A settant’anni dall’entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale

Si è aperta da pochi giorni la 18esima Legislatura nell’anno in cui ricade il 70esimo compleanno della Costituzione italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948.

A palazzo Montecitorio, dove attualmente siedono i 630 deputati eletti nelle elezioni del 4 marzo scorso, si sono svolte le sedute dell’Assemblea Costituente i cui lavori hanno portato all’approvazione della Costituzione della Repubblica italiana il 22 dicembre 1947.

I 556 costituenti provenivano da diversi schieramenti politici, la maggior parte dei quali spariti dalla scienza politica italiana 70 anni dopo. Tra i costituenti c’erano anche 21 donne, le Madri Costituenti.

Il referendum del 2 giugno sulla scelta della forma di governo, sancisce la nascita della Repubblica Italiana.

La Costituente si riunisce per la prima volta sotto la presidenza di Giuseppe Saragat, è il 25 giungo 1946. Il nostro paese, in gran parte distrutto, cerca faticosamente di ricominciare.

Nelle città e nelle campagne, anche lontano da Roma dove si riunisce l’Assemblea, c’è aria di festa. Tutti si sentono rappresentati dai Costituenti, molti dei quali hanno combattuto la Resistenza nelle varie brigate partigiane.

La stesura della nuova Costituzione contribuì ad unire un Italia reduce dal ventennio fascista, da cinque anni di guerra mondiale e dal caos scatenato dall’armistizio del 8 settembre del 1943.

Tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 il nostro paese vive uno dei momenti più drammatici della sua storia.

Il nord è occupato dai tedeschi e sorretto dal governo fantoccio di Mussolini, la Repubblica Sociale Italiana. Il sud invece è stato liberato dagli anglo-americani e governato dal Maresciallo Badoglio.

Alcuni tra i più eminenti esponenti di partiti antifascisti si riuniscono intorno al Comitato di Liberazione Nazionale, con il compito di dare il via alla liberazione d’Italia.

Il 25 aprile del 1945 i tedeschi si ritirano da Milano e Torino, il 26 Aprile viene liberata Genova. Il 29 Aprile i tedeschi firmano il Decreto di Resa.

Dopo vent’anni di dittatura e cinque di guerra, l’Italia è libera, la Resistenza e la lotta di liberazione hanno fatto emergere una nuova classe dirigente pronta a impegnarsi nella ricostruzione morale e istituzionale dell’Italia.

Ma per ricominciare, occorrevano nuove leggi, nuove regole del gioco. Di certo non poteva andare più bene lo Statuto Albertino del 1848.

La Costituzione Sabauda estesa dopo l’unificazione a tutto il Regno d’Italia era pur sempre figlia di un passato fatto di contrasti e dissapori tra le varie anime che abitavano il nostro paese.Lo Statuto concesso da Carlo Alberto non era la Costituzione degli italiani , ma dei piemontesi e soprattutto non rispecchiava il nuovo corso democratico intrapreso dall’Italia. La Costituzione di Carlo Alberto era una costituzione pre-risorgimentale, concessa dal sovrano durante le ribellioni che infuocarono l’Europa nel 1848 e di quei moti ne fu conseguenza. Era una Costituzione breve, contava infatti appena 81 articoli, e soprattutto flessibile, ossia modificabile con una semplice legge ordinaria.

E difatti, come la storia ci insegna, senza garanzie di costituzionalità, per il regime fascista non fu difficile legiferare a suo piacimento.

Al termine della guerra, ora che la maggior parte degli italiani si sentiva delusa dalla monarchia, colpevole di aver reso possibile l’ascesa del fascismo, lo Statuto non rispondeva più alle nuove esigenze democratiche.

Occorreva una nuova legge fondamentale per lo Stato, ma non più concessa dal Sovrano solo per rendere contenti i suoi sudditi. La nuova Costituzione doveva essere figlia di un dibattito tra le varie anime che avevano combattuto per la libertà.

Un momento fondamentale della ricostruzione e della rinascita è rappresentata dalle elezioni che si svolgono il 2 giugno del 1946 e che sanciscono la nascita della Repubblica italiana.

Con il 54.3 % di favorevoli, uomini e per la prima volta anche le donne scelsero come forma di stato per l’Italia la Repubblica.

Le elezioni elessero anche i deputati all’Assemblea Costituente, i Costituenti, coloro che hanno scritto la nostra carta fondamentale. I partiti maggiormente rappresentati furono la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista.

Esponenti di spicco furono eletti nel disciolto Partito d’Azione, erede delle brigate partigiane Giustizia e Libertà. Tra i 556 costituenti, c’erano gli eroi della Resistenza. Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Vittorio Foa, Cino Moscatelli. Le donne furono elette prevalentemente per il Partito Comunista e per la Democrazia Cristiana. I loro nomi rimarranno nella storia non solo per la loro attività di Costituenti. Parliamo di Nilde Liotti, di Teresa Mattei, di Angela Merlin.

Tra i Costituenti diverranno Presidenti della Repubblica Giovanni Gronchi, Sandro Pertini, Luigi Einaudi, Giovanni Leone, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Oscar Luigi Scalfaro.

Un ruolo fondamentale fu svolto dai tanti giuristi presenti all’Assemblea Costituente. Meuccio Ruini, Gustavo Ghidini, Lelio Basso e il grande Costantino Mortati.

All’interno dell’Assemblea fu eletta una Commissione composta da 75 membri il cui compito, materialmente, fu quello di scrivere la Costituzione.

Tra i membri della Super-Commissione dei 75 erano presenti tra gli altri i “Padri della Patria”, ossia Giorgio la Pira, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro, Giuseppe di Vittorio, Palmiro Togliatti, Nilde Liotti, Piero Calamandrei.

La Commissione, presieduta dal socialista Meuccio Ruini, fu istituita il 15 luglio del 1946 e suddivisa in tre sottocommissioni: la prima dedicata alla redazione degli articoli riguardanti i diritti e doveri dei cittadini, la seconda sull’organizzazione statale e la terza sui rapporti economici e sociali.

I documenti stenografici e le cronache dei 18 mesi di discussioni ci raccontano di aspri contrasti tra democristiani e comunisti, come era presumibile. I momenti di maggior tensione furono per la stesura dell’articolo 1 e degli articoli riguardanti il Diritto di Sciopero e l’inclusione dei Patti Lateranensi nella Costituzione.

La commissione propose il proprio progetto di Costituzione dinnanzi all’Assemblea Costituente il 4 marzo del 1947 per la discussione generale.

Molti articoli usciti dalla sottocommissione vennero emendati dopo la discussione generale. Caso emblematico è la vicenda relativa all’articolo 1, il più famoso.

Nei lavori della Sottocommissione, si era stabilito, su ispirazione del democristiano Moro, che la Costituzione richiamasse il lavoro come fondamento della nostra Repubblica. Giunto in aula, su ispirazione di Palmiro Togliatti (PCI) l’articolo 1° che sta per essere votato è formulato in questo modo: “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori”. La Repubblica democratica dei lavoratori richiamata in cima alla nuova Costituzione sembra spaventare chi si richiama al vecchio liberalismo.

Messa ai voti dinnanzi all’Assemblea plenaria, la “Repubblica democratica del lavoratori” viene battuta 227 contro 239. Amintore Fanfani (Dc) propone un nuovo testo, i comunisti appoggiano la Dc. L’articolo 1° è approvato nella nuova formulazione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

L’altro momento di forte tensione fu l’approvazione dell’articolo 7, cirica le relazioni tra Stato italiano e Chiesa Cattolica.

Fu una notte fondamentale per la nostra storia, una notte in cui, secondo gli storici si consumò il tradimento di Palmiro Togliatti verso il suo popolo comunista. I democristiani, capeggiati da Dossetti, Moro e La Pira, pretesero il richiamo dei Patti Lateranensi nella Carta. I comunisti ritennero inaccettabile che i Patti firmati da Mussolini e Vaticano nel 1929 venissero inclusi nella Costituzione laica che stava nascendo. Ma, non si sa ancora perché e per Chi, il segretario Palmiro Togliatti chiese ai suoi compagni di votare a favore dell’articolo 7. È uno dei compromessi che sono serviti a redigere una Costituzione figlia di tutte le anime di cui si componeva l’Italia.

Dopo 375 sedute pubbliche, la Carta veniva approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre del 1947 e promulgata dal Capo dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre dello stesso anno. Entrava in vigore il 1 gennaio del 1948.

Settant’anni fa.

1 COMMENTO

  1. È stato piacevole leggere questo passo vergato con chiarezza e semplicità. Ritengo la capacità di sintesi, specie quando si narra di “storia politica”, una virtù dialettica perfezionata da una scolastica d’eccezione. E non sono certo condizionato dal fatto che la storia contemporanea sia per me uno “snodo” piacevolmente percorso durante la mia vita professionale e di studi. Complimenti a chi scrive e a chi vi fa scrivere. Buona giornata.

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