Cosa ci faceva Quasimodo a Ruvo di Puglia quel 19 ottobre 1965?

Quasimodo il poeta dell’ermetismo?

Sì, proprio lui, Salvatore Quasimodo, il grande Premio Nobel per la Letteratura.

È una lunga storia… la storia di una grande incontro tra il poeta e un pittore, Domenico Cantatore, nativo della cittadina del nord barese.

Quel 19 ottobre 1965 il Premio Nobel non era voluto mancare all’inaugurazione della mostra che Ruvo aveva organizzato per quel suo figlio, “l’imbianchino di stanze” che tanti anni prima aveva lasciato la Puglia ed era ormai famoso in tutto il mondo. Nel discorso di presentazione della personale di Cantatore, sul palcoscenico del cinema Giardino, Quasimodo rievocò i “giorni di nebbia” “in una città crudele”, sottolineando i sacrifici e le speranze di quegli anni in cui si erano conosciuti e si erano scelti. Il pubblico, corso ad applaudire, si commosse quando il poeta e il pittore si strinsero in un lungo abbraccio tra le lacrime: quell’abbraccio e quelle lacrime sapevano di sogni, di momenti difficili condivisi insieme. Erano la prova eloquente di una grande amicizia, nata quasi trent’anni prima.

Due anni dopo Quasimodo ricordò quei giorni trascorsi a Ruvo, emozionandosi di fronte all’immagine ancora vivida del bagno di folla tra le strade del centro storico con gli anziani che in piazza Castello avevano salutato il maestro: si erano tolti il cappello in segno di gran rispetto, un vero e proprio tributo al loro compaesano. E Quasimodo – confessò lui stesso più tardi – aveva pianto di nascosto.

Si erano incontrati a Milano, dove Cantatore era approdato nel ’24 con una valigia di cartone per inseguire la sua passione, la pittura. La “cupola”, una stanza soffitta su una fabbrica di prodotti chimici, era stato il suo primo alloggio che aveva condiviso con Alfonso Gatto e Leonardo Sinisgalli, anche loro giovani promesse del Sud. Ben presto a quel sodalizio amicale e artistico si unì Salvatore Quasimodo, trasferito nel capoluogo lombardo dal Genio civile. Si attardavano la sera al Biffi o al Caffè Savini, i loro punti di ritrovo scapigliato.

Insieme entrarono nel gruppo di Corrente, una società artistico-letteraria che prese posizione contro il fascismo nei vari campi della vita italiana. Erano quelli anni fervidi di idee e sperimentazioni per gli intellettuali e gli artisti italiani sullo sfondo di una Milano cupa e avventurosa. Carrà, Guttuso, Sassu, Carrieri, Gatto, Sinisgalli, Morandi, Fontana, Bo, Malipiero, Treccani, Cantatore, Quasimodo e tanti altri, ragazzi pieni di entusiasmi, di sogni, alla ricerca di nuovi moduli espressivi per l’arte e la letteratura italiana negli anni ’30, dopo le esperienze delle avanguardie, del novecentismo, delle riviste.

Ad unire il pittore e il poeta fu anche l’amore per la pittura: in pochi sanno che Quasimodo fu anche un apprezzato critico d’arte e amò soprattutto gli artisti del Sud, un Sud mitico e reale nello stesso tempo, riconoscendo nella pennellata dell’amico ruvese “l’amore come gioia di vivere e come pietà, come dolore del crocifisso dell’uomo a contatto con le abitudini della sua gente meridionale”. Giudizio vibrante quello del poeta critico che colse la cifra peculiare della pittura di Cantatore nell’umanità dei contadini taciturni e monumentali, nella sensualità delle odalische, nelle linee sobrie e nitide, nella tavolozza di colori caldi e forti, i colori del Sud, del sole, dei cieli azzurri, delle campagne, degli ulivi nodosi. Una pittura che non tradì mai i ricordi e le emozioni dell’infanzia.

Fu anche Quasimodo a incoraggiare il maestro ruvese a fissare sulla pagina le emozioni e le suggestioni che trasparivano dai suoi oli e dalle sue grafiche, la “tenerezza umana” che trasudava dalle sue opere. E nacquero i racconti, pubblicati tra il ’35 e il ’38 sulla rivista milanese L’ambrosiano, che permisero a Cantatore di mantenersi prima di entrare come docente nell’Accademia di Brera. Quasimodo regalò all’amico la prefazione della raccolta Il bacio e altre storie e Cantatore ne ricambiò la stima e l’affetto illustrando con acqueforti il volume di poesie Uomo del mio Tempo. Amava anche ritrarre il poeta che si prestava a quel rito ogni qualvolta passava dal suo studio-bottega per chiacchierare piacevolmente con lui.

Quasimodo                                                Quasimodo, opera di Cantatore

L’auspicio è che uno di quei ritratti possa essere giustamente accolto nelle sale della Pinacoteca che Ruvo ha voluto dedicare al suo figlio artista, a testimonianza dell’amicizia e dell’affetto che legò per la vita il poeta e il pittore.

 

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