“L’uomo è un animale sociale, in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società”, diceva Aristotele nella sua Politica.
A partire da Aristotele, altri studiosi hanno ripreso il concetto di socializzazione e hanno formulato il concetto di altruismo reciproco, per indicare che l’uomo si aggrega in società per i vantaggi che ne può ricevere, quindi si associa per soddisfare bisogni egoistici: l’aiuto dei nostri simili ci è indispensabile per vivere.
Partendo da queste teorie sociologiche, mi sono interrogato sulla nostra società in un periodo storico di crisi e sul nostro senso di altruismo reciproco, guardando il mondo con gli occhi di un ventenne.
Abbiamo tanti esempi pubblicizzati dai mass media che rappresentano una società consumistica dove regna l’apparire, dove si pensa che si è guardati per “l’abito”. Al contrario, molto pochi esempi vengono pubblicizzati a testimonianza di opere per il bene di altri. Rendere noto spaccati di gente che in silenzio e umiltà regala sorrisi e speranze non fa notizia. Non fa notizia perché siamo sempre troppo distratti e attirati da quell’immagine di copertina che fa da involucro all’uomo inteso come compound di sentimenti, emozioni ed anima, perché ascoltare la voce del “grillo parlante” che è in noi non è rilevante.
Penso che gli stimoli che abbiamo ci sottopongono a stress che non sempre vale la pena vivere. Penso che, se tutti potessero rallentare e vivere in maniera “slow”, ne guadagnerebbe la società tutta, oltre al singolo individuo. Poter gustare il saluto per strada di qualcuno con un semplice sorriso e gesto di accoglienza, oppure gustare della bellezza di una chiacchierata tra amici lasciando da parte il telefono per un po’, oppure godere serenamente della bellezza del creato riuscendo ad assaporare la sua immensità, ci renderebbe più altruistici.
Con l’aggettivo “altruistico”, si badi bene, non voglio sottolineare l’aiuto dato ad altri, ma l’atteggiamento verso l’altro, quello che ti porta ad essere accogliente e a gioire dell’incontro con l’altro. Guardare dentro chi ti è di fronte, con occhi che superano l’involucro della copertina, scoprire che può farci piacere l’altro per quello che è e non per quello che vorrebbe essere…
Penso che potremmo così scoprire delle persone migliori.

Carlo Ceci Ginistrelli


[Foto: Panorama.it ]

 

 

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Carlo Ceci Ginistrelli
Presentazione poco presentata! Pensare di presentarmi mi sorprende! In genere sono presentato o da scartoffie o da qualcuno che riesce ad usare la voce e il mio compito è di testimoniare chi sono. Quindi sono in confusione. Vi dico solamente che mi chiamo Carlo Ceci Ginistrelli, sono andriese e sono fiero di esserlo, e che sono nato il 3 aprile 1993 . Il resto questa volta lo scoprirete strada facendo.

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