Il 4 marzo si avvicina…

Il 4 marzo si avvicina; da parte mia ho appena concluso le mie ore di lavoro da precario nel Nord Italia, la sola cosa di cui avrei bisogno è una cioccolata calda. Ma intanto i manifesti elettorali cominciano ad affollare le strade, i discorsi si fanno sempre più insistenti, pressanti, bisogna fare una scelta: chi votare?

Io l’ho fatta: uno sguardo ai prezzi dei treni, per valutare la economicità del viaggio. Per capire se ne vale la pena. Una volta fuori casa, impari a gestire i tuoi soldi secondo le più ferree regole di bilancio, di economia nel senso greco del termine, cioè governo di una casa.

La casa si chiama risparmio del 70% sui treni Freccia Rossa, e 60% sui treni regionali. Ma la casa si chiama anche Italia, Governo dell’Italia e di chi deve rappresentarci. Faccio i miei conti, il costo fra andata e ritorno è all’incirca di 40 euro, una cifra non male, considerando che potrei rivedere la mia famiglia, i miei amici, motivi più che sufficienti per scendere al Sud. E pur tuttavia il 4 marzo sono chiamato a svolgere il mio dovere di cittadino e francamente non mi sembra una motivazione sufficiente per spendere 40 euro.

Dopotutto, cosa ha fatto questo Paese, questo Governo per me? Dopotutto sono costretto ad insegnare lontano dalla mia terra d’origine. Mi viene voglia di restare dove sono e chi si è visto si è visto. Potrei farmi una bella pizza con dolce con quei soldi. Eppure io sono un educatore, chiamato cioè a tirar fuori il meglio dai miei alunni, chiamato ad aiutarli a crescere, e crescere significa anche fare dei sacrifici per qualcuno, per qualcosa.

Sono le 17,25, ho prenotato il biglietto. È uno spreco di denaro mi dicono in sala studio, uno vale l’altro non cambierà mai nulla, sei un illuso. Io so che l’unico mezzo che ho per poter cambiare le cose e non lamentarmi è l’esercizio del diritto di voto previsto dall’articolo 48 della Costituzione. Esercitato in piena coscienza e informazione. La scelta dunque non è tra il non votare ed il votare, ma tra l’assistere passivamente a quanto succede o l’essere padroni del proprio destino, anche di quel Paese di cui faccio parte chiamato Italia.

Avrò tutto il tempo, in treno, di rileggere le notizie, gli articoli che ho salvato sulla mia cartella file per conoscere meglio i candidati e la situazione. Per poterli studiare ancora e capire la loro posizione personale. Paradossalmente anche le fake news sono utili per esercitare meglio il proprio diritto di voto, perché chi le spaccia non merita alcun appoggio, e anche informarsi da questo punto di vista rimane un dovere civico.


7 COMMENTI

  1. Caro Savino, la tua è la scelta giusta. Essere consapevoli, come tu sei, è già un contributo a migliorare questo Paese e questo mondo. Poi chi vivrà vedrà. Io andrò a votare e cercherò di azzeccare il meno peggio sulla scheda, perché questo ci tocca. Miracoli non ne farà nessuno, già sarebbe meglio se il governo toccasse a chi fa meno danni. Qualche uomo che mi ispira una moderata fiducia c’è ancora, in questo baraccone di velleitari e riciclati. Per il resto, siamo in un ballo globale che non dipende più da noi in tanta parte.

    • Ricevere un commento da un professionista come Lei mi onora. Anche io ho fiducia in qualcuno. Per il resto è vero, la globalizzazione ci ha tolto tanta parte, ove mai esistente, alla partecipazione politica e gli strumenti per riappropriarci, come cittadini, della suddetta partecipazione ancora latitano. Votare è una delle poche armi a nostra disposizione. Usiamola bene, e nel farlo, cerchiamo di informarci bene, al di là di qualsiasi propaganda partitica. Altra cosa poi è un senso di cittadinanza, di un’appartenenza europea, oltre che italiana, ma questo è un altro discorso…saluti!!!

  2. Andare a votare, significa rendersi complice della macelleria sociale. Non serve a niente votare, è solo un modo per renderti partecipe della liquidazione dell’Italia, un modo per dirti che è la politica che hai votato tu, ma tanto non cambia niente, se vuoi un consiglio, in treno, leggiti “il gattopardo” se lo vuoi ancora più disinteressato …..vai a farti una pizza.

  3. Gent.mo signor Caporale,
    Personalmente mangio la pizza il sabato. Quanto a “Il Gattopardo” l’ho letto molto volte ed ho anche visto dei film ad esso ispirati. Il punto è, a mio avviso, che non votare significa mettere la testa sotto la sabbia e non vedere la rovina del Paese. Al momento è l’unica arma che abbiamo per far valere la nostra volontà, per quanto minata dai poteri forti cui Lei allude. Per questo occorre informarsi bene. Ai posteri poi l’ardua sentenza. La Saluto.

  4. Sei un educatore, io lo sono stato per quarant’anni. Ora mi diletto a scrivere, anche su Odysseo. Anch’io, nonostante mi renda conto dell’esiguità del mio contributo, non vi rinuncio. Un solo appunto avrei da farti, o meglio un suggerimento da offrirti, relativo alla pizza ed al dolce.
    Ebbene, la pizza viene molto decantata, ma è un cibo indigesto. La mozzarella viene prodotta dal latte che dovrebbe alimentarei i vitelli, non gli esseri umani. Sono incalcolabili i danni che il latte vaccino procura all’uomo. Per dirtene solo uno, sottrae calcio al nostro corpo. Ti conviene nel tuo interesse approfondire di più la tematica dell’alimentazione, che non è scevra da responsabilità nei rapporti con l’inquinamento, il trattamento degli animali e l’abbattimento di foreste. Quindi oltre al voto utile, dobremmo cominciare a mettere in discussione il nostro sistema di alimentazione. Se sei interessato potrei inoltrarti qualche e-book. Domenico

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