La settimana scorsa abbiamo introdotto il concetto di autenticità. Intendiamo ora fermare lo sguardo non su singoli comportamenti, ma sulla intera esistenza di una persona.

A tutti noi capita di dare tante diverse connotazioni riferendoci alla vita: vita felice o infelice, vita grama o ricca, vita sofferta o spensierata, fortunata o sfortunata ecc.., in base alle vicende da cui quella esistenza è stata segnata, quasi facendo un bilancio sotto particolari aspetti o angolazioni.

Ma possiamo connotare la vita di una persona con l’aggettivazione di “autentica” e quando ciò è possibile e quali caratteristiche questa deve avere perché possa essere definita tale?

La finitudine della condizione umana costituisce certamente lo sfondo rispetto al quale ogni persona quotidianamente sperimenta la propria limitatezza e fragilità, apprendendo anche come l’esistenza sia legata al rischio delle nostre scelte ed decisioni.
Tali scelte, che rispondono al nostro progetto di vita (pro-iezione vuol significare appunto il nostro continuo venir fuori, così come ex-sistenza vuol dire la nostra continua affermazione alla vita), devono assolutamente confrontarsi con gli altri con cui siamo in relazione, talvolta anche in contrasto, e possono essere connotate da elementi di inautenticità, di cui abbiamo parlato precedentemente.

Sono queste le condizioni che producono ansia.

Qui dobbiamo introdurre il concetto dell’angoscia, che costituisce la realtà fondamentale di ogni esistenza, legata sia alla situazione primitiva della “nascita”, della ex-sistenza appunto, del venire al modo, che, in quanto sconvolgimento biologico,costituisce l’incancellabile matrice per le successive esperienze angoscianti, sia dalle diverse situazioni di scelta dalle quali dipende l’affermarsi della persona in entità autonoma e libera, oppure la sua sconfitta, il suo lasciarsi travolgere da elementi non autentici, non costitutivi della sua singolarità.

Nell’ansia viene vissuta l’esperienza del pericolo, di perdere l’essere qui ed ora, quasi venisse negata l’affermazione dell’esistenza; il mondo diviene uno spazio vuoto nel quale la vita si muta in negazione di se stessa.
Riflettendo ancora sulla nostra vita, dobbiamo evidenziare come la presenza al mondo di ognuno di noi si pone come apertura ed incontro con il mondo delle cose e con il mondo del sociale.
La prima modalità consente, con la manipolazione degli oggetti, la presa di possesso del mondo esterno, la seconda, invece, consente l’incontro con l’altro diverso da noi.

Il mondo delle cose e del sociale costituiscono i campi di realizzazione dell’esistenza, dove la nostra presenza al mondo si fa coesistenza e dove l’incontro IO-TU, nella dimensione profonda dell’amicizia e dell’amore, costituiscono la realizzazione più autentica della copresenza, nella capacità di comunicare e di darsi all’altro da sé, in una unità di rimandi che danno il senso, l’ampiezza, la profondità, la luminosità alla intera esistenza.
L’autenticità dell’incontro, pertanto, è data dall’apertura all’altro soprattutto nella modalità dell’amicizia e dell’amore, investendo anche la dimensione della sessualità.

L’incontro con l’altro nella dimensione sessuale, per essere autentico, deve avvenire sempre nella libertà, nel riconoscimento della dignità dell’altro in quanto persona, dove la fusione corporea invera e rivela il rapporto di amore che ci lega all’Altro in una comunione completa di corpo e di spirito.

Ulteriore elemento di autenticità dell’incontro profondoIO-TU è costituito dalla assunzione della responsabilità dell’altro.
Tale responsabilità è legata originariamente al fatto che la presenza al mondo non si realizza solamente nell’apertura all’incontro con l’altro ma nell’essere per l’altro, e si realizza a prescindere che l’altro lo sia nei miei confronti.
Questo incontro, tuttavia, può anche fallire nella sospensione di ogni contatto, nel ritiro nevrotico o addirittura autistico, dove questa possibilità è messa in pregiudizio.

Tutto ciò che altera, impedisce, distorce o impoverisce l’incontro umano, il rapporto io-tu, lede nel profondo l’autenticità dell’esistenza, anche se molto spesso queste modalità distorte non sono irreversibili, possono bensì avere nel tempo ampie fluttuazioni e persino inattesi recuperi.

La depressione, la mania, le fobie, le ossessioni, l’autismo ecc. alterano, secondo le modalità prima descritte, la presenza dialogica al mondo ponendosi come diaframma, ostacolando il riconoscimento e la realizzazione dell’incontroIO-TU.
In queste espressioni patologiche è impedita o addirittura manca originariamente l’apertura all’Altro.
Per concludere queste brevi riflessioni possiamo dire che l’autenticità della vita la riscontriamo in questa continua affermazione del nostro essere al mondo, secondo il progetto di vita che ci siamo dati, nel continuo rischio della libertà delle scelte che quotidianamente compiamo, costituendo questo la possibilità della nostra maturazione e progresso nello sviluppo personale o pericolo di deviazione e del “patologico”.

Compagne della autenticità della vita sono il rischio e la decisione che sempre ci fanno sperimentare l’ angoscia del fallimento dell’incontro con l’altro, nella coscienza della nostra fragilità e limitatezza e comunque della nostra finitudine.

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Nicola Liso
Ho esercitato per oltre 40 anni la professione di neurologo e noto che oggi sembra di gran moda discutere di situazioni o comportamenti che riguardano l’uomo, servendosi di parole e concetti estrapolati da letture di di psicologia o psichiatria. Si cerca di dare una veste scientifica alle nostre opinioni, azzardando talvolta anche diagnosi specifiche, perdendo di vista la comprensione dello “specifico umano”, che sempre eccede le nostre categorie e che, come specchio, riguarda anche noi, in prima persona. Nelle mie brevi riflessioni presenterò alcuni aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, spesse volte portati all’attenzione di medici o psicologi, rileggendoli semplicemente come “accadimenti umani”, non rientranti nel patologico, cercando di de- psicologizzare e de- medicalizzare situazioni che, invece, sono proprie della condizione umana.

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