice “se io fossi re, sarei come un frate”, quindi la potenza nella semplicità. Padre Pio prende i voti ed un priore lo sposta da Benevento a San Giovanni Rotondo per curare la sua cagionevole salute, respirando l’aria del mare. Poi c’è la perenne battaglia col Demonio, interpretato da un fantastico performer. Abbiamo investito su maestranze pugliesi, per valorizzare la nostra terra, proprio come ha fatto Padre Pio con la costruzione dell’Ospedale. Unico e piccolo neo: la mancanza di strutture ricettive. Forse siamo ancora troppo poco “turistici”.

Da protagonista e regista, in che modo definiresti lo stile scelto da Attilio Fontana per raccontare San Pio?

Attilio è uno spirituale laico, non scende nella banalità e nel bigottismo del racconto da recital. La sua è una regia visionaria, una prospettiva che intravede l’umanità del Santo, una devozione fragile, un carico emozionale anacronistico, un patimento sempre attuale, uno stile coerente che dal cuore arriva allo stomaco.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.