La primavera è arrivata. Dalla finestra di casa mia vedo il cielo azzurro, le prime foglie che spuntano sui rami degli alberi e i fiori che iniziano a sbocciare.

E qui a Pechino la primavera è arrivata non solo dal punto di vista metereologico, ma anche e soprattutto perché l’epidemia di Cornavirus è ormai quasi del tutto sotto controllo, c’è ottimismo, e si spera che tra qualche giorno o settimana potremo davvero godercela questa primavera, con belle passeggiate nei numerosi parchi della città, a piedi o in bicicletta.

Per due mesi il parco del complesso residenziale visibile dalla finestra di casa mia è stato per me e mia moglie l’unico sguardo sul mondo esterno, escluse le rare uscite per andare al supermercato. Nei momenti più brutti, quelli in cui si temeva che tutta la Cina sarebbe diventata un’enorme Wuhan, da questa finestra ho visto la neve cadere a grandi fiocchi, il vento soffiare furiosamente fino a spezzare i rami degli alberi, per arrivare ai venti gradi del momento in cui sto scrivendo questi miei pensieri.

In tutto questo periodo però non ho mai perso la speranza, perché vedevo che la gente aveva capito la situazione e si comportava di conseguenza. A chi mi chiedeva come fosse la situazione, compresi i giornalisti, ho sempre cercato di mostrare ottimismo, ma ho cercato anche di essere chiaro su un punto, anzi due: l’epidemia non doveva e non poteva essere una scusa per discriminare vergognosamente i cinesi (molti di quelli aggrediti e insultati erano cittadini italiani o residenti in Italia da anni o comunque da prima che il virus si diffondesse) e che bisognava rispettare le direttive del governo, che bisognava restare a casa.

Non lo dico perché sono un esperto di politica o virologia, come tanti di quelli che nelle ultime settimane stanno inondando di post la loro pagina Facebook, ma perché questo è ciò che dicono i medici, le persone che stanno affrontando con uno sforzo immane questa tragedia, e soprattutto perché me l’ha insegnato l’esperienza.

Stare chiusi in casa, soprattutto se uno è fortunato come me a poter affrontare questa situazione con la persona amata, non è così terribile. Si può cogliere questa opportunità per leggere libri in attesa da anni di essere sfogliati, guardare film che erano da tempo nella lista dei film da vedere, ma soprattutto per riflettere su ciò che è veramente importante nella vita.

Molte persone hanno pensato, giustamente, che in momenti come questi la cosa più importante fosse stare con i propri cari, ma chi è fuggito dalle città del Nord su treni carichi di gente per tornare a casa nel Sud, non ha pensato che così facendo ha messo a rischio la salute dei propri familiari a cui tengono tanto, soprattutto i più deboli e gli anziani.

Tanta gente che non accetta di rimanere chiusa in casa, non ha pensato che continuando a uscire sta solo contribuendo a diffondere il contagio e a prolungare ulteriormente il periodo in cui saranno costretti a rinunciare alla loro quotidianità.

Chi proprio non vuole fare a meno dello sport, non ha pensato che sia meglio ridurre per un periodo la propria attività fisica (un po’ di esercizi si possono fare anche a casa, gli inquilini del piano di sopra che prima si facevano la corsetta nel parco, adesso la fanno sul tapis roulant) che rischiare di ritrovarsi intubato in un ospedale dove mancano i posti in terapia intensiva.

Io vivo a Pechino ormai da dieci anni, ma resto italiano e andriese al 100%, in Italia vivono la mia famiglia e tanti miei amici, perciò sono anch’io molto preoccupato e spero che tutto questo possa finire presto. Sono convinto che ciò accadrà, ma solo se tutti noi rispetteremo le regole, e se probabilmente non sarà possibile godersi la primavera, ci sarà l’estate ad aspettarci lì fuori.

 


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