Il ministro Tria, paziente che Giobbe gli fa un baffo, ha cominciato dall’abc dell’economia, foglio bianco, pennarello e disegnini, come un maestro al primo giorno della prima elementare: ma i Dioscuri del Cambiamento non ci capiscono niente lo stesso!

Caro Direttore,

guardo il professor Tria, ministro del Tesoro e, chissà perchè mi viene in mente “Special Forces, Liberate l’ostaggio”, il film francese di Rybojad girato nel 2011. Ma non mi pare che abbia voglia di restare a lungo ostaggio, il tranquillo economista di Tor Vergata, precettato da Mattarella per evitare che la Cassa finisse in mano al professor Savona, autorevole economista anche lui, ma con il vizio di non amare l’euro, cioè di non amare i nostri creditori. I grillini e i leghisti, cioè Di Maio e Salvini che pensavano di fare il comodo loro col prestanome Tria, si trovano in casa quello che considerano un “nemico”. E non capiscono, analfabeti di economia come sono, che il povero ministro, con il suo rigore, salva dal disastro l’Italia e anche loro. Si può capire la delusione dei Dioscuri del Cambiamento, con la ruota di scorta del premier Conte. Si può capire: pensavano di fare un governo della spesa, latte e miele per tutti, pensioni e stipendi per tutti, di cittadinanza si capisce. Basta austerità, basta vincoli di bilancio europei, e chi se ne frega dello spread e dei mercati e della Merkel e di Bruxelles. Chi se ne frega! A noi!

Il ministro Tria, paziente che Giobbe gli fa un baffo, ha cominciato dall’abc dell’economia, foglio bianco, pennarello e disegnini, come un maestro al primo giorno della prima elementare. Abbiamo un debito di 2.323 miliardi di euro. Abbiamo assunto con l’Unione Europea l’impegno di non sforare il bilancio annuale oltre il 3 per cento; anzi abbiamo l’obbligo di ridurre il debito per il fututo dei nostri figli, meglio stare allora attorno al 1,6 per cento di sfondamento. Poi ha spiegato a Di Maio, in particolare, che i Mercati non sono le bancarelle di Posillipo, ma dei signori senza volto (anche cittadini italiani) che comprano il nostro debito a interesse variabile, a seconda di come va la nostra economia. Sale lo spread, salgono gli interessi, sale il debito. Di Maio fa sì con la testa, come i ragazzetti che temono un ceffone, e poi ricomincia con le sue priorità: innanzitutto il reddito di fancazzeggio, non gli investimenti per il lavoro. E se l’allarme-debito sale, lui telefona a Salvini che, prontamente dà la colpa a Soros, che il suo amico Orbàn ha cacciato dall’Ungheria.

Ora, il nostro Tria-Giobbe, quando esaurisce il fiato che ha nei polmoni, fa con la testa un leggero movimento che equivale a un “vaffa”, silente e gentile: perchè, come diceva Totò, ogni pazienza ha un limite e ogni limite ha una pazienza. Due giorni fa, per la decima volta circa, è andato da Conte a far presente la situazione. Il vice premier dei suoi vice l’ha rassicurato, per la decima volta circa. Ora chi conosce la storia di Giobbe sa che il profeta, pur massacacrato da Dio in persona, ad ogni nuova piaga lo ringraziava, perchè considerava preziosa l’attenzione di Dio nei suoi confronti, anche se in forma di piaghe. Io non so quanto Tria consideri, le rotture quatidiane, prezione attenzioni dei due Dioscuri a giorni alterni. Credo che abbia finito di ringraziarli il giorno dopo la nomina a ministro. Credo che, di questo passo, non si porrà come il profeta davanti all’Eterno. È più probabile che, facendosi un po’ gialloverde anche lui, li manderà a quel paese con la banda.

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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

1 COMMENTO

  1. “Accumulava pazienza come fosse polvere da sparo. Nessuno se ne accorse fino al giorno dell’esplosione”. Tocca sperare che la pazienza di Tria sia più forte di quella di Giobbe.

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