Non è la prima volta che abbiamo il piacere di ospitare Federica Fornabaio su Odysseo. Abbiamo deciso di ricontattarla perché la recente pubblicazione del suo nuovo album “Unpeaceful” meritava un approfondimento.

Un “viaggio senza sosta”, come ama definirlo lei, un’avventura musicale giunta ad un’altra fondamentale tappa, di cui la musicista ha scelto di darci qualche piccola anticipazione.

La data cerchiata sul calendario, per l’uscita di “Unpeaceful”, è stata il 9 marzo, un giorno dopo il tuo 33esimo compleanno. Senti di aver raggiunto, a quest’età, quel completamento professionale a cui anelavi quando hai cominciato la tua carriera?

Credo che non raggiungerò mai il completamento della mia formazione. Mi occorrerebbero due vite! Conosci bene ormai il mio desiderio di carpire i segreti che si celano dietro la scelta di ogni nota dei miei più grandi ispiratori, e le tue domande non son mai casuali. Ma la vita è una sola e sono felice così, dei miei piccoli segreti personali.

L’eclettismo di “Unpeaceful” è dimostrato dalla scelta di non dedicarti solo al pianoforte,ma di accompagnarti a strumentisti del calibro di Olivieri (tromba), Izzo (viola e violino), Tortora (violoncello) e Corrias (batteria e percussioni). Ritorno alle origini o nuovo modo di rendere più fruibile la musica anche ad un orecchio, per così dire, meno educato?

Direi un ritorno alle origini piuttosto. Nel senso che è sempre stato questo il modo in cui intendevo esprimere al meglio le mie idee, con una tavolozza di colori più estesa rispetto alle possibilità, seppur altissime, del mio strumento. Ritengo che nessun orecchio sia realmente diseducato all’ascolto, è solo una predisposizione dell’animo a voler accogliere un messaggio. Certamente non avrei mai voluto piegare la mia cifra stilistica alle fasulle esigenze di mercato. Non sarei io. E non ci rinuncerei.

 

Il tuo tour partirà il prossimo 25 marzo dal “Teatro Forma” di Bari, passerà il 6 aprile dall'”Auditorium Parco della Musica” di Roma, e si concluderà, almeno per il momento,il 15 aprile al “Blue Note” di Milano. Quanto può essere difficile per una compositrice replicare dal vivo la stessa performance offerta in sala registrazione?

Ogni esibizione ha una sua storia emozionale, il modo in cui suonerà un brano sarà sempre diverso per quanto diversi sono gli stati d’animo che proviamo, si chiama musica “dal vivo” proprio perché si vive letteralmente in quel momento preciso quello che stiamo suonando. E poi a diversificare le sensazioni ci pensano anche i luoghi, la gente. E anche gli imprevisti!

“Unpeaceful”, ovvero “senza pace”. Se ti conosco bene, significa che non hai alcuna intenzione di fermarti e, magari, hai altre sorprese in cantiere da farci ascoltare, sbaglio?

“Unpeaceful” è più che altro un viaggio senza sosta. In qualche modo ho davvero preso alla lettera il monito del mio discografico: “Scatena la tua fantasia e scrivi tutto ciò che senti”. Non me lo son fatto ripetere due volte. Neanche mi sembrava vero. D’altronde trovarsi davanti a “tutto” coincide il più delle volte a trovarsi davanti a “niente”, per cui ho cominciato così ad esplorare la mia strada. Passo dopo passo. Aprendo una porta, poi dopo un’altra. Come nella copertina di questo album. Credo che mi scoprirà anche chi credeva di conoscermi già. Me compresa.

CONDIVIDI
Articolo precedenteSequestro Moro. Il comizio mancato quel 16 marzo
Articolo successivoLa forma dell’acqua: non pervenuta…
Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.