Rischi e opportunità, sia che il prodigio avvenga, sia che non si avveri

Rischi e opportunità, sia che il prodigio avvenga, sia che non si avveri…

Questo articolo esce alle 5 del mattino. Due ore dopo, inizierà la lunga veglia di preghiera che si protrarrà sino a mezzanotte, in attesa del prodigio della Sacra Spina. Che, lo ricordiamo, ricorre quando il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, ricorre di Venerdì Santo. E che consiste in modificazioni, apprezzabili ad occhio nudo, di una Spina che si vuole essere appartenuta alla corona di Cristo e che la diocesi di Andria conserva dal 1308, anno in cui l’accolse in dono da Beatrice d’Angiò.

L’attesa è stata lunga: 11 anni, se si conta dalla precedente occasione, occorsa il 25 marzo 2005; un anno, se si tiene conto dell’anno giubilare straordinario concesso da papa Francesco alla diocesi di Andria. Un’attesa divenuta ancora più intensa nelle settimane di quaresima, con una apparentemente interminabile serie di appuntamenti di cui si è dato puntualmente conto nello Speciale che questa testata ha voluto dedicare alla Sacra Spina.

E ora ci siamo.

Tra poche ore sapremo: prodigio sì, prodigio no.

Proviamo a immaginare i rischi e le opportunità (cristianamente dovremmo scrivere “le grazie”) che corriamo in un caso e nell’altro.

Il rischio se il prodigio si verificherà

È fin troppo semplice prevederlo: l’autoesaltazione, il fanatismo, il legare la propria fede a fenomeni da baraccone, capaci di entusiasmare e trascinare le masse, salvo aver bisogno, le masse stesse, di indirizzarsi verso il nuovo miracolo di turno… C’è da dire che il Vescovo mons. Raffaele Calabro e la Commissione Speciale per la Sacra Spina hanno fatto di tutto, sia nel 2005, sia in quest’ultimo anno, per evitare di scadere nel sensazionalismo. Il profilo tenuto è stato sempre quello basso. L’orizzonte privilegiato è stato quello della catechesi e dell’evangelizzazione, di impegni concreti di conversione. C’è da ritenere e da augurarsi che tale profilo non sarà abbandonato neanche in caso di rinnovamento del prodigio.

 

Il rischio se il prodigio non si verificherà

Anche qui è abbasta facile dirlo. Scoraggiamento dei credenti, tentazione di cedere agli assalti di quanti, atei militanti, anticlericali o anche solo indifferenti, li guardano con risolini malcelati, quando non con manifeste espressioni di sarcasmo. È pur vero che quello della derisione fu il medesimo destino riservato a Cristo: i cristiani non dovrebbero meravigliarsi di essere trattati come il loro maestro. Tuttavia, si sa, lo spirito è forte, ma la carne è debole… E a nessuno piace essere schernito.

 

L’opportunità (la grazia) se il prodigio si verificherà

Negli ultimi dodici mesi è stato detto in tutte le lingue: il prodigio è un segno di grazia, un dono che Dio manda ai suoi fedeli, una dichiarazione d’amore. Se un tale segno si renderà visibile nelle prossime ore, i fedeli non potranno che accoglierlo con devozione e gratitudine, ma anche con un impegno rinnovato: quello di prendere sul serio la propria fede e di viverne conseguentemente…

L’opportunità (la grazia) se il prodigio non si verificherà

Una grazia il mancato prodigio? Perché no? Se il prodigio è solo un segno, se non è la base su cui si fonda la fede dei credenti, allora anche nel caso in cui il prodigio non si avverasse, il cristiano potrebbe prenderlo come un invito a digiunare da ciò che non è essenziale, a nutrirsi della Parola che sola sazia, a lasciarsi spingere da una carità che non ha pace finché non si fa condivisione con l’ultimo e più miserabile dei fratelli. In una parola sola, il mancato prodigio potrebbe essere un invito a convertirsi: sul serio.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...