La figura di mons. Meta  conquista chi lo ascolta per le significative esperienze che scandiscono la sua storia di uomo di fede

Il viaggio in Albania, organizzato da Gianni Novello di Pax Christi Italia, dal 20 al 28 agosto, e focalizzato su “SPIRITO ARTE PACE”, al quale ho partecipato come aderente del Punto Pace di Andria, ha seguito il filo conduttore della conoscenza sfaccettata di un Paese, il cui territorio si estende sull’altra sponda dell’Adriatico, e di un popolo, che sta recuperando la sua specificità e  la sua dimensione democratica dopo il crollo della dittatura  feroce e sanguinaria durata dal 1945 al 1991.

Il percorso, che si è snodato nel Nord, ha azzerato i luoghi comuni ed i pregiudizi stratificatisi nella memoria collettiva ed individuale dei partecipanti, grazie non soltanto all’autista albanese, emigrato in Italia e residente ormai da molti anni a Riva del Garda, un autentico scrigno di notizie e informazioni preziose sulla storia, le tradizioni, la vita privata e pubblica degli Albanesi, gli interminabili e oscuri anni del totalitarismo di  Enver Hosha, ma anche e soprattutto grazie alla full immersion nei luoghi visitati, ai numerosi contatti con gli abitanti, sempre aperti e disponibili al confronto, agli umanissimi e stimolanti incontri con personaggi emblematici della rinata spiritualità religiosa.

Tra questi si collocano l’incontro con la guida spirituale e i seguaci della congregazione islamica sufi dei Bektashi, a Berat, e quello con il vescovo cattolico Gjergj Meta, a Rreshen.

La figura di mons. Meta  conquista chi lo ascolta per le significative esperienze che scandiscono la sua storia di uomo di fede: è il vescovo ordinario più giovane del mondo, essendo nato nel 1976; è il primo vescovo albanese, cioè residente in Albania, che sia stato ordinato da papa Francesco nel  giugno del 2017, dopo la persecuzione del regime comunista; è molto vicino alla Puglia e ai Pugliesi, in quanto, compiuti gli studi nel suo Paese, entra nel 1994 nel seminario arcivescovile di Bari per frequentare un anno propedeutico che gli consente di seguire, dal 1995 al 2000, i corsi di preparazione al sacerdozio presso la Facoltà di Teologia del Seminario Regionale di Molfetta, avendo come condiscepoli alcuni sacerdoti andriesi e come docente don Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura, nonché presidente di Pax Christi Italia; ormai sacerdote, consegue la licenza di Diritto Canonico presso  l’Università Gregoriana di Roma; dal 2010 al 2016 è parroco prima a Kanza e poi della Concattedrale di Santa Lucia a Durazzo; è membro della Commissione Episcopale per la liturgia e per la formazione permanente dei presbiteri; dal 2016 ricopre l’incarico di vicario generale dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo e di portavoce della Commissione Episcopale Albanese fino all’ordinazione di vescovo di Rreshen. In particolare manifesta una profonda ammirazione per don Tonino Bello, la cui coerenza tra la fede e le azioni lo ha plasmato durante la permanenza a Molfetta, sollecitandolo ad imitarlo anche nel segno esteriore della croce di legno al collo.

Il suo carisma, tuttavia, non riviene dall’elenco, tra l’altro incompleto, delle tappe esistenziali e spirituali, bensì dall’assimilazione dei testi evangelici, filtrati attraverso la personale riflessione e tradotti in attività concrete, dal ricco bagaglio di esperienze, dalla chiarezza delle idee, dalla solidità degli impegni e dalla voglia di spendersi per il bene della sua gente, nonostante le enormi difficoltà di operare in una diocesi molto estesa, con solo cinque sacerdoti, lui compreso, di raggiungere villaggi distanti tra di loro per strade impervie e poco praticabili, di non poter contare, al momento, su un’azione, guidata dall’alto, che imprima un nuovo impulso al raccordo tra gerarchia ecclesiastica e laici, con il coinvolgimento di movimenti presenti in Albania, quali i neocatecumenali, i focolarini, il Rinnovamento dello spirito, l’Azione Cattolica. Di qui l’esigenza di sollecitare e promuovere una fase di formazione per un numero sempre più consistente di laici, successiva alla fase missionaria avviata nel 1991, che vede protagonisti i sacerdoti albanesi sopravvissuti ai crimini della dittatura, accanto ai missionari  italiani, e che si  estrinseca nella ricostruzione e riapertura delle chiese in un Paese in cui costituzionalmente è stato sancito l’ateismo di stato, nella promozione umana e nella catechesi; di qui la sua decisione di realizzare, nella diocesi di Rreshen, per i laici più attenti un percorso formativo imperniato sulla lettura e l’approfondimento delle più significative tra le encicliche pontificie, poiché la missione della Chiesa non è soltanto “roba di preti e suore”, ma di tutto il popolo di Dio con il quale leggere e meditare la Parola divina “che cambia i cuori e dà speranza”. Non a caso i punti di riferimento dei suoi interventi pastorali sono la Chiesa e il futuro del Paese; i suoi interlocutori prediletti sono i poveri e i giovani, i quali, nella prospettiva di guadagni facili, decidono  molto spesso di emigrare. Essi “hanno bisogno di ascolto e di accompagnamento, non di paternalismi, né tanto meno di una logica di pessimismo e di sfiducia. La visione cristiana della vita deve essere presentata e vissuta come una possibilità di vita nuova, piena di significato, nella quale il mondo-non la mondanità-viene amato”. Non mancano, secondo lui,  modelli cristiani molto forti da proporre: Dietrich Bonoeffer, Martin Luther King, don Lorenzo Milani, papa Giovanni XXIII.

Il dialogo tra mons. Meta e gli ospiti italiani si dipana con pacatezza toccando altri temi, quali la situazione politica e il dialogo inter-religioso in Albania.

Le rivolte e i tumulti del 1991 pongono fine ad un regime spietato ed oppressivo, che si è isolato non solo dall’Occidente democratico, ma anche dall’U.R.S.S e dalla Cina, che ha seminato terrore, soffocato ogni barlume di libertà, costretto al silenzio tutta la popolazione, incarcerato o soppresso tutti gli oppositori o presunti tali, compresi molti sacerdoti,  appiattito ed omologato economicamente verso il basso  tutta la popolazione, riducendola in una condizione di diffusa indigenza. Purtroppo anche l’attuale classe politica è affetta da grosse pecche: la corruzione, la collusione con organizzazioni malavitose coinvolte nel traffico di droga, la compravendita di voti, la perenne conflittualità che impedisce alla varie forze di mettere a punto riforme utili per il Paese, come quella giudiziaria, prioritaria e indispensabile per l’ingresso nella U.E.

Fortunatamente sotto il profilo del dialogo interreligioso tra i cristiani, cattolici ed ortodossi, e gli islamici, l’Albania rappresenta un laboratorio indubbiamente positivo. La pacifica coesistenza e i contatti amichevoli tra persone della stessa etnia, storia, cultura e tradizioni, ma con un diverso credo religioso, sono la risultante della normale quotidianità della vita, quindi provengono dal basso e si impongono a chi sta in alto: a Scutari, per citare un caso, nel breve raggio del Centro storico sorgono la Cattedrale Cattolica, la Cattedrale Ortodossa e la Moschea. Anche i capi religiosi intrattengono rapporti di collaborazione, elaborando comuni linee programmatico-operative e comuni iniziative: per esempio tutti hanno assunto e manifestato un atteggiamento di ferma reazione e condanna del vigente sistema di giustizia e tutti hanno ufficialmente chiesto all’U.E. di aprire negoziati per l’ingresso dell’Albania in Europa.

Secondo mons. Meta, il modello albanese non potrà essere esportato in Italia e i motivi sono facilmente individuabili; ma si può almeno sperare che si riaffermino nel nostro Paese le buone prassi di apertura e di tolleranza nei confronti di chi appare “diverso”?

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Rosa del Giudice
Sono Rosa Del Giudice, già docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico "R. Nuzzi" di Andria dal 1969/70 al 1998/99 e, ancor prima, docente di italiano e storia presso l'ITIS "Sen. Jannuzzi" di Andria. Attualmente sono la rappresentante legale del Centro di Orientamento "don Bosco", che dal 1994 è un'Agenzia Educativa molto presente sul territorio andriese in quanto si occupa di temi pedagogici ad ampio spettro, promuovendo ed organizzando, prioritariamente, attività in due ambiti: l'orientamento scolastico nelle ultime classi delle secondarie di 1° grado, finalizzato a ridurre il fenomeno della dispersione; la formazione dei docenti, che la L.107 su "La Buona Scuola" opportunamente considera come obbligatoria, permanente e strutturale. Non lesino il mio contributo all'interno di Associazioni che si battono per il perseguimento del bene comune ed il riconoscimento dei diritti a quanti vivono nelle periferie esistenziali del mondo.

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