Gesù ci dice “ama il tuo prossimo come te stesso” e “non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te”, queste due espressioni di poche parole racchiudono, a mio avviso, la vera essenza della vita. Molti libri e molti studi sono stati fatti su queste piccole frasi.Noi, che siamo umani, abbiamo bisogno di trovare fiumi di parole per capire i messaggi di Gesù. Ci facciamo mille domande e mi chiedo se questo non ci allontani dal messaggio puro e semplice che Lui ci voleva trasmettere: “Amatevi gli uni con gli altri.”.

Ho letto che alcuni psicologi hanno fatto studi scientifici per capire perché alcuni uomini siano più sereni se fanno volontariato. Mi ha sorpreso il tipo di studio, perché non ritenevo che il volontariato nella sua essenza potesse essere oggetto di ricerche, ma leggendo l’abstract ho capito che la mente contorta dell’uomo può ridefinire il semplice messaggio di Gesù. Il volontariato si può fare per mille motivi, per egocentrismo, per poter avere risonanza sociale, per poter trovare lavoro, o avere sgravi fiscali, e ho temuto che in questa ricerca l’amore incondizionato verso gli altri non fosse stato proprio considerato. Invece è considerato, ma purtroppo è l’aspetto più piccolo o meglio quello che per gli uomini è il più difficile da cogliere.

Penso che questo sia molto triste e non so se sia più triste che chi riflette sull’animo umano cerchi sempre la parte negativa oppure che amare è per l’uomo un sentimento più difficile di quello che si pensa.

Io credo che esistano persone predisposte ad aiutare gli altri in maniera incondizionata. Penso che aiutare gli altri sia la cosa più bella che si possa fare, ti rende felice e dopo sei “maestro di te stesso”, impari a modellare la tua vita.

Io ho sofferto molto da piccolo e l’amore incondizionato dei miei, unito alla professionalità di gente che svolgeva il proprio ruolo con saggezza, hanno cambiato la mia vita. Da quando me ne sono reso conto, ho sempre voluto ricambiare questo dono ricevuto.

Questo è quello che mi da la forza di inseguire i miei sogni, l’idea che raccontando di me qualcuno possa avere un po’ di speranza. Poter raccontare di me con umiltà per stimolare tutta la società ad avere meno pregiudizi. Io posso fare poco perché sono un ragazzo che ha l’autismo, ma ho il dono di poter vivere studiando e scrivendo, e attraverso questi strumenti portare consapevolezza che possiamo avere una vita migliore. Questo mio sogno mi aiuta ad amare tutti e ad amare la vita.

 Credo che, se tutti mettessero a disposizione le proprie abilità per aiutare chi è in difficoltà, potremmo costruire un’umanità più felice, consapevole del valore dell’amore.

Carlo Ceci Ginistrelli


 

[ foto Stockvault ]
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Carlo Ceci Ginistrelli
Presentazione poco presentata! Pensare di presentarmi mi sorprende! In genere sono presentato o da scartoffie o da qualcuno che riesce ad usare la voce e il mio compito è di testimoniare chi sono. Quindi sono in confusione. Vi dico solamente che mi chiamo Carlo Ceci Ginistrelli, sono andriese e sono fiero di esserlo, e che sono nato il 3 aprile 1993 . Il resto questa volta lo scoprirete strada facendo.

1 COMMENTO

  1. Quando scrivi che puoi fare poco non consideri, forse, che stai facendo molto più di quanto immagini. Leggendoti in queste poche righe considero invece quanto la tua prospettiva di visuale sia produttiva e fondamentale per quanti ne colgono la profondità o per quanti (come me) siano alla ricerca di una strada in cui convogliare positivamente le proprie “abilità”, isolando e soffocando le tentazioni di vanità che il nostro sistema malato offre come condizione indispensabile.
    Ti saluto con tutta la mia ammirazione ed il mio grazie.

    Tommaso

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