Picasso raccontò la guerra in Guernica. Delacroix ci ha mostrato la Rivoluzione francese nelle sue opere. Nei quadri dei futuristi dirompe la potenza della rivoluzione industriale. Cosa racconta invece la nostra arte? Se vuoi scoprirlo, le gallerie torinesi sono una tappa obbligatoria

GAM

Percorrendo via Magenta la noterai subito: è quella struttura dall’architettura irregolare a forma di L. Entrando potrai godere della bellezza delle opere di Modigliani, Paul Klee, Pistoletto, e di tanti altri protagonisti del ‘900

Education

La GAM è stata una delle prime gallerie in Italia a puntare sulla formazione. Guarda il calendario: è fitto di laboratori e incontri per adulti e bambini

Primo pit stop: refresh?

Cosa c’è di meglio di una pausa tra il verde? Lungo Corso Mediterraneo ti imbatterai in un giardino. Quello che a prima vista sembra un parco come tanti, in realtà contiene un’installazione di Giuseppe Penone, uno dei protagonisti dell’arte povera. Si tratta dell’Albero-Giardino, galleria a forma di albero disteso, che puoi percorrere dimenticando per un po’ il frastuono cittadino.

FONDAZIONE MERZ

Raggiungi, ora, Via Limone 24, percorrendo Corso Peschiera e via Pollenzo. L’edificio bianco che vedi sulla tua sinistra è la Fondazione Merz, sulla cui cima noterai subito una grande scritta colorata. Seguendo quel flusso di parole, ti troverai davanti a un ingresso industriale

Una centrale termica?

Proprio così! La Fondazione nasce nell’ex centrale termica delle officine Lancia. Dall’energia termica a quella creativa. Un edificio di 3000 metri quadrati in cui poter leggere il racconto dell’arte contemporanea, inserito in un luogo simbolo della Torino industriale degli anni ’30.

1,1,2,3,5,8,13

La riconoscete? È la sequenza di Fibonacci a cui il padre dell’arte povera, Mario Merz, ha dedicato una serie di opere. La fondazione custodisce tutti i suoi lavori e quelli di sua moglie Marisa. Non solo: gli spazi ospitano mostre personali o collettive, in cui grandi artisti dialogano con le opere del maestro

Secondo pit stop: dove sono?

Se hai perso l’orientamento, non disperare. L’Igloo di Mario Merz collocato all’incrocio tra Corso Mediterraneo e Corso Lione ti indicherà la rotta. L’Igloo, allegoria dell’abitare, si trova in una vasca d’acqua ed è formato da lastre di granito su cui sono applicate scritte al neon dei quattro punti cardinali.

FONDAZIONE SANDRETTO

La Fondazione Sandretto si trova in via Modano 16, una traversa di Corso Lione. La vedi quella siepe a forma di bicicletta? Ecco, ci sei!

Una valanga di premi

Sempre attenta alle nuove tendenze, Patrizia Sandretto ha reso la Fondazione un luogo dove vivere le nuove frontiere dell’arte, collezionando negli anni un gran numero di premi. Obbligatorio fermarsi a visitare la sua galleria!

Area esposizioni, auditorium, project room

Nata dalla riqualificazione dell’ex Fergat, la Fondazione si sviluppa in spazi grandi, dedicati a differenti attività. Non solo mostre d’arte, ma anche concerti, spettacoli e dibattiti. Camminando tra le sale potrai avere una visione a 365 gradi del panorama artistico. E se hai voglia di un caffè, fai un salto nella suggestiva caffetteria, realizzata dall’artista americano Rudolfh Stingel.

CONSIGLI

– Tieni d’occhio i siti e gli account social delle gallerie.

– Portati dietro fogli e penna: potrebbe interessarti il lavoro di un emergente artista bielorusso dal nome impronunciabile.

– Fermati nei bookshop: sono pieni di libri particolari e oggetti di design.

CONDIVIDI
Articolo precedenteSe il Manifesto di Ventotene lo avessero scritto oggi
Articolo successivoL’architettonica ebbrezza di Agostino
Roberta Falcone
Cullata dalla laguna veneziana per quattro anni, mi sono nutrita di arte e giochi di luce riflessa. Mi sono laureata in Arti visive e dello spettacolo dove ho avuto modo di assaggiare nella teoria e nella pratica tutte le espressioni artistiche, dal teatro, al cinema, all'arte, alla fotografia. Da sempre spinta da una forte curiosità, cerco di seguire le tendenze e le controtendenza del mondo artistico contemporaneo, in relazione ai mutamenti sociali, nella speranza poi di costruire e condividere una mia visione del mondo.

LASCIA UNA RISPOSTA