Dopo aver riconquistato l'Europa occidentale e averla riunificata sotto il nome di Sacro Romano Impero, Carlo fu incoronato Imperatore la notte di Natale dell 800. Il suo immenso impero si estendeva dai mari del Nord al sud Italia, dalla Francia al fiume Reno, attraversava i territori da cui provenivano i popoli barbari riuscendo a convertirli alla civiltà classica.

Il primo a volerla unita è stato Carlo Magno.

Dopo aver riconquistato l’Europa occidentale e averla riunificata sotto il nome di  Sacro Romano Impero, Carlo fu incoronato Imperatore la notte di Natale dell 800. Il suo immenso impero si estendeva dai mari del Nord al sud Italia, dalla Francia al fiume Reno, attraversava  i territori da cui provenivano i popoli barbari riuscendo a convertirli alla civiltà classica.

Per aver unito popoli diversi attraverso il simbolo della Croce e  del Cristianesimo e aver dato al vecchio continente una prima identità unitaria,  il Re dei franchi è considerato il vero “Padre dell’Europa“. Il suo regno durò circa 40 anni, ma l’unita fu un sogno di breve periodo, poichè l’Europa nei secoli successivi è stata teatro di guerre e di contrasti storici tra le due eterne rivali, la Francia e la Germania.

Passarono i secoli, arrivarono altri imperi e altri re, la Francia e la Germania non riuscivano a vivere senza combattersi ma l’idea di unità e il sogno di pace che erano state di Carlo Magno continuavano a vivere nei sogni di rivoluzionari, idealisti e sognatori.

Poi arrivarono  i totalitarismi e due guerre spaventose, l’Europa era distrutta, non c’erano vincitori né vinti perchè in troppi erano morti, tutti erano stati violati.

C’era solo cenere in Europa, ma sotto la cenere cova sempre una scintilla e quella scintilla era la voglia di libertà e pace che era nata grazie a uomini e donne che avevano combattutto nella Resistenza.

Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale sono in tanti a sostenere che per impedire che le eterne rivali tornino a farsi guerra occorre unirle, non con la spada come aveva fatto Carlo Magno, ma con degli obbiettivi comuni, con la cooperazione economica, con l’unità politica.

Tra questi uomini che avevano combattuto per la libertà  c’era un italiano che si chiamava Alcide de Gasperi. È lui il Presidente del Consiglio che guida l’Italia nel secondo dopoguerra, è lui che mette la faccia alla Conferenza di Pace del 1946 a Parigi.

In quella conferenza dove l’Italia si presenta da sconfitta, De Gasperi chiede clemenza ai vincitori, chiede di scindere le responsabilità degli italiani da quelle del regime fascista e chiede più cooperazione internazionale, più rispetto della libertà proprio quando la libertà torna ad essere in pericolo.

L’incubo di una terza guerra mondiale (l’Europa occidentale contro l’Europa orientale) aleggia sul continente e un ministro francese, Robert Schuman, ha un’idea. è il 9 maggio del 1950 quando Schuman convoca i giornalisti presso il ministero e presenta la sua proposta, questa: “Facendosi da più di 20 anni campione di una Europa unita, la Francia ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta, noi abbiamo avuto la guerra. L’Europa non si farà di colpo, né con una costruzione d’insieme: essa si farà attraverso delle relazioni concrete creando prima di tutto una solidarietà di fatto. Il governo francese propone di piazzare l’insieme della produzione franco-tedesca del carbone e dell’acciaio sotto un’Alta Autorità comune”.

Il 9 maggio, data della Dichiarazione Schuman, è considerata la data di nascita e festa dell’ Unione Europea.

Ma perchè quel giorno è cosi importante? Perchè la Francia, quel giorno, compie il primo passo. Dopo secoli di guerre, gelosie e rancori la Francia tende la mano a tutti gli stati Europei ma in particolare ai suoi eterni nemici tedeschi.

Cosa vuole dire Schuman alla Germania con la sua proposta? In sintesi che, se nessuno ha il controllo esclusivo del carbone, la guerra è lontana. Tra i primi ad accogliere la proposta di Schuman c’è il premier italiano De Gasperi, l’Italia accetta: con la Francia, la Germania e con i  Paesi del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo) il nostro Paese è tra i fondatori della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.

Dopo secoli di contrasti è un passo in avanti, è il primo passo di una storia che giungerà fino a noi, ma a  De Gasperi non basta, non vuole una comunità che abbia solo uno scopo economico, vuole unità politica e soprattutto militare. De Gasperi sarà un europeista convinto, lo è sempre stato da quando combatteva il fascismo. Lui, il mediatore tra la Francia e la Germania, nei pochi anni che gli restano, getterà le basi per una comunità che non produca solo acciaio e carbone. De Gasperi, l’uomo che si è preso il compito di ricostruire la dignità ferita dell’Italia, vuole un’unione di popoli, un progetto di Europa che sia “patria”, la nostra patria europa, che ci difenda dalle guerre, che impedisca altre guerre.

Ma che cos’è per noi oggi, l’Unione Europea? Se De Gasperi, Schuman e persino Carlo Magno fossero qui oggi, la riconoscerebbero? L’idea di Schuman, che con De Gasperi è uno dei “Padri Fondatori dell’Ue “, era controllare la produzione del carbone e dell’acciaio ma pochi anni più tardi, a Roma, i sei fondatori, la “Piccola Europa”, davano vita alla Comunità Economica Europea.

Da allora, tante cose sono cambiate. In quasi 60 anni si sono susseguiti Trattati che a questa “Unione di popoli” hanno disegnato la struttura. La comunità nata per tenere a bada i vecchi nemici e renderli amici adesso si chiama Unione Europea. Un territorio che, quasi come l’Impero di Carlo Magno,  si estende per 4 milioni di km2, 28 stati membri, 500 milioni di cittadini, una bandiera, un inno, un apparato politico con i suoi organi esecutivi (Commissione Europea), un Parlamento e persino un’unica moneta, l’Euro.

Cosa ha portato questo sogno nato dalle devastazioni della guerra a ognuno di noi in termini positivi e negativi? L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Ci ha regalato la libertà di viaggiare e studiare all’estero con l’eliminazione delle frontiere, un mercato interno di libera concorrenza, una serie di politiche comuni in tema di agricoltura e pesca, una banca unica che ci protegge dagli speculatori, la libera circolazione di merci, persone e capitali. Ma soprattutto l’Unione Europea si prefigge l’obiettivo di garantirci la pace, è per questo che è nata e la nostra generazione dovrebbe esserle grata anche  solo per questo: un’Europa Unita ci ha protetto dalle barbarie e dalle violenze che le guerre causano.

Ma negli ultimi anni, l’Europa si è fatta tanti, troppo nemici e la colpa, in fondo, è anche sua. L’Unione Europea è diventata sinonimo di burocrazia, oggi è simbolo  di “ce lo chiede l’Europa-ce lo impone l’Europa”. Europa è oggi sinonimo di patto di stabilità, di Eurogruppo, di Troika.  Al cittadino europeo, magari italiano, greco, spagnolo o lituano, l’Europa mostra la sua faccia peggiore perché  è un’Europa che impedisce al suo stato nazionale di agire come vorrebbe. Un’Europa che ci sorveglia, che ci “richiama”, che è lontana dal cittadino europeo che combatte contro le quote latte, contro il blocco della pesca, contro la sua età pensionabile allungata perchè “si rischia il default-sforiamo il tetto che ci impone l’Europa“.

Negli ultimi anni si assiste alla nascita di partiti anti-europeisti, addirittura di Stati che reclamano il pagamento di debiti di guerra, di vecchi rancori mai assopiti. Un’Europa assente in molti casi, che non fa nulla contro l’Isis e che lascia sola l’Italia ad accogliere migliaia di migranti che scappano dalle guerre.

Difficile pensare che i padri fondatori sognassero questa Unione Europea. Se De Gasperi fosse qui, ci ricorderebbe che l’Italia è stato uno dei fondatori dell’Unione Europea e che l’Europa è parte dalla nostra storia. Al più grande statista italiano probabilmente non piacerebbe ciò che rappresenta oggi l’UE: l’idea di apparato, di oppresione, l’idea di sistema lontano dai cittadini e dai loro problemi.

Se De Gasperi fosse qui, fosse ci ripeterebbe il discorso tenuto al Consiglio Europeo del 1951, a Stasburgo: “Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore vivificata da un organismo centrale, potrebbe anche apparire ad un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero. In questo caso le nuove generazioni, prese dalla spinta più ardente del loro sangue e della loro terra, guarderebbero alla costruzione europea come ad uno strumento di imbarazzo ed oppressione”.

Il premier italiano,  l’europeista convinto e sostenitore dell’unità dei popoli sotto la nostra “Patria Europa”, nel 1951, quando l’Unione Europea non esisteva ancora, aveva gia capito come sarebbe andata a finire.

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