Valentina

Valentina Buoncristiani, una partigiana 2.0: 21 anni, di Torino, città in cui frequenta la facoltà di Giurisprudenza, è una “cittadina attiva”, l’appassiona tutto ciò che può contribuire a diffondere la cultura della legalità nel nostro Paese.

Valentina, qual è il percorso che l’ha portata a voler conseguire una laurea in Giurisprudenza?

L’ingiustizia, anche nella sua forma più banale, è una cosa che – fin dai tempi della scuola – non ho mai accettato. Purtroppo viviamo in un Paese in cui le ingiustizie sono all’ordine del giorno e troppo spesso a subirle sono gli onesti cittadini. Ho scelto di intraprendere questo percorso di studi con l’intento di diventare avvocato, perché ritengo che sia un buon modo per aiutare le persone, diciamo, più “deboli”, che vengono schiacciate da una società corrotta. Un domani, non mi dispiacerebbe divenire magistrato, ma sono solo all’inizio di questo cammino, quindi ritengo sia meglio procedere con il massimo entusiasmo, ma a piccoli passi.

Sul suo profilo Facebook è possibile scorgere immagini che la ritraggono con uomini come Saverio Masi e Giorgio Carta: cosa l’ha spinta a voler intersecare la sua vita con storie di uomini così lontani dalla Sua quotidianità?

Nel 2014 ho partecipato ad un evento, organizzato dal liceo che frequentavo, che prevedeva tra gli interventi degli altri relatori, anche quello del Maresciallo Saverio Masi. In tutta sincerità, non avevo mai sentito parlare di lui prima. Dopo essere venuta a conoscenza dei fatti che caratterizzano la sua storia sono rimasta legata a questo caso senza riuscire più a rimanere indifferente. In seguito al mio interesse, ho conosciuto anche l’avvocato di Masi, Giorgio Carta, nei confronti del quale nutro profonda stima. Se mi chiedessero qual è il modello di avvocato a cui faccio riferimento, farei il nome dell’avvocato Carta. Sia da Saverio Masi che da Giorgio Carta sto imparando tanto. Entrambi costituiscono, per me, un esempio di correttezza, onestà, ma soprattutto coraggio: il coraggio di dire e pretendere la verità andando contro i propri interessi.

Paolo Borsellino, in un Suo emozionante discorso, diceva che la lotta alla mafia, prima che essere un’opera di repressione, doveva nascere da un collettivo movimento culturale e morale, capace di innamorarsi del “fresco profumo di libertà”: crede che i suoi coetanei possano apprezzare un tale messaggio?

Quella rivoluzione culturale di cui parlava Paolo Borsellino è già stata avviata, visto l’elevato numero di ragazzi sempre più interessati ed informati su questioni che riguardano mafia e corruzione. Un ruolo fondamentale giocano gli insegnanti che, organizzando incontri nelle scuole con persone che dedicano la loro vita a contrastare il fenomeno mafioso, avvicinano i ragazzi a questi temi, facendo loro capire che la mafia non è solo quella stragista di Totò Riina e che non è, dunque, un qualcosa al quale guardare “da lontano”. Nonostante abbia constatato che ci sono ragazzi della mia età già rassegnati all’andazzo delle cose, che dicono che nulla potrà mai cambiare e che, una volta terminati gli studi, lasceranno l’Italia, io sono fiduciosa. Penso che noi giovani siamo il motore del cambiamento, desiderosi di giustizia e verità soprattutto sul passato che caratterizza la storia del nostro Paese.

Il 14 Novembre era a Roma per manifestare contro il vergognoso silenzio, anche istituzionale, del quale è vittima il dott. Nino Di Matteo. Quali sensazioni ha lasciato, in Lei, quell’esperienza?

Tantissime persone si sono mosse da ogni parte d’Italia per essere nella capitale, quel giorno, per manifestare il loro sostegno a Nino Di Matteo e agli uomini della sua scorta. Considerando che Di Matteo è il PM che si occupa del processo sulla trattativa Stato-mafia e che Roma ospita i palazzi del potere, all’interno dei quali questa trattativa sta continuando ad essere portata avanti dagli stessi uomini delle istituzioni che si guardano bene dal pronunciare parole di solidarietà al giudice, penso che i tanti cittadini presenti al corteo, del 14 Novembre, abbiano rappresentato un segnale importantissimo.

Perché ha deciso di schierarsi dalla parte del “torto”?

Non è stato difficile, fin da subito, capire da che parte schierarsi. Ritengo che in un Paese che va al contrario come il nostro, in cui la giustizia non è uguale per tutti e che vede gli uomini giusti diffamati e fatti passare per disonesti e i delinquenti osannati, scegliere di stare dalla parte del “torto” sia quantomeno doveroso. È un dovere morale che un cittadino onesto ha nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per la verità e la giustizia, come Falcone e Borsellino (ma non solo), e per chi ora, rischiando la pelle insieme agli uomini delle scorte, porta avanti, con costanza e dedizione, le battaglie che loro hanno cominciato, come Nino Di Matteo e gli altri magistrati del pool.

CONDIVIDI
Articolo precedenteDissociazione (testo italiano e rumeno)
Articolo successivoLa donna che canta, di Denis Villeneuve
Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…

LASCIA UNA RISPOSTA