Ci sono serate che meritano una narrazione: come quella vissuta, presso la Tenuta Pedale, ai piedi di Castel del Monte, per celebrare il primo compleanno di Odysseo.

Generoso anfitrione era il padrone di casa, Giovanni Tannoja, ultimo erede di una famiglia che da trecento anni si fa interprete di un patrimonio di tradizioni e valori, cura della terra e amore della natura.

Presenti una quarantina dei nostri autori, gli altri impegnati in giro per il mondo, Giovanni ci accoglie in semplicità e subito ci conduce in uno dei nostri viaggi d’esperienza. Questa volta, l’obiettivo è la visita alle cantine della Tenuta. È un viaggio sensoriale che attraversa i nostri cinque sensi: dalla vendemmia in notturna, che salvaguardia le proprietà organolettiche e le fragranze dell’uva, alla sua spremitura a km 0 – la cantina è a 10 metri dal vigneto – all’analisi del mosto, all’esame olfattivo e visivo del nettare appena spremuto, alla sua degustazione capace di inebriare cuore e mente.

Giovanni racconta con giusto orgoglio il coraggio di una scelta, quella di tornare indietro per andare avanti, inaugurando una cantina che rappresentava, in quel momento, una scommessa e che è oggi una magnifica realtà.

Giovanni è fiero di essere un Terrone, questo il nome prescelto per la sua prima etichetta, un vino nero, da uva di Troia, bello alla vista, e dall’aroma e gusto inconfondibili, con gradazione alcolica di 12 gradi e mezzo, corposo e gentile: per intenditori.

Giovanni spiega la scelta di tornare ai nostri vitigni: non solo l’uva di Troia, ma anche il bombino bianco e il bombino nero, che altri ci invidiano e noi avevamo scartato per inseguire la moda del cabernet o del primitivo.

Il suo racconto si fa lezione e mondi a noi sconosciuti assumono realtà e struttura, ricchezza da condividere, patrimonio da custodire: come quello delle oltre 400 erbe medicinali, ci spiega un suo operaio, che la Murgia conserva e i più ignorano.

La visita in cantina lascia il posto alla cena, come è rito, e qui la nostra narrazione si ferma. Lasciamo a voi la possibilità di immaginare l’esaltazione dei sensi che possono offrire piatti con bruschette al pomodorino fresco, peperoni soffritti, focacce e pane a lievitazione naturale, olive, pettole farcite, orecchiette in stracciatella, cuor di ricotta per dessert e, naturalmente, un buon bicchiere di vino.

Passioni e memoria, storia antica che ti si risveglia nelle radici. Amicizia, musica, trionfo di sapori, leggerezza dei sensi, beata cosciente incoscienza che l’armonia cadenza ancora il suo passo e non si spezza, immune al mondo convulso delle ambizioni sfrenate, senza radice, disumane.

È stato questo il viaggio di Odysseo nella serata della sua prima candelina. Il cammino continua: non sarebbe mai iniziato, senza tanti che ci hanno creduto, e non si fermerà, perché tanti, sempre più numerosi, ancora ci credono.

Auguri a Giovanni e al suo coraggio. Auguri a Odysseo. Altre narrazioni ci attendono.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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