«Tutti al mare! Tutti al mare!» Come faceva quella canzoncina? Ricordo che la rima era: «A mostrar le gambe chiare»

Chissà che il buon Renzie non abbia pensato a questa canzone quanto ci ha servito il balletto sulle date per le Regionali: a marzo, no ad aprile, anzi a maggio, il 17, anzi no: il 10. Facciamola finita: il 31.

Indecisione, confusione, disorganizzazione?

No.

Calcolo.

Semplice calcolo.

E un po’ di statistiche.

Indovinate un po’: qual è il primo grande ponte di fine primavera e anticipo d’estate? Non sarà mica quello tra il 30 maggio e il 2 giugno?

E ditemi: nel popolo degli elettori qual è la parte più tradizionalmente affezionata e fedele al diritto/dovere di voto? Non sarà mica quella di Centrosinistra?

E un’altra cosa: sempre nel popolo degli elettori qual è la parte che strizza l’occhiolino all’astensionismo specie se si dà l’occasione (e il portafoglio) per un bel weekend prolungato? Non ditemi che è quella di Centrodestra!

Ed ecco che il gioco è fatto e spiegato: Renzie non vuol rischiare.

Ha fatto troppo il ducetto con la sua maggioranza, ha fatto troppo il ducetto con il suo Partito. Non può rischiare una debacle. Non può allontanarsi troppo dal 41% dell’Europee di un anno fa. Presterebbe il fianco ai suoi detrattori, soprattutto ai Giuda (neanche tanto segreti) che si coltiva in casa o ai cesaricidi che non vedono l’ora di pugnalarlo.

Dunque: niente “idi di marzo”. Si vota l’ultimo di maggio.

Con buona pace di Grillo e Berlusconi. Ma, soprattutto, con buona pace dei tanti operatori turistici, hotels e ristoranti che sui quei giorni già nutrivano speranza di lauti guadagni.

Niente vacanze. Niente economia da far girare.

Si resta a casa.

Si va a votare.

Per la ripresa, c’è tempo.

In fondo, come cantava Bennato, “sono solo canzonette”.

LASCIA UNA RISPOSTA