Per la comunità internazionale ufficialmente non esiste. È un territorio autoproclamatosi indipendente dall’odiata Georgia dal 1992, quella Georgia di cui non si sono mai sentiti parte. Per il mondo però, Stati Uniti e Ue su tutti, è una repubblica ribelle.

La questione dell’Abkhazia ha origini lontane. Gli abcasi si battono per l’indipendenza dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica. Il territorio abcaso, indipendente da secoli, è stato ceduto da Stalin (di origini georgiane) alla Georgia, ma loro, 130 mila abitanti circa (tra cui 30.000 armeni) si sentono una “nazione” e in tal modo vivono, anche senza riconoscimento internazionale. Anche perché il riconoscimento più importante, quello russo, è arrivato nel 2008 al termine del conflitto in Ossezia del sud.

Principato autonomo nel VII secolo dell’Impero Bizantino, fu annesso all’Impero Russo nel 1864. Ripopolato grazie agli immigrati che giungevano da Armenia, Georgia e Russia, fu dichiarato parte dell’Urss nel 1920. Stalin ne fece una repubblica autonoma all’interno della Repubblica Socialista Georgiana, il georgiano divenne lingua ufficiale insegnata nelle scuole mentre l’antichissima lingua abcasa fu vietata. Durante gli anni di massima potenza dell’URSS, l’Abkhazia divenne un’importante meta turistica per l’alta società russa grazie alla bellezza delle sue coste, anche lo stesso Stalin era solito trascorrere le vacanze sulla costiera abcasa.

Al crollo dell’Urss, nel 1991, l’Abkhazia pensò che era giunto il momento di riprendersi l’indipendenza. Questo avvenne nel 1992 quando la Georgia dichiarò restaurata la Costituzione del 1921. Temendo di perdere il suo status di repubblica autonoma e di essere “georgizzati”, gli Abkazi dichiararono l’indipendenza dalla Georgia. Conseguenza fu la guerra Abcaso-Georgiana combattuta tra il 1991 e il 1993, migliaia di morti ci furono da entrambe le parti, infrastrutture e patrimonio storico culturale si persero nella guerra.

Il parlamento dell’autoproclamata repubblica de facto ha adottato una nuova costituzione nel 1994, dichiarando la sovranità della “Repubblica di Abkhazia”. Il riconoscimento internazionale sperato non è mai arrivato e la Georgia continua a reclamare la propria sovranità territoriale sull’Abkhazia.

Le ostilità ripresero nel 2008, quando la Georgia entrò in territorio osseto (altra repubblica indipendente de facto nei confini georgiani) la Russia rispose occupando con le proprie truppe la Georgia. Grazie alla mediazione dell’Ue e del allora presidente francese Sarkozy, la Georgia ha ritirato le sue truppe dalle due repubbliche ribelli ma, al termine del conflitto, la Russia ha riconosciuto l’indipendenza dell’Abkazia e dell’Ossezia del sud.

A più di vent’anni dall’auto-dichiarata indipendenza, la pace è ancora lontana, abcasi e georgiani vivono di odi e ostilità, la Georgia continua a rivendicare il territorio della repubblica ribelle, chiedendo il rispetto alla propria integrità territoriale secondo gli “Accordi di Helsinki”. Gli Abkasi al contrario reclamano il loro diritto all’autodeterminazione. Ma da sempre il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, ovvero di essere liberi da ogni dominazione esterna pone due problemi fondamentali: il rispetto dell’integrità territoriale degli Stati e cosa significhi davvero dominazione esterna.

Alle origini della questione Abcasa c’è la decisione di Stalin di inglobare il territorio abcaso nell’Unione Sovietica in un tempo in cui le volontà dei popoli non contavano. Al crollo dell’URSS però le conseguenze e le rivalità di un’assimilazione forzata non potevano che emergere. I confini non sono immutabili e soprattutto non poteva essere eterna l’idea delle Repubbliche Socialiste e al crollo dell’URSS, le differenze tra abcasi e georgiani, gli odi reciprochi e la volontà hanno prevalso.

L’indipendenza dell’Abkhazia è ancora solo de facto, al momento è riconosciuta da pochi stati (Nicaragua, Venezuela, Nauru, Tuvalu e Vanuatu), ma è soprattutto la Russia a riconoscerle la sovranità. Non solo, l’economia Abcasa, fortemente indebolita dalla guerra con la Georgia, dipende dai finanziamenti economici della Russia. La Federazione Russa rappresenta l’unico partner commerciale per la repubblica abcasa e questo spaventa da sempre l’Europa. E qui nascono i primi interrogativi: perché la Russia appoggia l’indipendenza dell’Abkhazia e non ha ancora riconosciuto l’indipendenza del Kosovo?

Ma anche per l’Unione Europea potremmo porci la stessa domanda: l’UE ha riconosciuto il Kosovo, perché non riconosce l’Abkhazia? Gli abitanti dell’Abkhazia non hanno lo stesso diritto all’autodeterminazione come l’avevano i kosovari? Gli abitanti di questa fascia di terra affacciata sul Mar Nero, nelle montagne rocciose del Caucaso, condividono la stessa lingua, la stessa storia, la stessa origine. Questo, per convenzione internazionale, fa una nazione.

Peraltro, negli ultimi mesi, i rapporti commerciali tra Russia e la repubblica ribelle si sono intensificati tanto che la comunità internazionale e la stessa Georgia hanno accusato Mosca di voler ripetere l’operazione Crimea allo scopo di annettersi l’Abkhazia. L’allarme è scattato lo scorso autunno quando Putin e il presidente abcaso Khajimba hanno siglato un accordo di “alleanza e partnership strategica”. Nel programma però non sono previsti solo scambi commerciali, per la Georgia il trattato nasconde la volontà della federazione russa di acquisire sempre maggior potere all’interno della repubblica abcasa con lo scopo dichiarato di annettere sempre nuovi territori dell’ex blocco sovietico.