Vanoni. Ahhhhh, Ornella, ti picchierei se potessi. Tu, ottant’anni senza rughe, vorresti davvero farmi credere che sei rimasta lì, per strada, ad aspettarlo?! Vorresti convincere me, meno della metà dei tuoi anni, con una faccia che non riesce a nascondere neanche un solco. Le mie saranno pure rughe d’espressione, ma le tue dove sono? Io il tuo disco non l’ho comprato. Sai, quando sono nata il vinile cominciava a essere, come dire, un po’ demodé. No, guarda, non dico mica che tu sia vecchia. È solo che io quella canzone me la sono ritrovata, forse piacevi ai miei genitori, forse a mio padre di più. E, forse non meriti che te lo dica, l’ho pure amata la tua storia di donna abbandonata. Ma non ti credo. L’hai inventata per far credere a quelle come me che può capitare anche a quelle come te.

Infida bugiarda. Com’è che dicevi? “Amore, fai presto, io non resisto… se tu non arrivi non esisto”. E insistevi nel dire “non esisto”, tanto da farmelo entrare proprio nelle ossa. Ma poi perché dare tutto questo potere a un pezzo di plastica che gira? Sai, forse una risposta da darti ce l’ho. So come hai fatto a fregarmi. È stato il tuo essere donna a trarmi in inganno. A me piacciono i cantautori, e quelli sono tutti maschi. E fin qui so che non mi hai capita. Te lo spiego meglio. I maschi riescono a buttar giù sequenze di parole da togliere il fiato, raccontano tutti questi amori sofferti e malinconici. Cantano la notte, il vento, le stelle, la nostalgia, il sogno, il rimpianto. Cantano un attimo senza fine e dicono pure che non gli importa niente di tutta quella gente che non sei tu. Io mi guardo in giro, osservo i maschi che conosco e mi chiedo come possano questi signori cantautori mentire così bene. Il guaio è che continuo a rimuginare e finisce che gli credo, e mi ritrovo a pensare che sbaglio a condannarli alla superficialità negando loro un’indubbia profondità d’animo. E così mi faccio fregare due volte. Inganni su inganni. Tu però sei donna come me, anche se non hai le rughe, e le signorine soffrono molto meno. Certo. Nelle canzoni. Ma tu no, tu volevi infierire.

Non te l’ho ancora detto: io a quell’appuntamento ci sono andata. Sì, proprio come te. “È cambiato il tempo e sta piovendo ma resto ad aspettare, non mi importa cosa il mondo può pensare io non me ne voglio andare”. Ho esagerato, non proprio come il tuo. Perché nella mia storia la pioggia c’era, ma riguardava solo un piccolo ovale. Hai capito Ornella? Pioveva dai miei occhi. E in questa nostra chiacchierata stavo per dimenticare il punto centrale della questione: “accettare questo strano appuntamento è stata una pazzia”. Eh sì, perché il bello è proprio questo. Io l’appuntamento l’avevo accettato e non certo dato. Sì, ancora una volta la tua storia diventa la mia. O senti la pelle più liscia se ti dico che è la mia che diventa la tua? Fa’ un po’ come preferisci. È tanto per fare conversazione. Rendez-vous, per far finta di essere sofisticata. Ecco, quel mio incontro se fosse dipeso da me non sarebbe mai stato programmato. Ma il diavolo anche quella volta non aveva fatto i coperchi. Ed eccomi qui. O eccomi lì.

Io stavo ferma. Non riuscivo a scuotermi. Non volevo andare via. L’aveva detto anche a te che voleva averti addosso, vero?! Ci scommetto. “Non mi resta che tornare a casa mia alla mia triste vita, questa vita che volevo dare a te l’hai sbriciolata tra le dita”. Ecco che mi sei tornata in mente mentre combattevo col cemento a presa rapida della mia ostinazione. La strada era lunga, e ho cominciato a muovere i primi passi. Niente mezzi pubblici stavolta. Quella fine non meritava le ruote. Voleva essere presa per sfinimento. Pioggia per pioggia, tanto valeva sudare. Fiancheggiai negozi e non vidi le vetrine. Attraversai parchi senza udirne il suono. Il verde non metteva pace. Puntai dritto al mare. Per quello però servivano i binari e presi il treno. Eppure quel sapore di sale non arrivava mai.

Lui era uno qualsiasi. Non aveva sapore. Ma mica l’ho capito subito. E il tuo com’era? Ho paura che tu non ce l’abbia una risposta da darmi. Mentre ti parlo e ti sento cantare, sto macinando chilometri in questi quindici metri quadri. Forse mi rendi nervosa. Ma ho ancora paura, sai. Paura che non sia tu a irritarmi.

Ebbene sì, Ornella, siamo arrivate al momento delle scuse. Perdonami se mi sono permessa di darti del tu senza conoscerti e di prenderti un po’ in giro. Scusa per le rughe, anche se è vero che le hai eliminate una a una. Ma io non credo che la tua fosse paura di invecchiare, l’età non è certo un problema se c’è amore. Il dramma è tutto lì, in quel “se tu non arrivi non esisto”. Allora ancora scusa, tu le rughe non le volevi perché almeno questa soddisfazione pensavi di avergliela tolta: mostrargli quello che succede a una faccia quando uno dice di volerti e non si presenta a un appuntamento. Però mi dispiace, io non sono d’accordo. La tua vita non doveva essere una decisione sua. Ricordi Ornella? È questione di sopravvivenza. Io dico che questa l’hai capita.

LASCIA UNA RISPOSTA