Terzo giorno

Bisogna fare delle scelte: il Museo Egizio non si può perdere, ma meritano anche la Pinacoteca Reale, il Museo di Palazzo Madama, il GAM (Galleria civica d’Arte Moderna) il Museo delle Scienze Naturali, il Museo di Arte Orientale e, udite, udite, il Museo del Risparmio.

Nel Museo Egizio, appena riaperto dopo anni di ristrutturazione, sarete avvolti dal fascino di una civiltà antica e incredibilmente attuale per le sue intuizioni che hanno anticipato di millenni il nostro progresso.

01_museo_egizio_torino_-_fossile_umano_2Un corpo mummificato naturalmente per l’azione della sabbia del deserto

Mummie, sarcofagi, papiri a volontà, ordinati in ordine cronologico, dalle epoche più antiche ai primi secoli dopo Cristo, tombe riprodotte fedelmente, il tempio di Ellesjia e la Galleria dei Re, dove sarete atterriti e affascinati dalla statua della dea Sekhmet, metà donna e metà animale o colpiti da metus reverentialis a fronte della gigantesca statura del dio Amon, il Zeus egizio, che, da seduto, è ben più alto del pur grande faraone Tutankhamon, che è in piedi, ma un passo dietro la divinità.

IMG_4398_2                                                      Il Dio Amon, seduto, e il faraone Tutankhamon

Due note attirano la curiosità del visitatore. La prima è tratta da una didascalia che spiega il concetto di “heka” che noi traduciamo in senso dispregiativo con “magia”, ma che gli Egizi intendevano come energia primordiale impiegata dagli dei per creare il cosmo e mantenerlo in equilibrio tra caos e disordine. Di “heka” erano dotati, in misura diversa, le divinità, ma anche gli uomini e in forza di tale energia vitale era loro possibile attraversare e gestire le situazioni di crisi (nascita, malattia, morte). È per questo che gli Egizi munivano il sarcofago di tutto ciò che sarebbe servito al defunto nella sua vita futura: dal cibo agli attrezzi da lavoro (e qui si consiglia di sostare a lungo nella stanza dedicata alla tomba “a mastaba” dell’architetto Khan e sua moglie Merit, una delle poche al mondo ritrovata integra).

IMG_4375_2                                                       Un sarcofago antropomorfo

La seconda chicca: un papiro, lungo decine e decine di metri, riportante integralmente il Libro dei morti. È in ottimo stato di conservazione ed è interamente illustrato. L’occhio si ferma sul riquadro raffigurante la “psicostasìa” ovvero “la pesatura del cuore”: per gli Egizi, il giudizio post mortem si giocava sul “peso del cuore” di ognuno di noi. Ce n’è abbastanza per fermarsi a riflettere…

IMG_4381_2La psicostasia: particolare dal papiro del Libro dei Morti

Se però siete stanchi, lasciato il Museo, a due passi, in via Lagrange, trovate “Gobino”, una delle migliori rivendite di cioccolatini della città. Se, invece, avete voglia di gelato, tappa obbligatoria al “Caffè Florio”, in via Po.

Oppure potete raggiungere i piedi della collina, oltre il Po, e con la funicolare salire a Superga: potrete ammirarvi la Cupola del solito Javarra, godere di una vista mozzafiato e magari onorare le tombe dei caduti del Grande (e sfortunato) Torino … oltre che dei Savoia, naturalmente.

 IMG_4506_2Il centro di Torino, visto dalla Mole Antonelliana: sulla sinistra, si vede il nuovo grattacielo di Renzo Piano

Quarto giorno

Il nostro viaggio giunge al suo giorno finale. Non tutto sarebbe possibile vedere e così proponiamo due tappe, una in città e l’altra fuori: a voi la scelta.

Non si può lasciare Torino senza essere saliti sulla Mole Antonelliana, che dall’architetto Antonelli era stata progettata per essere una sinagoga e che è ancora oggi l’edificio più alto d’Italia, dopo esser stato il più alto d’Europa (ma a Torino, lo scorso 12 aprile, si è inaugurato il grattacielo di Renzo Piano, alto 166m: 1,5 in meno della Mole).

IMG_4254_2                                                 La cupola piramidale della Mole Antonelliana

Prima di prendere l’ascensore, per salire sull’altissima e tipica cupola piramidale, lasciatevi incantare dal Museo del Cinema, oggi ospitato all’interno della Mole. Torino è davvero la capitale del Cinema (basti citare il “Cabiria” dannunziano, che fu girato negli stabilimenti sulla Dora Riparia e nelle Valli di Lanzo e costò più di 1.000.000 di lire: venti volte di più della spesa per un normale film dell’epoca) e il Museo vi condurrà passo passo nella storia della “settima arte”.

IMG_4494_2Una veduta interna della Mole che oggi ospita il Museo del Cinema

A proposito: adiacente alla Mole, sorge anche il Museo della Radio (nata a Torino, quando ancora si chiamava URI, nel 1924) e della Televisione e di fronte sono partiti i lavori per la realizzazione di un Museo di Internet. In altre parole: una vera e propria “cittadella della comunicazione” nell’arco di pochi passi.

Il tempo è tiranno. Bisogna incominciare a pensare al viaggio di ritorno a casa. Prima, però, come ultima tappa, proponiamo le magnificenze di Venarìa Reale: come dice il nome, un’altra residenza di caccia dei Savoia, pensata con tale magnificenza da essere, a un certo punto, rimasta incompiuta (una delle due ali non sarà mai realizzata, nonostante i vari architetti che si sono succeduti nella direzione dei lavori).

IMG_4463_2Venarìa Reale vista dai giardini interni: evidente il contrasto tra la facciata bianca e quella in mattoni rossi, rimasta incompleta

Venarìa Reale merita una visita, se si vuole approfondire la storia dei Savoia, se si vogliono ammirare i suoi spettacolari ambienti (ma gli arredi, pur d’epoca, non sono originali), se si vuole restare a bocca aperta davanti al “Bucintoro”, la barca da parata dei Savoia, riprodotta a imitazione di quella dei Dogi veneziani.

IMG_4442_2Il Bucintoro

Se poi a Venarìa ci andate a maggio, allora la bellezza del suo immenso giardino alla francese e della recuperata Peschiera vi sorriderà tra il profumo delle rose.

… E vi farà definitivamente dimenticare il mito della “città operaia”.

(Leggi la prima parte)

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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